Archive for the ‘Società Civile’ Category

Shanghai, intorno allo studio di Ai Weiwei

novembre 7, 2010

Shanghai, amici di Ai Weiwei circondano il suo studio che dovrebbe essere demolito a breve. La giornata si è conclusa con una grande festa, senza l’intervento della polizia. Ai Weiwei intanto pare sia ancora agli arresti domiciliari, staremo a vedere cosa accadrà nei prossimi giorni. Altre foto di zola.

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Wan Yanhai lascia la Cina

maggio 10, 2010

Wan Yanhai, attivista nella lotta all’AIDS, ha lasciato la Cina e rimarrà negli Stati Uniti con la sua famiglia. Troppe pressioni e intimidazioni da ambienti governativi l’hanno portato a questa decisione. Molti hanno espresso solidarietà su twitter. Altri l’hanno accusato di abbandonare la lotta per cercare rifugio fra braccia straniere. Zeng Jinyan, moglie di Hu Jia – altro attivista anti AIDS in carcere dal 2008 – oggi salutava in questo modo (@zengjinyan)

Ho appena saputo che Wan Yanhai è andato in esilio negli Stati Uniti con tutta la famiglia, sono scioccata. Ho subito provato a chiamare lui e sua moglie, ma niente da fare. Piango, il volto mi si è riempito di lacrime. Da un lato auguro loro tutta la felicità e la libertà possibili, dall’altro sento che è proprio difficile da accettare.

Ivan Franceschini, su Cineresie.info, racconta come sono andati i fatti.

Pechino: artisti protestano in strada vicino a Tiananmen

febbraio 23, 2010

Oggi c’è stato il corteo più cazzuto della storia dell’umanità! Sei persone, tre striscioni, una videocamera, un registratore, un twitterer, un coordinatore, hanno camminato sulla strada più larga che c’è, nessuno dei media era invitato alla festa… ma tutto il mondo saprà quel che è accaduto! [Ai Weiwei]


Tutto è cominciato alle due di notte di ieri, lunedì, mentre a Pechino ci si preparava per ritornare al lavoro dopo le feste per il capodanno.

Alla Zhengyang Creative Art Zone, nel distretto di Chaoyang (Pechino est), gli ultimi artisti rimasti dormono al gelo nei loro studi. Abusivi. Il 26 novembre scorso è arrivato lo sfratto da parte dei proprietari. Otto giorni di tempo per andarsene. Il 5 dicembre vengono tolti corrente e riscaldamento. Devono iniziare le demolizioni per la costruzione di un nuovo quartiere. Alcuni se ne vanno, ma le alternative non sono molte: altri distretti artistici, come lo 008 International Art District, stanno affrontando problemi simili. C’è chi invece è deciso a resistere. Molti hanno contratti in leasing che scadono dopo l’estate, gli studi stanno per diventare di loro proprietà. La rottura del contratto da parte dei proprietari darebbe loro diritto a un risarcimento, ma nessun ente governativo sembra disposto a tutelarli in modo possano rivalersi sui proprietari.

Da tre mesi passano le notti al freddo, senza luce, riscaldamento, acqua calda. Si alternano in turni di guardia. Temono i ladri di opere d’arte, come quelli che hanno portato via quadri per circa un milione di yuan lo scorso gennaio. Temono soprattutto i picchiatori assoldati dai costruttori che possono arrivare armati di mazze, come è già capitato. Infatti alle due di notte gli sgherri arrivano, stavolta menano forte, senza pietà. All’alba arriva la polizia e poco dopo anche Ai Weiwei, uno degli artisti cinesi più noti al mondo in questo momento, certamente il cittadino più attivo nella nascente società civile cinese.

E’ il primo dopopranzo in Cina, e colui che all’estero qualcuno ha ribattezzato come “il rivoluzionario con il cellulare” inizia il suo report in diretta via twitter (@aiww). Gli artisti si riorganizzano, la rabbia è irriducibile: dopo la truffa e l’abbandono da parte di tutti, sono arrivate anche le botte. Alle 15 decidono di marciare verso il centro della città per protestare. Sono in pochi, meno di dieci persone, scrivono su dei teli bianchi: “i diritti dei cittadini”.  Non si curano nemmeno di avvertire troppi media. Gli unici report reperibili in rete nelle ore successive vengono dai tweet e dalle foto postate in diretta su twitpic. Alle 16 sono su Chang’an Jie “avanziamo gridando i nostri slogan” scrive Ai Weiwei. Chang’an Jie non è una strada qualunque di Pechino, è La strada. Chi la percorre verso il centro della città arriva a Tiananmen. Sono 21 anni che un corteo non la attraversa.

Sia chiaro, non esistono paragoni possibili con il movimento del 1989. Il gesto di questi sei “disgraziati” col telefono e la macchina fotografica è nato e si consumerà in un momento. E’ un moto di rabbia di chi ha poco da perdere ma ha anche la dignità e la capacità di lanciare messaggi che hanno gli artisti.

Riescono a fare 100 metri, non di più. Poi vegono circondati dalla polizia, alcuni fanno resistenza, la tensione si alza eppure tutto si risolve in poco tempo, mezzora o poco più. In questi casi sono le stesse forze dell’ordine che cercano di non ingigantire ciò che sta accadendo. A bordo strada i manifestanti vengono fermati, il traffico prosegue con una lieve deviazione. Nessuna tv era presente, pochissimi reporter.

Ma in rete tutto è stato registrato, in tempo reale. Molti, fra la sparuta élite – circa 10.000 – di utenti cinesi che conosce e usa assiduamente twitter aggirando il blocco dei server, non nascondono l’eccitazione.

A sera, dal computer di casa, Ai Weiwei, infaticabile, continua ad aggiornare i suoi tweet ripensando alla giornata, alla mobilitazione fulminea, all’esiguo numero dei partecipanti, alla portata simbolica del gesto, all’emozioni di essere stati lì: “Quanto tempo che non ci vedevano, mia Chang’an Jie”.

p.s. Qui le foto, da vedere! In attesa di qualche notizia in più dalla stampa, vi rimando al primo giornale in lingua inglese che ne parla, Global Times.

Condannato anche Tan Zuoren

febbraio 16, 2010

L’appello di Liu Xiaobo alla sentenza che il 25 dicembre scorso lo ha condannato a undici anni per “incitamento alla sovversione dell’ordine statale” non è stato accolto e la sentenza è stata confermata giovedì scorso, 11 febbraio, dalla Prima Corte Popolare Intermedia di Pechino. Qualche giorno prima, a Chengdu – nella regione del Sichuan devastata dal terremoto il 12 maggio 2008 – un altro tribunale condannava Tan Zuoren a 5 anni di carcere, con la medesima accusa: “incitamento alla sovversione dell’ordine statale”. Nel passato di entrambi la macchia indelebile di Tiananmen, 4 giugno 1989. Liu Xiaobo era fra gli studenti in quei giorni, con il megafono, e non ha mai smesso di ricordare quegli eventi, fino a proporre due anni fa Carta 08, manifesto per una nuova Cina democratica. Tan Zuoren invece non prese parte alle manifestazioni di piazza, ma negli ultimi anni si era attivato per ricordare e divulgare i fatti di quei giorni. Ogni sua iniziativa, articolo, email sono stati registrati dalla magistratura e usati contro di lui nelle motivazioni della sentenza del tribunale.

Ma tutti quelli che seguono il caso, in Cina e all’estero, sanno che Tiananmen centra poco con la condanna inflitta a Tan. Il suo essere cittadino attivo, informato, attento, l’aveva portato a condurre un’inchiesta parallela sui crolli delle scuole durante il terremoto del 2008 nei dintorni della sua Chengdu. Aveva proposto di aprire un database dove registrare tutti gli studenti morti nei crolli. Assieme ad altri aveva realizzato un video, “Una inchiesta di cittadini”, impietosa denuncia di un sistema corrotto che aveva permesso la costruzione di scuole fragili come il tofu. Tan Zuoren era un semplice cittadino che conduceva un’inchiesta ed è stato trasformato in un calunniatore, in un “dissidente” legato a cospiratori residenti fuori dalla Cina. In questa sentenza c’è tutta l’infamia di un potere fragile, che condanna una suo cittadino assetato di giustizia ma non ha nemmeno il coraggio di scrivere chiaramente quali sono i reali motivi della condanna. Infatti, a leggere la sentenza, ci si accorge che il suo attivismo per ricostruire la verità e accertare le responsabilità dei crolli delle scuole viene citato soltanto marginalmente, mentre tutta la colpa viene addossata alle sue posizioni rispetto alla vicenda Tiananmen.

In molti sono stati vicini a Tan Zuoren in questi mesi. Ai WeiWei – protetto per ora dalla suo essere una personalità artistica internazionale  – ha seguito il processo da vicino, ha cercato invano di fornire la sua testimonianza, ma è stato picchiato dalla polizia che ha fatto irruzione nel suo albergo prima dell’udienza dell’agosto 2009.

Stando ai tweet dei presenti, uscendo dall’aula Tan Zuoren avrebbe commentato: “Essere imprigionato per il bene del mio popolo è per me un onore”. Seguono i capi d’accusa. L’intera sentenza si trova tradotta su chinageeks.

L’imputato Tan Zuoren ha espresso insoddisfazione nei confronti del modo in cui il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ha trattato “l’incidente del 4 giugno [Tiananmen, 1989, ndt]” e nel corso degli anni, sotto varie forme, ha preso parte al cosidetto “movimento per la memoria dei fatti del 4 giugno”. Il 27 maggio 2007 ha redatto il testo “1989: testimonianze dell’ultima bellezza, il diario dalla piazza di un testimone oculare” abbreviato “Diario dalla piazza”. Ha inoltre provveduto a diffondere il documento attraverso la rete in siti come “Torcia della libertà” e altri. In questo testo Tan Zuoren ha prodotto una descrizione distorta e calunniosa di come il Comitato Centrale del Partito ha trattato gli incidenti del 4 giugno. Poco tempo dopo la pubblicazione, Wang Danli, soggetto ostile residente all’estero, ha preso contatto con Tan Zuoren attraverso posta elettronica per sostenere l’iniziativa e per fornire materiale di propaganda riguardo agli incidenti del 4 giugno.

Il 4 giugno 2008, l’imputato Tan Zuoren, insieme ad altri dei suoi, ha donato sangue in un centro di raccolta in piazza Tianfu a Chengdu per commemorare gli incidenti del 4 giugno, in quell’occasione ha inoltre effettuato un’intervista telefonica con il network straniero “Sound of hope”. Dal novembre 2008 Wang Danli ha fornito più volte materiale di propaganda sugli incidenti del 4 giugno. Il 10 febbraio 2009 l’imputato ha spedito via email a Wang Danli il testo “Proposta di iniziative per la commemorazione dei 20 anni dagli incidenti di Tiananmen” nel quale proponeva, in occasione dell’anniversario del 2009, “la donazione di sangue da parte di tutti i cinesi nel mondo” per commemorare il 4 giugno. Nel 2008 dopo il terremoto del Sichuan il 12 maggio, molte volte Tan Zuoren si è fatto intervistare da media stranieri e ha tenuto svariate discorsi pubblici gravemente infamanti per l’immagine del Partito e del Governo. Il 27 marzo 2009 è stato assicurato alla giustizia dalle forze di polizia.

Generazione 80, sono arrivati!

febbraio 9, 2010

editoriale di Dai Zhiyong, Nanfang Zhoumo 3 feb 2010.

Compaiono per la prima volta come la “nuova generazione di lavoratori migranti” nel Documento No. 1 appena pubblicato dal Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese. Oppure compaiono come i “cinque milioni di giocatori di World of Warcraft” nel film War of Internet Addiction, realizzato a budget zero e capace di reggere il confronto con Avatar o Confucio.

Sono la generazione post-80. E nel 2010 vanno verso i trent’anni.

Sicuramente avrete già scorto una differenza: “lavoratori migranti della nuova generazione” è una definizione data da altri, ma “giocatori di World of Warcraft” è una definizione che hanno scelto loro stessi. Dalla passività all’azione: un chiaro segno di raggiunta maturità. “Siamo dei giocatori di World of Warcraft” è il grido che risuona dentro a questo film da cui si deduce la ricerca di un senso d’appartenenza nel mondo da parte dei giovani di questa generazione. Non implorano che le loro richieste vengano attuate ma si battono attraverso la resistenza e la critica contro coloro che detengono il potere. E stanno mostrando alla società dominante il valore del gioco libero e della competizione leale.

Trent’anni per ricostruire una nazione, trent’anni di crescita selvaggia. Alla fine loro sono arrivati. Con uno spirito critico e una vena artistica sorprendenti sono balzati alla ribalta nella Cina odierna. Sono una massa di centinaia di milioni di persone, Han Han non è più solo. Attivissimi in rete e sempre sul posto quando accadono fatti scottanti, cercano di riportare la verità degli eventi, lottano per l’equità sociale. Hanno cominciato a dire la loro sulla realtà odierna ad alta voce, con parole ragionate, responsabili, pungenti. Questa generazione di giovani darà sicuramente nuova energia alla Cina dei loro predecessori.

Non sono, ovviamente un corpo unico. Ci sono i figli dei ricchi e i figli dei poveri. Così come i figli dei quadri che, con le spalle coperte dai padri e una vita liscia e scorrevole, si dirigono verso un qualche incarico governativo. Ci sono poi i giovani laureati che hanno trovato un normale impiego in azienda o nei servizi, coloro insomma che vengono individuati come la classe media, o il “popolo delle formiche nelle umili dimore (woju yizu)”. Loro siamo anche noi, i nostri  fratelli e sorelle minori, vicini di casa, colleghi, apprendisti. Sebbene abbiano mestieri differenti e si inseriscano in strati sociali diversi, sono tutti ugualmente cresciuti nell’era delle riforme, lontano da ogni prospettiva utopica, accomunati da un comune vigore e da un sistema di valori condiviso. Questa generazione non patirà campagne contro la destra, o i tre anni della grande carestia, la Rivoluzione Culturale, o l’esser mandati al lavoro nelle campagne; e nemmeno i drammi personali nati dal sospetto o dalla rottura con i padri. Molti di loro sanno ben poco oramai della “letteratura delle ferite (shanghen wenxue)” il loro ambiente naturale sono casomai le riforme e l’apertura. In una Cina il cui cambiamento è divenuto ormai evidente la loro natura ha subito poche costrizioni e i loro ideali sono tutt’altro che incorporei. Ed è proprio l’esser cresciuti in una Cina diversa da quella in cui hanno tribolato i loro padri che fa sì che essi siano meno disposti a tollerare le ingiustizie. E’ assente, in loro, l’apatia della rassegnazione.

Quel War of internet addiction che nelle scorse settimane ha raccolto qualche milione di click in rete punta il dito contro casi eclatanti come  le “cacce all’uomo transprovinciali (省追捕)”, “l’incidente della pesca (钓鱼执法)” a Shanghai, le false foto della “tigre del sud (正龙拍虎)”,  il caso dell’incidente d’auto ad Hangzhou (70码) […]. Si ribellano contro gli abusi inaccettabili compiuti contro le menti e i corpi, abusi che vengon trattati come la regola nella società. Ciò che desiderano, in breve, è disegnare se stessi a lettere capitali, vogliono scrivere bene in grande il carattere “persona”. Il rispetto per l’umanità, l’amore per la libertà l’aspirazione alla verità e il loro senso di appartenenza li stanno conducendo dall’offuscamento alla luce. Li conducono là dove accadono quei casi eclatanti sempre più diffusi; verso il pensiero libero, il dibattito rigoroso, lentamente fino a una comprensione più piena di ciò che sta dietro agli eventi politici e sociali.

Data la loro gioventù nutrono grandi speranze verso un domani migliore e per questo si impegnano. La loro fortuna è che le porte del Paese sono già aperte, tutte le chiusure stanno cadendo una a una, nell’era inarrestabile di internet tutti i sogni possono diventare realtà.

Questa generazione di figli unici è ben lontana dall’identificarsi con la tanto coccolata beat generation. Tuttavia, anche i giovani americani che nella metà degli anni cinquanta rovesciarono il sistema di valori dominante non facevano altro che usare il dubbio unito alla certezza, la  propria naturale disposizione e le regole condivise. La loro venuta non fu una disgrazia per il futuro dell’America, anzi, essi, a modo loro, si conquistarono l’America.

Tolto il drappo si aziona il motore. Coloro che costruiranno una nuova Cina saranno proprio i giovani cresciuti dopo il periodo delle riforme. Non hanno paura a dibattere e criticarsi a vicenda in rete fin quasi ad offendersi. E’ dai punti di vista differenti che vengono i progressi, che si costruiscono fondamenta comuni. Non è la fine del mondo anche se giocano ogni giorno due tre ore ai videogiochi on line, pur sempre entro limiti ragionevoli. Finchè ci sarà un ambiente di gioco libero ed equo, fondato su regole ragionevoli, potranno imparare dall’esperienza, conoscere piccole gioie e dolori, e attraverso l’impegno individuale e la cooperazione riuscire a realizzare le piccole aspettative di ciascuno. Non è questo un processo che può contribuire a temprare il loro spirito, dar loro indipendenza, ampliare le loro prospettive, promuovere il loro processo di conoscenza? Cosa c’è di male in tutto questo?

Le virtù dei giovani sono le virtù della nazione. La loro indipendenza e libertà sono la libertà e l’indipendenza della nazione. L’aspirazione a una vita più libera, e il desiderio di modernità dei 90 milioni di lavoratori migranti della nuova generazione sembrano essere il fondale obbligato di quest’epoca. War of internet addiction, d’altro canto, appare come un lampante dichiarazione. Questi giovani nati durante l’era delle riforme e dell’apertura stanno imparando a uscire dal silenzio, le voci isolate si stanno unendo spontaneamente per formare un torrente impetuoso che dice: siamo arrivati!

Giù le mani dal giocattolo

gennaio 27, 2010

foto by The Big Picture

Mentre il mondo discuteva di Avatar, Google China e della portata più o meno sovversiva dei loro messaggi, nella rete cinese è iniziato a diffondersi un prodotto potenzialmente molto più pericoloso. L’hanno realizzato quelli che a prima vista potrebbero sembrare un gruppo di sfaticati, malati di videogiochi on line che affollano gli internet bar di tutte le città cinesi. Si chiama War of Internet Addiction (Wangyin zhanzheng), è un film di circa 60 minuti messo in rete il 21 gennaio e realizzato interamente con il software di gioco su cui si basa World of Warcraft (WoW), il videogioco fantasy tridimensionale più celebre al mondo e più giocato in Cina. Il film si svolge tutto nel mondo virtuale di WoW ma racconta fatti tutt’altro che virtuali. Si parte dalla lotta fra i due distributori di giochi on line The9 Ltd e NetEase.com e i problemi burocratici di quest’ultima con la GAPP (Amministrazione generale della stampa e delle pubblicazioni) per la concessione della licenza ad operare. Sullo sfondo lo scontro interno fra la stessa GAPP e il Ministero della Cultura circa le sanzioni da imporre a Netease per presunte violazioni delle procedure. E poi i riferimenti ai campi di rieducazione per malati di internet e al tentativo di imporre filtri censori come la Diga Verde. Il tutto raccontato con una vena satirica e comica a tratti spietata che trova il suo culmine nell’appello conclusivo alla resistenza contro i continui tentativi di “armonizzazione” della rete cinese da parte della autorità governative. Tentativi che in questi ultimi mesi hanno creato non pochi problemi anche ai milioni di giovani patiti di videogiochi on line.

Gli stessi internauti che a malapena saprebbero scegliere i caratteri cinesi esatti per identificare il marchio Google, sembrano decisi a non farsi togliere il giocattolo dalle mani e a tenere lontani i censori dal loro mondo in 3D. Negli ultimi anni la rete cinese ha dimostrato di sapersi mobilitare dal virtuale al reale con un’energia spesso travolgente, staremo a vedere se il giocattolo verrà lasciato al suo posto.

Qui sotto il commento di un certo Ivyleo1985 dal suo blog.

[…] Nei giorni scorsi tutti parlavano di Avatar, ma oggi, dopo aver visto Wangyin zhanzheng, vorrei tanto che potesse venire mostrato nei cinema… cosa impossibile! Sono un giocatore assiduo di World of Warcraft, con una grande passione per questo gioco. Anch’io come tanti mi son dovuto trasferire su WoW Taiwan, ma alla fine sono tornato a quello cinese. Mi sono spostato seguendo delle amicizie, e sempre per amicizie me ne sono tornato dentro il Great Firewall [Grande muraglia di fuoco, ndt]. Quando andavo all’università studiavo in una zona costiera, dopo la laurea avevo poche occasioni di mettermi in contatto con gli amici, l’unico modo che avevamo per tenerci spesso in contatto era proprio il gioco e in particolare WoW. Ma siamo sfortunati, a casa dobbiamo sentire le lamentele dei genitori, in società dobbiamo stare a sentire chi ci offende dicendo che tutti i giocatori di WoW sono dei malati. Poi è venuto il lavoro, sempre meno tempo per giocare, molti che hanno abbandonato il gioco, e gradualmente è rimasto soltanto il tempo per salutarsi un attimo. Ritrovarsi tutti insieme per giocare si è fatto molto difficile. Non è rimasto che arrendersi, troppo debole la nostra forza. Certo, spesso c’erano dei buoni motivi, ma è anche vero che giocare per sentirsi accusati di essere dei perditempo lascia senza parole. Adesso non voglio stare lì a discutere chissà che, però mi rendo conto che è proprio WoW il responsabile della nostra reciproca conoscenza e amicizia. Forse non potremo giocare ai videogame tutta la vita, ma di certo potremo essere per sempre legati da uno spirito di fratellanza. Mettiamola così, chi non gioca non può capire queste cose. Non importa se in futuro giocheremo ancora a WoW, l’importante è che WoW stia in salute, perché è custode dei nostri buoni sentimenti e di ciò a cui più teniamo!

Han Han su Google.cn

gennaio 15, 2010

Han Han (1982) campione di rally, scrittore, blogger è una delle figure giovanili più in vista nella Cina contemporanea, apprezzato oltre che per i suoi successi anche per i suoi attacchi irriverenti contro l’establishment. Southern Weekend (Nanfang Zhoumo) e Asia Weekly (Yazhou Zhoukan) lo hanno eletto persona dell’anno nel 2009. Il suo blog, aperto nel 2006, è da qualche anno stabilmente fra i cinque più seguiti in Cina (le ultime statistiche parlano di punte superiori ai 300 milioni di visitatori). Il suo post di oggi, 15 gennaio, è il terzo più letto fra tutti i blog ospitati su sina.com, ne traduco la parte in cui parla dei fatti recenti che riguardano Google.

Molte persone mi chiedono che cosa penso della possibilità che Google lasci la Cina. Quando Google copiò le opere di scrittori cinesi per inserirle nella propria biblioteca on line, alcuni giornalisti mi chiesero che cosa pensassi del fatto che i miei libri venissero resi leggibili gratuitamente on line – con 60 dollari di compenso per chiudere la cosa – senza la mia autorizzazione. Io dissi che se davvero facevano così, allora capivo per quale motivo non riuscivano a conquistare il primo posto nel mercato cinese. Appena tornato a casa, andai su internet e mi resi conto che in realtà avevano messo soltanto l’indice del mio libro. Solo allora compresi sul serio perché non riuscivano a imporsi sul mercato cinese con il loro motore di ricerca: c’era troppa gente che lo utilizzava.

Che Google lasci o meno il mercato cinese, la mia opinione sulla questione a quanto pare rimane inusuale. Quel che non mi torna è che secondo un sondaggio condotto da un sito internet, il 70% degli internauti cinesi non supporterebbe Google nella sua iniziativa contro il governo cinese per togliere i filtri sulla ricerca. Uno legge i risultati dei sondaggi fatti da siti governativi e si accorge che quasi sempre la sua opinione è opposta a quella più diffusa. Ci si sente quasi come quelli della generazione post-90, sempre in controtendenza. Sono questi i siti che andrebbero chiusi. Perché posso tollerare che che il nero diventi grigio, che il bianco diventi giallino, però non che si confondano del tutto bianco e nero!

Se Google lasciasse la Cina, a dannarsi più di tutti dovrebbero essere molti scrittori. E non lo dico perché penso che gli scrittori siano un’avanguardia o abbiano la capacità di intuire gli umori della società – non si occupano mai delle restrizioni alla libertà d’espressione e anche se il ministero della cultura dovesse schermare una metà buona delle parole della lingua cinese, con le parole che rimangono riuscirebbero benissimo a incensare questo o quell’altro. Ciò che invece più li tormenta è che, sapendolo per tempo che Google se ne andava, avrebbero accettato quei 60 dollari. E sono convinto che sarebbe stato l’introito più grosso dal copyright sui testi elettronici per tutti gli scrittori cinesi. Per non parlare poi di chi ne voleva 40 in più.

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Per un quadro generale della vicenda consiglio questo post di Gianluigi Negro.

Liu Xiaobo: testo della sentenza

dicembre 30, 2009

Traduco, con qualche taglio, il testo della sentenza nel processo a carico di Liu Xiaobo, condannato a undici anni il 25 dicembre 2009 a Pechino. Devo dire che leggendo un testo di questo tipo, per la prima volta mi sono reso davvero conto di cosa significhi essere processati per le proprie parole. Mai le virgolette ” ” mi sono apparse così… spietate.


Sentenza penale della Prima Corte Popolare Intermedia di Pechino

[…] Imputato Liu Xiaobo, maschio, 53 anni (nato il 28-12-1955), di etnia Han, nato a Changchun, provincia di Jilin, Dottore di ricerca, non impiegato, domiciliato presso […] Nel gennaio 1991 viene graziato da sanzione penale dopo attività di propaganda controrivoluzionaria. Nel settembre 1996 viene condannato a tre anni di rieducazione attraverso il lavoro per cospirazione contro l’ordine sociale. Sospettato di tentata istigazione alla sovversione dell’ordine statale è colpito da provvedimento di custodia l’8 dicembre 2008; dal 9 dicembre 2008 è agli arresti domiciliari; il 23 giugno 2009 viene tratto in arresto. E’ attualmente detenuto a Pechino fra gli attendenti giudizio di primo grado.

Gli avvocati difensori sono […]

Il primo collegio della Procura del Popolo della città di Pechino […] accusa l’imputato Liu Xiaobo di incitamento alla sovversione dell’ordine dello Stato. La requisitoria ha avuto luogo il 10 dicembre 2009 presso questa Corte. Il collegio giudicante si è riunito in conformità con la legge  [….] e si è giunti alla conclusione del processo.

Secondo l’accusa della Procura l’imputato Liu Xiaobo ha manifestato insofferenza rispetto al sistema di governo del Paese fondato sulla dittatura democratica popolare (人民民主专政) e nei confronti del sistema socialista. Dal 2005 ha pubblicato su siti internet stranieri come Observe China e BBC China i seguenti articoli incitanti alla sovversione: Il patriottismo dispotico del partito comunista cinese; Perchè al popolo cinese è concessa soltanto la democrazia del partito unico?; Cambiare la società per cambiare il regime; I molti volti della dittatura del partito comunista cinese; Gli effetti negativi della dittatura sulla democrazia nel mondo; Indagini in corso sui casi di bambini schiavizzati nelle miniere;

In tali articoli spargeva voci calunniose come:

–       “Da quando il partito comunista cinese è al potere, le varie generazioni di autocrati si sono sempre e soltanto preoccupate di mantenere il potere nelle loro mani, senza curarsi minimamente dellla vita delle persone”.

–       “Il patriottismo promosso dai quadri del regime guidato dal partito comunista cinese si fonda sull’assurdo proposito di ‘reggere il paese attraverso il partito’; la sostanza di tale patriottismo è che il popolo deve amare il regime, la dittatura e i dittatori, con ciò ci si appropria di un tal valore per portare in rovina il paese e il popolo.”

–       “I metodi usati dal partito comunista cinese sono i classici espedienti che i dittatori usano per mantenere sino alla fine il potere. Ma numerose crepe intaccano oramai il palazzo del regime cui s’aggrappano senza modo di perdurare a lungo.”

E istigava esprimendosi in questi termini:

–       “Cambiamo la società e cambieremo questo regime”

–       “Le speranze per la nascita di una Cina libera non risiedono tanto in un rinnovamento da parte dei governanti, quanto piuttosto nell’inarrestabile diffondersi di nuova energia popolare.”

Fra settembre e dicembre 2008 l’imputato Liu Xiaobo, assieme ad altri, ha redatto la “Carta 08” con i propositi dichiarati di: “cancellare il privilegio del partito unico a governare ininterrotamente” e “istituire attraverso un impianto democratico costituzionale una Repubblica Federale Cinese”. Propositi che, assieme ad altri, incitavano alla sovversione del potere vigente. Liu Xiaobo, dopo aver raccolto oltre 300 adesioni, le ha fatte pervenire tramite posta elettronica, assieme alla “Carta 08”, a siti stranieri come Minzhu Zhonguo [Cina Democratica] e Indipendent Chinese Pen Center dove sono state pubblicate.

L’imputato Liu Xiaobo, dopo aver commesso il crimine, è stato fermato e assicurato alla giustizia. La Procura del Popolo della città di Pechino ha portato a questa Corte le deposizioni di testimoni atte a dimostrare la colpevolezza dell’imputato; raccolto informazioni sulle circostanze del crimine; vagliato i documenti e i dati elettronici […] e ritiene che la condotta dell’imputato Liu Xiaobo costituisca una violazione degli articoli […] del Codice Penale della Repubblica Popolare Cinese, configurando il reato grave di incitamento alla sovversione dell’ordine statale. […] L’imputato Liu Xiaobo nel corso dell’udienza si è professato innocente sostenendo di aver semplicemente esercitato il diritto alla libertà d’espressione sancito dalla costituzione e di non aver arrecato danno a nessuno con le sue critiche né di aver mai incitato alla sovversione dell’ordine statale. L’avvocato difensore dell’imputato ha aggiunto che nel testo di “Carta 08” non compaiono contenuti mezogneri, né calunniosi o diffamatori. […]

I fatti summenzionati sono confermati dai dati seguenti: [segue in dieci punti un elenco dettagliato che riguarda i conti in banca dell’imputato, i soldi provenienti dall’estero come compenso per i suoi scritti, i dettagli sulla sua utenza internet, tutti i siti cinesi ed esteri in cui sono comparsi i suoi scritti, tutti gli elementi sospetti emersi dalle sue conversazioni skype, email e dai dati salvati nei suoi computer, le testimonianze di persone che hanno discusso con lui riguardo a “Carta 08”, la lista dei titoli degli articoli incriminati, ecc..]

La procura ritiene che l’imputato aveva come obiettivo il sovvertimento del governo nazionale fondato sulla Dittatura Democratica del Popolo e del sistema socialista. Ha approfittato di un veloce sistema per trasmettere informazioni come Internet, di mezzi di diffusione ad ampio raggio, di una elevata capacità di influenza sulla società, di un’elevata attenzione da parte dell’opinione pubblica. Ha diffamato e sollecitato al rovesciamento dell’ordine statale vigente e del sistema socialista attraverso articoli e appelli in rete. Con ciò ha tenuto una condotta che profila il reato di incitamento alla sovversione dell’ordine statale vigente, crimine che si è perpetrato per un tempo lungo e con una malignità soggettiva elevata. E’ stato inoltre sottolineato che gli articoli pubblicati hanno avuto un’estesa diffusione, sono stati linkati e ripubblicati più volte, arrecando un’influenza estremamente negativa. Egli perciò viene considerato fra coloro i quali si sono macchiati di reati gravi e perciò, in conformità con la legge, va trattato con severità. L’impianto accusatorio a carico dell’imputato Liu Xiaobo, per come descritto dalla Procura, appare chiaro nei fatti, ampliamente documentato e perciò sussistente.

Ascoltate ed esaminate nel corso del dibattimento le discolpe dell’imputato Liu Xiaobo, le istanze della difesa, i fatti accertati e le testimonianze, la Corte ha ritenuto abbondantemente dimostrato che l’imputato Liu Xiaobo [….] si è reso colpevole del reato di incitamento alla sovversione dell’ordine statale vigente e del sistema socialista, con una  condotta ben oltre i confini della libertà d’espressione. Pertanto le istanze difensive presentate dall’imputato e dai suoi avvocati non possono essere accettate. Considerati entità, natura, circostanze e grado di pericolosità sociale del reato ascritto all’imputato Liu Xiaobo, la Corte, in conformità con gli articoli […] del Codice Penale della Repubblica Popolare Cinese, giudica:

1)    L’imputato Liu Xiaobo colpevole del reato di incitamento alla sovversione dell’ordine statale vigente, lo condanna a una pena di undici anni di detenzione e lo priva dei suoi diritti politici per dodici anni. (La detenzione viene calcolata tenendo conto della custodia scontata prima del processo […] quindi dal 23 giugno 2009 al 21 giugno 2020).

2)    [indicazioni per fare appello e conferma del sequestro dei computer]

25 dicembre 2009  [….]

Leggere la blogosfera Cinese (I)

dicembre 15, 2009


Traduco (via Hu Yong) la prima parte – la seconda nel prossimo post – di un saggio di Isaac Mao pubblicato in questi giorni su Deutsche Welle. Esiste anche una versione in inglese dell’articolo che però presenta parecchi tagli. Isaac Mao (Mao Xianghui 毛向辉, 1975) blogger, ricercatore, imprenditore, è certamente uno dei guru di internet in Cina. Qui spiega per sommi capi l’evoluzione della rete cinese negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda i blog e la partecipazione on line. Una lettura utile che suggerisco come traccia da cui iniziare lo studio della blogosfera cinese, e non solo. (Link e note miei)

Dodici anni fa, Hu Yong, pioniere di internet e professore alla scuola di giornalismo e comunicazione della Beijing University, pubblicò la sua traduzione in cinese di Being Digital di Nicholas Negroponte. In quel momento, molti giovani cinesi furono incentivati a lanciarsi alla scoperta di Internet. Recentemente, con la pubblicazione del suo The Rising Cacophony (Zhongsheng Xuanhua 众声喧哗) e della traduzione di Here Comes Everybody ha destato come allora l’interesse di molte persone. Ma stavolta, e questo è il fatto nuovo, il professor Hu non ha diffuso i suoi lavori attraverso i media tradizionali, ma sul proprio blog, su twitter e sul portale cinese di libri douban.com, ricevendo la stessa attenzione.

Eppure quando, nel 2002 , il sito cnblog.org pubblicò un post intitolato: “Attiriamo più blogger – migliaia di blogger originali per la Cina!” pareva assai difficile che questa chiamata avrebbe avuto risposta. Nel 2002 in Cina i blogger erano meno di un migliaio. Nel 2003 erano saliti a 100.000 e nel 2004 a 300.000. Nel 2005 erano circa un milione.

Il primo Meeting dei Blogger Cinesi (Chinese Bloggers’ Conference 中文网志年会, 2005) si tenne a Shanghai con lo slogan Everybody is somebody (平等心,众生志). Da allora, l’evento si è tenuto con cadenza annuale diventando il simbolo di un movimento in crescita.

Investitori temerari diedero un sostegno importante a giovani start-up e instillarono coraggio nei giovani pionieri del settore. Non mancarono le bolle di sapone e il mercato col tempo dimostrò che i Weblog difficilmente potevano rappresentare un modello di business in grado di autosostenersi. L’eccessiva impazienza dei pionieri fece sì che questa attività perdesse rapidamente seguito e sostegno. Ma con l’avvento di alcuni grossi portali internet (Sina, Sohu, Netease ecc.), i blog persero finalmente la loro aura di mistero e divennero accessibili a tutti. Oggi milioni di Cinesi aggiornano il proprio blog su base giornaliera – questo fatto somiglia molto al modello a “S” con cui Ray Kurzweil descrive l’evoluzione teconologica – e nella Cina odierna sono diventati un fenomeno di massa.

La comparsa del citizen journalism

L’influenza dei blog sulla società è cresciuta di pari passo con la loro diffusione su larga scala. Il modello editoriale innovativo, unito alla facilità di utilizzo dello strumento, ha aumentato la consapevolezza delle possibilità offerte dalla rete intesa come luogo di libertà d’espressione.

Prima del 2004 i blog erano roba da “iniziati” della rete. Ma le cose sarebbero cambiate di lì a poco, con l’affacciarsi sulla scena di Mu Zimei e altri “autori” popolari; fu allora che la parola “blog” (博客 boke) entrò nell’uso comune per definire un diario on-line. Nei settori più disparati si affermavano blogger in grado di fare tendenza grazie ai loro punti di vista fuori dal comune. Nel campo dell’ Information Technology, per esempio, Keso (Hongbo 洪波) si guadagnò un seguito notevole grazie alle sue analisi intelligenti. Personaggi famosi come l’attrice Xu Jinglei, presero a usare i loro blog per incrementare il numero dei propri fan. Attraverso i post gli ammiratori potevano conoscere lati inediti e più intimi dei loro beniamini. E proprio grazie a questo il blog di Xu Jinglei divenne in breve tempo il più famoso blog personale della rete.

Il giornalista Wang Xiaofeng è stato uno dei primi blogger cinesi. I suoi post provocatori gli hanno portato un’audience tanto vasta da renderlo più influente di quanto non fosse riuscito ad essere attraverso i media tradizionali. Alcuni autori indipendenti, come Hecaitou, attraverso una scrittura pungente, riuscirono a far emergere in rete il proprio carattere distintivo. Parallelamente, seguendo l’esempio di queste nuove “celebrità”, altri incominciarono a condividere in rete conoscenze, opinioni ed esperienze.

Prima di questa ondata di spontaneità, fino al 2002, le discussioni on line avvenivano soltanto attraverso i forum e i portali web. All’epoca era possibile commentare le notizie dei media tradizionali soltanto sottostando ai termini d’uso imposti dai portali ospitanti le discussioni.

Oggi invece sono i blog stessi a essere diventati fonti di notizie. Con la nascita dei cosiddetti citizen journalists (公民记者), dopo il 2006, blogger come Zhou Shuguang (Zuola) e Lao Humiao (Tiger Temple) hanno attratto l’interesse del pubblico. Completamente indipendenti, fanno inchieste e reportage su questioni sensibili in tutto il paese; ad esempio sullo scandalo della Yilishen avvenuto nel Liaoning (2007), o nel caso degli sfratti forzati a Chongqing (2007), o negli scontri di Weng’an nel Guizhou (2008). Sebbene questi cittadini-giornalisti siano spesso oggetto di critiche, rappresentano una realtà in crescita capace di riempire i vuoti lasciati dai media tradizionali.

Raggrupparsi attraverso i blog

La condivisione delle idee ha trovato nella rete uno strumento per svilupparsi. E la grande maggioranza dei cinesi, quando si tratta di esprimere le proprie opinioni, dimostra una spiccata vocazione alla coscienza collettiva (集体意识): ognuno tende a unirsi a gruppi  con opinioni simili alle proprie. I primissimi blog di cnblog.org, piattaforme come bullog.cn – che poi è stato bloccato – o siti dedicati alla divulgazione scientifica come songshuhui.net, si sono tutti inseriti nella mentalità cinese di “fare come fanno gli altri”. Ciò in realtà, rappresenta un ottimo punto di partenza dal punto di vista dello sviluppo di una coscienza critica individuale. In altre parole, piccoli gruppi autoconsapevoli, rappresentano fonti dinamiche di diversità in una società come quella cinese caratterizzata da una coscienza collettiva monolitica. All’interno di un piccolo gruppo, il singolo può trovare più facilmente sostegno e protezione, e di conseguenza è più facile che sviluppi opinioni personali (个人主义 lett.: individualismo). Questo è un fatto importante in Cina dal momento che in questo modo, qualora un individuo subisse un’intimidazione da parte delle autorità, il suo gruppo gli può garantire una certa protezione.

La funzione più importante dei blog in Cina è stata proprio quella di connettere persone che condividevano idee, interessi, speranze e che erano disposti a collaborare ed aiutarsi. Questo nuova forma di scrittura rappresenta un fatto inedito nel sistema cinese, verticale per tradizione, in cui ogni individuo poteva collaborare soltanto con chi si trovava nella sua stessa posizione. La confusa apertura del mercato [negli anni ’80, ndt] ha dato qualche occasione di commercio in più, ma certo non l’opportunità di costruire relazioni umane affidabili.

Una inchiesta di cittadini

dicembre 12, 2009

Post di oggi pubblicato sul blog di Wen Yunchao, alias Bei Feng

Un’inchiesta di cittadini – Regia: Ai Xiaoming, 64 minuti

di: Ai Xiaoming, Tan Zuoren, Xie Yihui, Hu Jie, Tegn Biao.

A fine agosto 2008, a cento giorni dal terremoto del Sichuan, le squadre di soccorso iniziarono a ritirarsi e i media cessarono di fare reportage sui disastrosi crolli delle scuole. L’ambientalista di Chengdu Tan Zuoren e alcuni volontari locali erano ancora lì, correndo da una scuola crollata all’altra alla ricerca delle ragioni dei crolli. Passò l’autunno e arrivò l’inverno, Tan Zuoren e Xie Yihui avevano visitato dieci contee e città e oltre ottanta paesi e villaggi nella regione dell’epicentro, coprendo una distanza di circa 3000 km. Riuscirono a mettere insieme un reportage investigativo che pubblicarono in rete a ridosso del primo anniversario del terremoto del 12 maggio. Si tratta della prima inchiesta indipendente condotta da cittadini sulle scuole crollate.

Tan Zuoren, come s’aspettava, perse la sua libertà. Intanto, l’artista pechinese Ai Weiwei intraprendeva altre azioni di cittadinanza. Gruppi di volontari andarono in Sichuan per compilare una lista degli studenti morti.

Questo documentario è un resoconto incompleto delle ricerche portate avanti da questi cittadini. E’ un’altra testimonianza che il regista vorrebbe presentare alla corte che sta processando Tan Zuoren per “istigazione alla sovversione del potere statale.”

[nota mia] Come si legge nell’imputazione a carico di Tan Zuoren, il noto attivista è osservato speciale delle autorità governative da tempo, ben prima della sua mobilitazione sul terremoto del 2008. E’ infatti accusato di “attività di propaganda sovversiva” per le sue esternazioni contro il verdetto pronunciato dal comitato centrale del partito sugli incidenti di Tiananmen nel 1989. Consiglio la lettura dell’imputazione in traduzione, anche per farsi un’idea del lessico – Orwelliano – di tali documenti. Ciò nonostante è bene non pensare a Tan Zuoren come a un sovversivo, o a un “dissidente” – parola tanto amata dalla stampa occidentale – ma piuttosto a un “cittadino attivo” come i tanti volontari che si sono uniti a lui: semplici cittadini che esigono giustizia e verità. Di seguito prosegue il post di Bei Feng.

Estratto:

I bambini morti nel crollo delle scuole il 12 maggio sono tutti figli di noi cinesi. Ciascuno di noi, ogni cinese che ancora ha una coscienza, dovrebbe sentirsi in colpa per questi bambini e dovrebbe assumersi la responsabilità delle loro morti. Quando questi bambini sono vittime di disgrazie e ingiustizie, oltre a dire “mi dispiace” in cuor nostro, possiamo fare qualcosa di più concreto per loro?

Soltanto se rispettiamo i morti possiamo essere teneri con i vivi. L’anniversario del 12 maggio è dietro l’angolo. Vorremmo cogliere questa occasione per fare una proposta attraverso la rete: che i cittadini cinesi si mobilitino per realizzare un “archivio degli studenti del 12.5” di modo che gli studenti e gli insegnanti morti nel terremoto abbiano il rispetto che si meritano.

Insistiamo perché i netizen cinesi promuovano un’inchiesta indipendente che faccia da base per lo svelamento della verità che ci è stata sino ad ora nascosta. Potremmo usarla come punto di partenza per un “monumento degli studenti del 12 maggio” on line. Dobbiamo usare internet per ri-connettere ancora una volta il nostro amore e la nostra dignità.

I cittadini di Chengdu Tan Zuoren e Xie Yihui.