Archive for the ‘Yang Hengjun’ Category

Aspettando Democrazia

dicembre 1, 2009

Pubblico di seguito un post del 21 novembre di Yang Hengjun (45 anni), uno dei blogger cinesi più noti e attivi, molto attento e partecipe delle dinamiche della nascente società civile cinese. Lo trovate in inglese anche su China Hush (accidenti).  Qui una sua breve intervista.

Come vivere finchè non arriva la democrazia?

di Yang Hengjun 杨恒均

Ho visto questo titolo in un post di Blog China, e anche se quell’articolo non rispondeva alla questione, mi ha stimolato a rifletterci, seppure consapevole che non potrò rispondere a questa domanda. Ho già scritto in precedenza su ciò che possiamo fare  finchè non arriva la democrazia per fare in modo che arrivi un po’ prima […]. Tuttavia questo modo di dare consigli è tutt’altra cosa rispetto al dire alle persone come fare a vivere in concreto.

“Vivere” è qualcosa che viene prima della politica, prima della democrazia. Governi democratici moderni esistono nel mondo da poco più di cent’anni e prima di questo, l’umanità “viveva” comunque. Perciò anche se la democrazia può cambiare una parte della nostra vita, renderla migliore, tuttavia fino a quel giorno noi dobbiamo comunque campare e per la maggior parte della gente sarà comunque un vivere “non democratico”.

Su Blog China c’è un blogger che critica chi promuove la democrazia e sostiene che coloro i quali si appellano ai diritti umani universali (che lui definisce gli “iniziati/illuminati”) devono essere considerati responsabili di quel che è accaduto con Yang Jia a Shanghai [nel 2008 Yang Jia, 28 anni, di Pechino a seguito di un soppruso subito da parte della polizia si fece giustizia da solo uccidendo a coltellate sei poliziotti di un commisariato di Shanghai. Il 26 novembre di un anno fa è stato giustiziato]. La logica di questo ragionamento è: “se tu non avessi insistito eccessivamente sull’individualismo e sui diritti umani e insegnato alla gente ad essere ostile al governo, Yang Jia sarebbe comunque stato così incazzato arrivando ad uccidere?”.

Questo è un esempio abbastanza estremo che tuttavia ha una sua logica. Se Yang Jia fosse stato un cittadino ubbidiente e sottomesso di certo non si sarebbe arrabbiato a tal punto. Non sarebbe arrivato a uccidere, e non sarebbe finito egli stesso ucciso. E procedendo secondo questo ragionamento: parlare di democrazia e valori universali rende tutti più inquieti e inganna i giovani, facendoli sentire come fossero già dei “cittadini” (公民) o addirittura dei “padroni” (主人) che non hanno più rispetto per gli adulti, che chiedono di riconoscere diritti di cittadini che semplicemente non esistono, che sfidano l’autorià, che fanno la guardia al governo, denunciano la corruzione e il malcostume, fanno petizioni eccetera eccetera… Può una società siffatta essere realmente armoniosa (和谐)? Almeno non ci sarebbero così tante persone arrabbiate, ed anche se la gente ci reputasse dei buoni a nulla noi andremmo sorridenti con la testa alta.

Seguendo la logica di questo blogger potremmo dedurre che, in caso di stupro, non dovremmo perseguire lo stupratore, anzi dovremmo avvertire la persona violentata che la prossima volta cerchi di trattenersi e lasciare che le cose accadano senza opporre troppa resistenza…

Per spiegare il mio punto di vista userei l’esempio del medico che cura il paziente e gli salva la vita: se sappiamo che qualcuno è malato e non lo sa, dovremmo avvertirlo? Credo vi siano due cose da considerare nel decidere se dirglielo o meno: la prima è che avvertendolo della malattia, faremo sì che guarirà prima dato che la sua malattia si può curare e prima verrà operato prima starà meglio, mentre invece se lasciamo le cose come stanno la sua vita sarà in pericolo. La seconda situazione è quella di una malattia incurabile, per cui il malato morirà in ogni caso, che noi lo avvertiamo o meno poco importa. Nel secondo caso io, come molti dottori, opterei per non avvertirlo, altrimenti lo lascierei in balìa di pensieri di morte fino agli ultimi istanti della sua vita, che è molto peggio della morte stessa.

Veniamo ora all’avvenire della Cina. Se parliamo di democrazia, libertà e governo della legge /principio di legalità (法治) la situazione è identica: la Cina ha o non ha speranze? Riuscirà mai la nostra società ad entrare a far parte delle società civili del mondo moderno? Riusciranno il governo della legge, la libertà e la democrazia ad arrivare in Cina? In caso negativo, beh allora il fatto che io stia qui tutto il giorno a far casino, a tessere le lodi di questa “democrazia”, “libertà” e “governo della legge” che tanto non arriveranno mai, a raccontare le cose al punto che i giovani non vogliono più vivere in questa situazione presente.. questo è soltanto nuocere alle persone?

Ovviamente io non credo che la Cina sia senza speranza. Credo fortemente che democrazia, libertà e governo della legge arriveranno. Io sono sicuro che la maggior parte dei miei lettori siano in grado di comprendere i miei post e che attraverso il mio blog intravedano anche speranze per il futuro, traggano ispirazioni, e riescano a vivere con più energia e ottimismo.

Tuttavia non posso non ammettere che ci sarà una parte di giovani lettori del mio blog che potrà male interpretare.Riflettendo su se stessi con maggiore attenzione, si renderanno conto di alcune cose, rimarranno perplessi, al punto di perdere interesse e gioia per la loro vita attuale.

Proprio due ore prima di scrivere questo post ho aperto un messaggio personale arrivato da Hexun blog che diceva: “i miei pensieri insulsi provengono tutti dal Suo blog. Una volta ero spensierato e felice, ma adesso sento dentro una serie di preoccupazioni.. e sono tutte dovute a Lei. Crede che questo possa diventare una scusa per diventare Suo buon amico?”

[…] Di lettere come questa ne ricevo a migliaia […] Anche ieri due ragazzi mi hanno scritto: “Prof. Yang, leggo sempre i suoi pezzi, quando arriverà la democrazia? Io davvero non so come riuscire a tirare avanti in questa situazione, può dirmi come si fa a emigrare? Potrebbe aiutarmi?” E ci sono esempi ancora più estremi, una persona ha letto i miei post per uno o due anni e alla fine ha smesso, non potendone più: “Lei mi fa pensare a libertà e democrazia tutti i giorni, ma devo continuare a vivere in una realtà da G8, se lei non porterà democrazia e libertà in Cina presto, io sarò finito! Ho già perso la gioia di vivere..”

Francamente se non mettiamo in chiaro i nostri ideali in relazione alla realtà, se non separiamo la politica dalla vita allora incontreremo realmente qualche ostacolo. Forse c’è qualcuno che mi accusa dicendo che sono inconsistente, che scrivo una cosa e ne faccio un’altra. Certo quando ho a che fare con i miei giovani lettori di sicuro mi faccio degli scrupoli e posso anche commettere errori. Ma alla maggioranza dei miei lettori voglio dire questo: potete ragionare come dei grandi uomini, o scrivere come dei filosofi, ma la cosa migliore che potete fare è “vivere” come persone normali.

Allora, come vive un cinese normale? Faccio un esempio: io come i miei lettori sono fermamente contro la corruzione, in passato ho anche incitato tutti a unirsi contro di essa, ma allo stesso tempo mi sono reso conto che se definiamo il concetto di “corruzione” secondo i termini della cultura odierna, allora questo genere di malcostume si è già infiltrato in profondità in ogni ambito nostra politica,  della nostra società e vita quotidiana, perfino nel nostro corpo e nel nostro cervello. In questa situazione se volessi veramente spingere i miei lettori a denunciare la corruzione, per esempio, nel loro luogo di lavoro, e ad astenersi da qualunque situazione di malcostume, onestamente, per com’è la Cina che io conosco, questi lettori verrebbero presto alla mia porta a chiedermi di dar loro da vivere. Questa è la Cina, questa è la situazione in cui sono le persone.

Ovviamente non posso indirizzare i giovani verso una scelta di vita e nemmeno impedire loro di fare certe scelte. Se si vuol vivere come “cittadini” (公民) in una società che è ancora lontana dall’essere civile (非公民);se si vuol vivere in modo “democratico” (民主) in una società per nulla democratica (非民主); o addirittura se si vuol agire come dei “capi” (主人) in una società che in realtà è dominata da altri,  io di certo non mi opporrò a questa condotta, anzi darò rispetto e sostegno, arriverò a commuovermi. Ma siamo consapevoli di quante difficoltà ci sono su quella strada? Siamo consapevoli di quale prezzo si potrebbe dover pagare?

Io ce l’ho presente. Specie la coscienza colpevole verso i propri cari. Sono cose che non si potranno cancellare per tutta una vita. Così, ogni volta che un giovane mi chiede come dovrebe vivere, io gli dico di vivere come deve, di vivere come un Cinese. Non voglio ingannare i giovani. Indurli a sacrificare la vita che hanno per una vita più gloriosa, estrema, ma estranea a questa società. Tuttavia so che è la nostra società che si trova in una condizione estrema, non le loro vite.

L’argomento di oggi è davvero pesante, non mi va di andare avanti su questo tono. Quindi parliamo di cose più leggere. Fino a che non arriverà la democrazia, io so come vivere. Oltre a lavorare per i miei tre pasti al giorno, cercherò la democrazia per la Cina nel mio tempo libero e non mi baserò sugli altri, chiederò tutto a me stesso e, per quanto possibile, farò in modo che che i miei scritti aderiscano a quel che sono e viceversa (文如其人 , 人如其文).

Davvero mi godo la vita adesso, soltanto sono un po’ preoccupato – quando vi sarà democrazia, come vivrà questo povero vecchio Yang? […] Che cosa potrà promuovere un promotore di democrazia? Se avrò i soldi ho pensato che potrei aprire un negozietto o una libreria. Se sarò senza soldi aprirò un banchetto lungo la strada – spero di esser giovane abbastanza per aver ancora le forze – spero anche, caro lettore, che quando verrà quel giorno, se passerai da quelle parti, ti fermerai per strada a ricordare insieme i vecchi tempi in cui io avevo un blog…

Annunci

1949-2009, dov’è finito il “Popolo”?

ottobre 6, 2009

c20_20571935

Il primo ottobre 2009 la Repubblica Popolare Cinese ha compiuto sessant’anni. L’età in cui di solito si va in pensione. Ma la parata militare di piazza Tiananmen, da mesi preparata nei minimi dettagli, ha esibito un paese in gran forma, con muscoli militari ben in evidenza.

Li Yi 李怡 è nato nel 1934 ed è uno dei più importanti giornalisti di Hong Kong. In questo articolo del 3 ottbre comparso sull’AppleDaily racconta cosa non lo ha convinto nella grande manifestazione di Pechino. Il titolo è abbastanza esplicito:

Festa Nazionale della Repubblica Popolare: si può sapere dov’era il Popolo“?

Mentre Hu Jintao passava in rassegna le truppe i soldati all’unisono levavano il grido “Servire il Popolo!”. Finita la diretta l’impressione principale che ho avuto è questa: in queste celebrazioni della festa nazionale della Repubblica Popolare Cinese il “Popolo” non si è visto.

La rete televisiva di stato ha ripreso dall’alto lo scenario di piazza Tiananmen e dintorni. Si vedevano i grattaceli, i palazzi di Pechino, gli ampi viali. Tuttavia per le strade non si scorgevano automobili e nemmeno persone, sui terrazzi e balconi delle abitazioni nessuna traccia di anima viva. All’estero, in occasione di grandi manifestazioni, spesso si possono scorgere le strade, i tetti, i balconi affolati di gente. Ma dopo uno sguardo d’insieme su Pechino ci si chiede: dov’è finito il “Popolo”?

In rete sono state pubblicate molte fotografie delle strade di Pechino durante la parata; in tutte le vie non si vede altro che polizia, guardie armate o gruppi di coloro che sciamano ordinatamente dopo aver partecipato alla parata. La gente di Pechino era assente, nessuno è uscito di casa a vedere il “baccano”. Questo è il ritratto di un sistema di potere che opprime la vita della gente.

Certo, si potrebbe obiettare, il “Popolo” era fra coloro che marciavano, in ogni gruppo oltre a militari, c’erano anche lavoratori, contadini, studenti. Però tutti costoro non sono il “Popolo”, quanto piuttosto la rappresentazione del “Popolo”. Inoltre non sono scelti dalla gente comune, ma rappresentano una selezione operata dal partito comunista cinese. E’ proprio come è avvenuto lo scorso anno in occasione delle olimpiadi, quando quasi tutti i bambini che indossavano i costumi delle minoranze etniche erano di etnia maggioritaria Han. Stavolta, ad esempio, i gruppi di Taiwan che sfilavano in parata non erano frutto di un reale contributo Taiwanese, ma di una intromissione di Pechino. Perciò il “Popolo” dei reparti in marcia non era in realtà un vero “Popolo”.

I membri del “Popolo” scelti per formare i vari gruppi avevano una loro espressione nel volto. Seppur siano stati scelti, non possiamo dire che la loro apparenza sia falsa.  Ma pensiamo a 25 anni fa, alle sfilate del 1984: all’epoca qualcuno fra la gente reggeva spontaneamente un cartello con scritto lo slogan “Salve Xiao Ping*!”. Credo proprio che le espressioni nei loro visi fossero reali e autentiche; erano parte di un “Popolo” reale, che non era stato scelto.

Il noto blogger Yang Hengjun l’altro giorno ha pubblicato un post nel quale raccontava che, trovandosi in Australia, ha seguito le celebrazioni contemporaneamente su CCTV al computer e alla CNN in diretta televisiva e si è accorto che la diretta di CCTV era in ritardi di 30 secondi rispetto a quella della CNN. Per esempio, mentre nella diretta della CNN la guardia d’onore era già arrivata a Jinshui Qiao, sulla CCTV al computer era appena comparsa sullo schermo. A suo modo di vedere mezzo minuto di ritardo non è granchè. Potremmo dire che la diretta della CNN trasmetteva la realtà dei fatti, mentre la CCTV guardava soltanto alla messa in scena. Ovviamente, se con un ritardo di mezzo minuto ciò che viene trasmesso rimane lo stesso, allora non si può dir che si sia perso chissà che. Ma se fosse accaduto qualcosa fuori dall’ordinario, dopo l’intervento dei censori della CCTV, il pubblico cinese non si sarebbe accorto di nulla. Perciò mezzo minuto di ritardo significa che la gente può vedere soltanto ciò che coloro che detengono il potere consentono di vedere. Questo mezzo minuto dimostra che nel giorno di una festa nazionale senza popolo chi detiene il potere non si fida del popolo e lo teme. E d’altronde la cosa è vicendevole.

Ciò che tutti hanno ammirato maggiormente nella parata è l’estrema uniformità delle truppe. Una uniformità che riguarda in particolare i gruppi di soldatesse: la perfezione estetica che hanno saputo comporre incanta gli occhi. Questo ordine tuttavia è composto da molte persone singole, ciascuna delle quali è simile a noi e costituisce un essere indipendente. Per compiacere chi comanda si sono sottoposti a un addestramento infernale e si sono annullati come individui per diventare membri di una collettività, singoli costituenti di un reparto. Questo genere di “collettivismo” non ha nulla a che fare con quello che, nel modello occidentale di welfare state, è in favore della società. Questo tipo di “collettivismo” è funzionale al potere e spazza completamente il socialismo orientato verso ogni individuo. Pensando a questo rimaniamo ancora incantati dalla perfezione estetica?

Quando i carri armati sono passati per Tiananmen mi è venuta in mente la foto di Wang Weilin che ferma i carri armati durante gli incidenti del 4 giugno ’89: egli realmente era il popolo, una persona autentica, espressione di una bellezza tragica. Se Wang Weilin incarna il nostro spirito nazionale io non posso che essere fiero di lui.

Nella sfilata questo genere di popolo non c’era. E nemmeno le persone comuni. La mentalità di controllo di chi sta al potere non ha come cardine il popolo, ma sfrutta la forza lavoro a basso prezzo, esaurisce le risorse naturali, fonda la crescita economica sulla distruzione dell’ambiente e lascia un po’ di zuppa alla gente in modo che non pensino a ribellarsi.

Il capo del governo [di Hong Kong, ndt] Tsang  (曾蔭權) dopo le celebrazioni è tornato a Hong Kong. Prima di lasciare Pechino si è recato in visita presso ogni dipartimento dell’aministrazione centrale, ha parlato sempre dello sviluppo economico. Ha menzionato Ministero di Pubblica Sicurezza, ha parlato del traffico di droga attraverso Hong Kong e del problema degli ingressi illegali. Ovviamente non ha parlato dei giornalisti di Hong Kong che recentemente sono stati picchiati in Cina continentale. Eppure è un argomento che lui stesso, poco tempo addietro, aveva promesso di seguire con attenzione. Evidentemente è già in sintonia con coloro che comandano a Pechino. Parla dello sviluppo economico e ignora  le persone, e in particolare i diritti delle persone che pure sono la cosa che più merita d’esser considerata.

note: *Salve Xiao Ping 小平你好, è un saluto molto affettuoso e amichevole rivolto a Deng Xiaoping. Era stampato su un cartello che reggevano alcuni studenti a Tiananmen durante la festa nazionale del 1984. Dopo l’era Maoista la Cina aveva iniziato il suo nuovo corso. Cinque anni dopo però sarebbe stato lo stesso Deng a ordinare la repressione in piazza.

qui immagine a 360° . qui molte splendide foto delle celebrazioni.

articolo originale