Posts Tagged ‘Han Han’

Han Han (non) rappresenta la Cina?

aprile 8, 2010

Han Han più influente di Obama? Per ora sì, mentre si continua a votare nel sondaggio indetto da Time Magazine per stilare la classifica delle cento persone più influenti nel mondo – per quanto questo genere di classifiche possa avere un senso.

Il popolo della rete cinese, ovviamente, ce la mette tutta per far salire il giovane blogger-scrittore-pilota. Di sicuro il personaggio più “influente” e trasversale  nell’opinione pubblica in Cina oggi. Lui intanto, come al solito, non si monta la testa e commenta – in un post da non perdere – “Mi chiedo spesso quale sia stato finora il contributo che ho dato a questa società, piena zeppa di ‘parole sensibili‘ Forse, alla fine di tutto, ho contribuito ad aggiungere un’altra parola sensibile e cioè il mio nome. Tutto qua.”

Mentre cerco di mettere insieme qualche contributo interessante, segnalo questo simpatico sondaggio lanciato sul sito del Quotidiano del Popolo. Non potendo non parlare della notizia, dato che il personaggio è un “argomento sensibile” , ecco come affrontano la questione (ho tradotto la seconda domanda, la più interessante):

Ritieni che Han Han possa rappresentare la Cina?

  • Assolutamente no
  • Solo in parte
  • Non so

Sempre considerato quel che può valere un sondaggio, ovviamente…

Annunci

Han Han su Google.cn

gennaio 15, 2010

Han Han (1982) campione di rally, scrittore, blogger è una delle figure giovanili più in vista nella Cina contemporanea, apprezzato oltre che per i suoi successi anche per i suoi attacchi irriverenti contro l’establishment. Southern Weekend (Nanfang Zhoumo) e Asia Weekly (Yazhou Zhoukan) lo hanno eletto persona dell’anno nel 2009. Il suo blog, aperto nel 2006, è da qualche anno stabilmente fra i cinque più seguiti in Cina (le ultime statistiche parlano di punte superiori ai 300 milioni di visitatori). Il suo post di oggi, 15 gennaio, è il terzo più letto fra tutti i blog ospitati su sina.com, ne traduco la parte in cui parla dei fatti recenti che riguardano Google.

Molte persone mi chiedono che cosa penso della possibilità che Google lasci la Cina. Quando Google copiò le opere di scrittori cinesi per inserirle nella propria biblioteca on line, alcuni giornalisti mi chiesero che cosa pensassi del fatto che i miei libri venissero resi leggibili gratuitamente on line – con 60 dollari di compenso per chiudere la cosa – senza la mia autorizzazione. Io dissi che se davvero facevano così, allora capivo per quale motivo non riuscivano a conquistare il primo posto nel mercato cinese. Appena tornato a casa, andai su internet e mi resi conto che in realtà avevano messo soltanto l’indice del mio libro. Solo allora compresi sul serio perché non riuscivano a imporsi sul mercato cinese con il loro motore di ricerca: c’era troppa gente che lo utilizzava.

Che Google lasci o meno il mercato cinese, la mia opinione sulla questione a quanto pare rimane inusuale. Quel che non mi torna è che secondo un sondaggio condotto da un sito internet, il 70% degli internauti cinesi non supporterebbe Google nella sua iniziativa contro il governo cinese per togliere i filtri sulla ricerca. Uno legge i risultati dei sondaggi fatti da siti governativi e si accorge che quasi sempre la sua opinione è opposta a quella più diffusa. Ci si sente quasi come quelli della generazione post-90, sempre in controtendenza. Sono questi i siti che andrebbero chiusi. Perché posso tollerare che che il nero diventi grigio, che il bianco diventi giallino, però non che si confondano del tutto bianco e nero!

Se Google lasciasse la Cina, a dannarsi più di tutti dovrebbero essere molti scrittori. E non lo dico perché penso che gli scrittori siano un’avanguardia o abbiano la capacità di intuire gli umori della società – non si occupano mai delle restrizioni alla libertà d’espressione e anche se il ministero della cultura dovesse schermare una metà buona delle parole della lingua cinese, con le parole che rimangono riuscirebbero benissimo a incensare questo o quell’altro. Ciò che invece più li tormenta è che, sapendolo per tempo che Google se ne andava, avrebbero accettato quei 60 dollari. E sono convinto che sarebbe stato l’introito più grosso dal copyright sui testi elettronici per tutti gli scrittori cinesi. Per non parlare poi di chi ne voleva 40 in più.

__________

Per un quadro generale della vicenda consiglio questo post di Gianluigi Negro.