Archive for the ‘Blogger’ Category

Zhang Wen commenta il nuovo portale di Zhongnanhai

ottobre 2, 2010

Così Zhang Wen, dal suo blog su Caijing, accoglieva qualche settimana fa questa “novità” sul web cinese. (pubblicato anche su cineresie.info)

Filo diretto col Zhongnanhai? Una barzelletta!

La notizia del nuovo “filo diretto con Zhongnanhai” è oggi su tutti i portali più importanti. Sono andato anch’io a dare un’occhiata al sito. E’ piuttosto forte l’impressione che quei commenti lasciati dai netizen siano stati “imbellettati” in qualche modo. Ci sono tuttavia delle questioni che vengono effettivamente poste, per la maggior parte legate all’attualità, come ad esempio l’alto prezzo delle case e i problemi dell’educazione scolastica.

Di fronte a tutto questo, ho delle resistenze del tutto istintive: c’è troppo formalismo. La storia ci insegna che tutto ciò che ha origine in maniera formale da un giorno all’altro è destinato ad avere un’efficacia ridotta.

La prima cosa che vorrei sottolineare è che, guardando alla rete com’è oggi vien da chiedersi: qual è la necessità di un portale chiamato “filo diretto con Zhongnanhai”? Sui tre siti cinesi più importanti ogni giorno, in ogni momento, ci sono notizie che vengono aggiornate in continuazione, seguite da commenti del popolo della rete in cui si riflette la vera voce dei netizen. E’ presumibile che ci siano funzionari intenti ad osservare da vicino questa massa di commenti, a seguirli, raccoglierli, ordinarli e poi spedirli a Zhongnanhai. Era proprio necessario, in aggiunta a questo, creare un ulteriore canale diretto verso Zhongnanhai? Per di più se si conta il fatto che questo “filo diretto con Zhongnanhai” non è altro che una sezione di people.com e nessuno sa con esattezza quanto poi sia “diretto” questo filo.

In secondo luogo, poniamo il caso che si possa davvero entrare in comunicazione diretta con Zhongnanhai, a che serve? Da molto tempo i nostri leader politici possono ricevere quotidianamente report riservati (neican) di ogni genere e, se solo avessero il tempo di leggerseli tutti, sarebbero perfettamente a conoscenza di tutto ciò che avviene nel Paese. In questo stato di cose, un ulteriore canale di comunicazione può davvero servire a portare qualche cambiamento per quanto riguarda le questioni sopra menzionate? Se tali questioni non vengono risolte, se il processo di riforma non procede, aggiungere un “filo diretto con Zhongnanhai” può davvero risolvere qualcosa o far sì che le cose avanzino?

E ancora, il “filo diretto con Zhongnanhai” rischia di riportare alle mente delle persone un’associazione di idee poco gradevole. Pensiamo ai molti cittadini che in decenni si sono recati nella capitale per presentare una petizione con la convinzione che “fossero i funzionari locali di livello inferiore a complicare tutte le faccende”: qual è stato il risultato? Che questa aspettativa di giustizia risposta nei piani alti, otto o nove volte su dieci è stata tradita!

Oppure, rovesciando la prospettiva, di sicuro sono le amministrazioni a livello locale che difficilmente forniscono un “filo diretto” (pensiamo ad esempio ai portali web dei governi locali, completamente vuoti e inutilizzabili) e costringono quindi i cittadini a bypassarle e a rivolgersi direttamente ai funzionari di livello superiore.

Come se si trattasse di un unico corpo, in un sistema totalitario i problemi delle amministrazioni locali sono gli stessi non solo delle amministrazioni superiori, ma anche dei piani massimi, ovvero di Zhongnanhai. Per risolverli, dopo il “filo diretto con Zhongnanhai” rimane dunque il problema di trasmettere l’iniziativa in basso fino ai governi locali. E far sì che i governi locali conducano su sè stessi un simile intervento è chiaramente irrealistico.

Nell’era di internet è l’audience* che comanda, e le buffonate emergono una dopo l’altra. Qualche tempo fa andavano di moda le barzellette, adesso anche i report governativi più seri cercano di seguire questa linea. Io ho un consiglio per people.com: cambiate subito il “filo diretto con Zhongnanhai” in “dillo in faccia a sua maestà”… farebbe molta più sensazione!

*[letteralmente “gli occhi comandano”, titolo di un libro sull’audience tv in Cina.]

pubblicato su cineresie.info il 1 ottobre 2010

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I soldi per comprare l’i-pad…

settembre 13, 2010

A casa siamo poveri e non ci bastano i soldi per comprare l’ i-pad; per quello non vado a scuola.

pubblicata su blogtd.org il 07.09.2010. Altre vignette di Li Xiaoguai su Cineresie.info

Han Han (non) rappresenta la Cina?

aprile 8, 2010

Han Han più influente di Obama? Per ora sì, mentre si continua a votare nel sondaggio indetto da Time Magazine per stilare la classifica delle cento persone più influenti nel mondo – per quanto questo genere di classifiche possa avere un senso.

Il popolo della rete cinese, ovviamente, ce la mette tutta per far salire il giovane blogger-scrittore-pilota. Di sicuro il personaggio più “influente” e trasversale  nell’opinione pubblica in Cina oggi. Lui intanto, come al solito, non si monta la testa e commenta – in un post da non perdere – “Mi chiedo spesso quale sia stato finora il contributo che ho dato a questa società, piena zeppa di ‘parole sensibili‘ Forse, alla fine di tutto, ho contribuito ad aggiungere un’altra parola sensibile e cioè il mio nome. Tutto qua.”

Mentre cerco di mettere insieme qualche contributo interessante, segnalo questo simpatico sondaggio lanciato sul sito del Quotidiano del Popolo. Non potendo non parlare della notizia, dato che il personaggio è un “argomento sensibile” , ecco come affrontano la questione (ho tradotto la seconda domanda, la più interessante):

Ritieni che Han Han possa rappresentare la Cina?

  • Assolutamente no
  • Solo in parte
  • Non so

Sempre considerato quel che può valere un sondaggio, ovviamente…

Google e Cina, la legge non c’entra

marzo 31, 2010

Riflessioni dal blog di Wen Yunchao (23 marzo 2010).

Il ritiro di Google dal mercato cinese non ha nulla a che vedere con il rispettare o non rispettare le leggi. Il problema, piuttosto, è che il sistema di controllo della rete messo in atto dal governo cinese non è trasparente dal punto di vista legislativo. Perciò, non si dovrebbe dire che è Google a non aver rispettato la legge, ma gli enti cinesi che si occupano di controllare la rete. I censori, infatti, per aumentare il loro potere di controllo, si servono di regole non scritte e non concedono possibilità di dissentire. Da ciò è nata questa situazione di imbarazzo per google.

Il sistema di supervisione e censura della rete cinese si fonda da una parte su due leggi apposite che regolano la materia e dall’altra sulle direttive più o meno trasparenti emesse dal Dipartimento della Propaganda (interno al Partito). Le due leggi citate sono note come: “Metodi per la supervisione dei servizi di informazione internet (2000)” e “Disposizioni per la supervisione dei servizi internet di informazione e news (2005)” che stabiliscono rispettivamente nove e undici tipi di “informazioni pericolose”. La censura della rete però va ben oltre le norme contemplate in queste due disposizioni legislative e non esistono vie legali che possano venire in aiuto.

L’organo di controllo della rete che opera nell’oscurità e non osa rivelarsi alla luce del sole è proprio quello riconducibile al Dipartimento della Propaganda che agisce appunto attraverso una serie disposizioni poco trasparenti. Non è possibile opporsi a questo sistema, del quale fra l’altro non si trova menzione nei documenti ufficiali. Quando ad esempio vengono imposte alcune restrizioni sui risultati delle ricerca di Google, gli organi di supervisione non producono alcun tipo di documento che spieghi quale norma è stata violata. Il più delle volte si tratta di comunicazioni che vengono date soltanto a voce con una telefonata e delle quali non rimane alcuna traccia in una nota scritta.

Quando ad esempio il Ministero della Propaganda ha chiesto a Google di filtrare le ricerche che riguardassero la parola “Namibia” non era per nulla spiegato in base a quale norma ciò venisse richiesto. Se Google tuttavia non avesse recepito le indicazioni e filtrato i risultati per “Namibia” avrebbe corso il rischio di perdere l’autorizzazione a operare in territorio cinese […].

Ci chiediamo, insieme ai promotori della lettera aperta indirizzata nei giorni scorsi al governo cinese e ai dirigenti di google:  “come sono stati comunicati a Google i termini governativi della censura? Da che ministero? Secondo quale iter legale? C’era la possibilità di correggere eventuali errori di censura o di aprire dei canali di comunicazione col governo?”. D’altra parte, già a suo tempo, nel blog di google si leggeva che “il governo cinese è stato estremamente chiaro con noi: l’auto-censura è un presupposto non negoziabile” .

Han Han su Google.cn

gennaio 15, 2010

Han Han (1982) campione di rally, scrittore, blogger è una delle figure giovanili più in vista nella Cina contemporanea, apprezzato oltre che per i suoi successi anche per i suoi attacchi irriverenti contro l’establishment. Southern Weekend (Nanfang Zhoumo) e Asia Weekly (Yazhou Zhoukan) lo hanno eletto persona dell’anno nel 2009. Il suo blog, aperto nel 2006, è da qualche anno stabilmente fra i cinque più seguiti in Cina (le ultime statistiche parlano di punte superiori ai 300 milioni di visitatori). Il suo post di oggi, 15 gennaio, è il terzo più letto fra tutti i blog ospitati su sina.com, ne traduco la parte in cui parla dei fatti recenti che riguardano Google.

Molte persone mi chiedono che cosa penso della possibilità che Google lasci la Cina. Quando Google copiò le opere di scrittori cinesi per inserirle nella propria biblioteca on line, alcuni giornalisti mi chiesero che cosa pensassi del fatto che i miei libri venissero resi leggibili gratuitamente on line – con 60 dollari di compenso per chiudere la cosa – senza la mia autorizzazione. Io dissi che se davvero facevano così, allora capivo per quale motivo non riuscivano a conquistare il primo posto nel mercato cinese. Appena tornato a casa, andai su internet e mi resi conto che in realtà avevano messo soltanto l’indice del mio libro. Solo allora compresi sul serio perché non riuscivano a imporsi sul mercato cinese con il loro motore di ricerca: c’era troppa gente che lo utilizzava.

Che Google lasci o meno il mercato cinese, la mia opinione sulla questione a quanto pare rimane inusuale. Quel che non mi torna è che secondo un sondaggio condotto da un sito internet, il 70% degli internauti cinesi non supporterebbe Google nella sua iniziativa contro il governo cinese per togliere i filtri sulla ricerca. Uno legge i risultati dei sondaggi fatti da siti governativi e si accorge che quasi sempre la sua opinione è opposta a quella più diffusa. Ci si sente quasi come quelli della generazione post-90, sempre in controtendenza. Sono questi i siti che andrebbero chiusi. Perché posso tollerare che che il nero diventi grigio, che il bianco diventi giallino, però non che si confondano del tutto bianco e nero!

Se Google lasciasse la Cina, a dannarsi più di tutti dovrebbero essere molti scrittori. E non lo dico perché penso che gli scrittori siano un’avanguardia o abbiano la capacità di intuire gli umori della società – non si occupano mai delle restrizioni alla libertà d’espressione e anche se il ministero della cultura dovesse schermare una metà buona delle parole della lingua cinese, con le parole che rimangono riuscirebbero benissimo a incensare questo o quell’altro. Ciò che invece più li tormenta è che, sapendolo per tempo che Google se ne andava, avrebbero accettato quei 60 dollari. E sono convinto che sarebbe stato l’introito più grosso dal copyright sui testi elettronici per tutti gli scrittori cinesi. Per non parlare poi di chi ne voleva 40 in più.

__________

Per un quadro generale della vicenda consiglio questo post di Gianluigi Negro.

Googlebye..?

gennaio 14, 2010

Dal blog di Wang Xiaofeng un commento sulla possibilità (remota?) che Google lasci il mercato cinese in seguito alla decisione di sospendere il filtro sulla ricerca applicato dal 2006 su google.cn. Alla sede di Google China qualcuno porta già dei fiori in segno di commiato. In calce vi segnalo qualche approfondimento.

Oggi sul sito del New York Times c’è un articolo che dice che Google è destinato a ritirarsi dalla Cina. Quelli di Google voglion lasciare la Cina quasi tutti i giorni: vivere qui per loro è piuttosto frustrante. Loro non sono di certo i Navi e questo non è il pianeta di Pandora [cfr. “Avatar”, ndt]. Perciò se non è più divertente smettono di giocare, è abbastanza ovvio.

In realtà io ho proprio voglia di vedere Google andarsene. Poi voglio vedere anche Microsoft, Apple e altre compagnie straniere andare via. Non ne deve rimanere nemmeno una, allora saremo a nostro agio. Comunque, se Google si ritirasse, avrebbe davvero le palle. Vorrei proprio vederlo un mondo senza Google, Microsoft, Apple.. ah ah!

L’intenzione manifestata dagli alti dirigenti di Google, ai miei occhi appare solo come una lamentela. Il mercato cinese è così vasto, chi è che dicendo “mi ritiro” poi effettivamente si ritira? Ad ogni modo, io supporto l’abbandono di Google. Anche se dovessero fare questo passo indietro, il mare delle possibilità resterebbe per loro smisurato e per noi ancor di più! [nota]

Ma, tornando a noi, in ogni vicenda è difficile distinguere con chiarezza il bene dal male. In linea generale, è proprio quando si esasperano gli elementi positivi di una situazione che gli errori vengono alla luce.

Centinaia i commenti, fra i quali riporto stralci da una discussione molto accesa.

somight @ 2010-01-13 13:48:24 Wang Xiaofeng, se ancora hai un briciolo di capacità argomentativa, se ancora [..] sei in grado di comprendere la sostanza dei fatti che stanno accadendo, beh allora ti vergogneresti delle parole che hai appena scritto.

Wang Xiaofeng @ 2010-01-13 Se ancora hai un briciolo di capacità di lettura, ti vergogneresti di quello che hai appena scritto.

Somight @ 2010-01-13 Ho speso dieci minuti di tempo per rileggere tutto, devo ammettere che non ho proprio “capacità di lettura” e non riesco proprio a capire il senso nascosto che dovrebbe contenere questo tuo post, mi servirebbe qualcuno dotato di capacità argomentativa in grado di espormi il senso misterioso o evidente di tutto questo, per questo almeno per ora non ho modo di vergognarmi.

Wang Xiaofeng @ 2010-01-13 Torna a casa e chiedi a mamma e papà.

Amio @ 2010-01-13 Sono d’accordo con Somight. Comunque penso che volendolo WXF potrebbe fornire una lettura chiara e limpida senza problemi.

Amio @ 2010-01-13 WXF tu hai chiesto a mamma e papà prima di scrivere?

Amio @ 2010-01-13 Google se ne va, un sacco di notizie difficili da trovare, vengo qui e trovo un sacco di gente che si dà del cretino..

[…] Somight @2010-01-13 Sei pregato di interrompere qualunque dialogo con me, non posso tollerare risposte come “torna a casa e chiedi a mamma e papà”. Mòderati, prego.

[…] Moderati-prima-tu @2010-01-13 Se non capisci allora evita di discutere, rispetto reciproco.

WXF @2010-01-13 Perciò dico, se prima si chiede a mamma e papà poi non si arriva a questi risultati.

[…] AH AH @2010-01-13 Ecco l’atteggiamento di molta gente che sostiene Google: scarsa capacità di ragionare, basta una scintilla e si incendiano. Google è una impresa straniera e il loro comportamento in questa occasione dimostra ancora più chiaramente come siano una azienda. Quante cose hanno sbagliato da quando hanno fondato google.cn? Adesso cercano una scusa per il loro fallimento, un po’ come fanno i bambini.

[Nota]: nel post non ho tradotto la frase 贵进贱退,贵进洋退,是一个大趋势. I primi otto caratteri sono difficili da rendere in italiano. Nei commenti al post originale si trovano alcuni suggerimenti: 贵(国)进贱(民)退  e poi, traduzione molto libera: Authority’s in, “Publicity”’s out; Racism’s in, Internationalism’s out. Consigli ben accetti…

Approfondimenti:

A new approach to China (dal blog ufficiale di Google)

Google detonates the China corporate communications script (di William Moss, Imagethief)

Google Considers China Pullout (da Caing nuovo giornale di Hu Shuli)

Doubting the sincerity of Google’s threat (di Evgeny Mozorov, Net.Effect)

Google puts its foot down (di Rebecca MacKinnon, RConversation)

Weighing in on Google’s predicament in China (di David Bandursky, HK Media Project)

Leggere la blogosfera Cinese (I)

dicembre 15, 2009


Traduco (via Hu Yong) la prima parte – la seconda nel prossimo post – di un saggio di Isaac Mao pubblicato in questi giorni su Deutsche Welle. Esiste anche una versione in inglese dell’articolo che però presenta parecchi tagli. Isaac Mao (Mao Xianghui 毛向辉, 1975) blogger, ricercatore, imprenditore, è certamente uno dei guru di internet in Cina. Qui spiega per sommi capi l’evoluzione della rete cinese negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda i blog e la partecipazione on line. Una lettura utile che suggerisco come traccia da cui iniziare lo studio della blogosfera cinese, e non solo. (Link e note miei)

Dodici anni fa, Hu Yong, pioniere di internet e professore alla scuola di giornalismo e comunicazione della Beijing University, pubblicò la sua traduzione in cinese di Being Digital di Nicholas Negroponte. In quel momento, molti giovani cinesi furono incentivati a lanciarsi alla scoperta di Internet. Recentemente, con la pubblicazione del suo The Rising Cacophony (Zhongsheng Xuanhua 众声喧哗) e della traduzione di Here Comes Everybody ha destato come allora l’interesse di molte persone. Ma stavolta, e questo è il fatto nuovo, il professor Hu non ha diffuso i suoi lavori attraverso i media tradizionali, ma sul proprio blog, su twitter e sul portale cinese di libri douban.com, ricevendo la stessa attenzione.

Eppure quando, nel 2002 , il sito cnblog.org pubblicò un post intitolato: “Attiriamo più blogger – migliaia di blogger originali per la Cina!” pareva assai difficile che questa chiamata avrebbe avuto risposta. Nel 2002 in Cina i blogger erano meno di un migliaio. Nel 2003 erano saliti a 100.000 e nel 2004 a 300.000. Nel 2005 erano circa un milione.

Il primo Meeting dei Blogger Cinesi (Chinese Bloggers’ Conference 中文网志年会, 2005) si tenne a Shanghai con lo slogan Everybody is somebody (平等心,众生志). Da allora, l’evento si è tenuto con cadenza annuale diventando il simbolo di un movimento in crescita.

Investitori temerari diedero un sostegno importante a giovani start-up e instillarono coraggio nei giovani pionieri del settore. Non mancarono le bolle di sapone e il mercato col tempo dimostrò che i Weblog difficilmente potevano rappresentare un modello di business in grado di autosostenersi. L’eccessiva impazienza dei pionieri fece sì che questa attività perdesse rapidamente seguito e sostegno. Ma con l’avvento di alcuni grossi portali internet (Sina, Sohu, Netease ecc.), i blog persero finalmente la loro aura di mistero e divennero accessibili a tutti. Oggi milioni di Cinesi aggiornano il proprio blog su base giornaliera – questo fatto somiglia molto al modello a “S” con cui Ray Kurzweil descrive l’evoluzione teconologica – e nella Cina odierna sono diventati un fenomeno di massa.

La comparsa del citizen journalism

L’influenza dei blog sulla società è cresciuta di pari passo con la loro diffusione su larga scala. Il modello editoriale innovativo, unito alla facilità di utilizzo dello strumento, ha aumentato la consapevolezza delle possibilità offerte dalla rete intesa come luogo di libertà d’espressione.

Prima del 2004 i blog erano roba da “iniziati” della rete. Ma le cose sarebbero cambiate di lì a poco, con l’affacciarsi sulla scena di Mu Zimei e altri “autori” popolari; fu allora che la parola “blog” (博客 boke) entrò nell’uso comune per definire un diario on-line. Nei settori più disparati si affermavano blogger in grado di fare tendenza grazie ai loro punti di vista fuori dal comune. Nel campo dell’ Information Technology, per esempio, Keso (Hongbo 洪波) si guadagnò un seguito notevole grazie alle sue analisi intelligenti. Personaggi famosi come l’attrice Xu Jinglei, presero a usare i loro blog per incrementare il numero dei propri fan. Attraverso i post gli ammiratori potevano conoscere lati inediti e più intimi dei loro beniamini. E proprio grazie a questo il blog di Xu Jinglei divenne in breve tempo il più famoso blog personale della rete.

Il giornalista Wang Xiaofeng è stato uno dei primi blogger cinesi. I suoi post provocatori gli hanno portato un’audience tanto vasta da renderlo più influente di quanto non fosse riuscito ad essere attraverso i media tradizionali. Alcuni autori indipendenti, come Hecaitou, attraverso una scrittura pungente, riuscirono a far emergere in rete il proprio carattere distintivo. Parallelamente, seguendo l’esempio di queste nuove “celebrità”, altri incominciarono a condividere in rete conoscenze, opinioni ed esperienze.

Prima di questa ondata di spontaneità, fino al 2002, le discussioni on line avvenivano soltanto attraverso i forum e i portali web. All’epoca era possibile commentare le notizie dei media tradizionali soltanto sottostando ai termini d’uso imposti dai portali ospitanti le discussioni.

Oggi invece sono i blog stessi a essere diventati fonti di notizie. Con la nascita dei cosiddetti citizen journalists (公民记者), dopo il 2006, blogger come Zhou Shuguang (Zuola) e Lao Humiao (Tiger Temple) hanno attratto l’interesse del pubblico. Completamente indipendenti, fanno inchieste e reportage su questioni sensibili in tutto il paese; ad esempio sullo scandalo della Yilishen avvenuto nel Liaoning (2007), o nel caso degli sfratti forzati a Chongqing (2007), o negli scontri di Weng’an nel Guizhou (2008). Sebbene questi cittadini-giornalisti siano spesso oggetto di critiche, rappresentano una realtà in crescita capace di riempire i vuoti lasciati dai media tradizionali.

Raggrupparsi attraverso i blog

La condivisione delle idee ha trovato nella rete uno strumento per svilupparsi. E la grande maggioranza dei cinesi, quando si tratta di esprimere le proprie opinioni, dimostra una spiccata vocazione alla coscienza collettiva (集体意识): ognuno tende a unirsi a gruppi  con opinioni simili alle proprie. I primissimi blog di cnblog.org, piattaforme come bullog.cn – che poi è stato bloccato – o siti dedicati alla divulgazione scientifica come songshuhui.net, si sono tutti inseriti nella mentalità cinese di “fare come fanno gli altri”. Ciò in realtà, rappresenta un ottimo punto di partenza dal punto di vista dello sviluppo di una coscienza critica individuale. In altre parole, piccoli gruppi autoconsapevoli, rappresentano fonti dinamiche di diversità in una società come quella cinese caratterizzata da una coscienza collettiva monolitica. All’interno di un piccolo gruppo, il singolo può trovare più facilmente sostegno e protezione, e di conseguenza è più facile che sviluppi opinioni personali (个人主义 lett.: individualismo). Questo è un fatto importante in Cina dal momento che in questo modo, qualora un individuo subisse un’intimidazione da parte delle autorità, il suo gruppo gli può garantire una certa protezione.

La funzione più importante dei blog in Cina è stata proprio quella di connettere persone che condividevano idee, interessi, speranze e che erano disposti a collaborare ed aiutarsi. Questo nuova forma di scrittura rappresenta un fatto inedito nel sistema cinese, verticale per tradizione, in cui ogni individuo poteva collaborare soltanto con chi si trovava nella sua stessa posizione. La confusa apertura del mercato [negli anni ’80, ndt] ha dato qualche occasione di commercio in più, ma certo non l’opportunità di costruire relazioni umane affidabili.

Una inchiesta di cittadini

dicembre 12, 2009

Post di oggi pubblicato sul blog di Wen Yunchao, alias Bei Feng

Un’inchiesta di cittadini – Regia: Ai Xiaoming, 64 minuti

di: Ai Xiaoming, Tan Zuoren, Xie Yihui, Hu Jie, Tegn Biao.

A fine agosto 2008, a cento giorni dal terremoto del Sichuan, le squadre di soccorso iniziarono a ritirarsi e i media cessarono di fare reportage sui disastrosi crolli delle scuole. L’ambientalista di Chengdu Tan Zuoren e alcuni volontari locali erano ancora lì, correndo da una scuola crollata all’altra alla ricerca delle ragioni dei crolli. Passò l’autunno e arrivò l’inverno, Tan Zuoren e Xie Yihui avevano visitato dieci contee e città e oltre ottanta paesi e villaggi nella regione dell’epicentro, coprendo una distanza di circa 3000 km. Riuscirono a mettere insieme un reportage investigativo che pubblicarono in rete a ridosso del primo anniversario del terremoto del 12 maggio. Si tratta della prima inchiesta indipendente condotta da cittadini sulle scuole crollate.

Tan Zuoren, come s’aspettava, perse la sua libertà. Intanto, l’artista pechinese Ai Weiwei intraprendeva altre azioni di cittadinanza. Gruppi di volontari andarono in Sichuan per compilare una lista degli studenti morti.

Questo documentario è un resoconto incompleto delle ricerche portate avanti da questi cittadini. E’ un’altra testimonianza che il regista vorrebbe presentare alla corte che sta processando Tan Zuoren per “istigazione alla sovversione del potere statale.”

[nota mia] Come si legge nell’imputazione a carico di Tan Zuoren, il noto attivista è osservato speciale delle autorità governative da tempo, ben prima della sua mobilitazione sul terremoto del 2008. E’ infatti accusato di “attività di propaganda sovversiva” per le sue esternazioni contro il verdetto pronunciato dal comitato centrale del partito sugli incidenti di Tiananmen nel 1989. Consiglio la lettura dell’imputazione in traduzione, anche per farsi un’idea del lessico – Orwelliano – di tali documenti. Ciò nonostante è bene non pensare a Tan Zuoren come a un sovversivo, o a un “dissidente” – parola tanto amata dalla stampa occidentale – ma piuttosto a un “cittadino attivo” come i tanti volontari che si sono uniti a lui: semplici cittadini che esigono giustizia e verità. Di seguito prosegue il post di Bei Feng.

Estratto:

I bambini morti nel crollo delle scuole il 12 maggio sono tutti figli di noi cinesi. Ciascuno di noi, ogni cinese che ancora ha una coscienza, dovrebbe sentirsi in colpa per questi bambini e dovrebbe assumersi la responsabilità delle loro morti. Quando questi bambini sono vittime di disgrazie e ingiustizie, oltre a dire “mi dispiace” in cuor nostro, possiamo fare qualcosa di più concreto per loro?

Soltanto se rispettiamo i morti possiamo essere teneri con i vivi. L’anniversario del 12 maggio è dietro l’angolo. Vorremmo cogliere questa occasione per fare una proposta attraverso la rete: che i cittadini cinesi si mobilitino per realizzare un “archivio degli studenti del 12.5” di modo che gli studenti e gli insegnanti morti nel terremoto abbiano il rispetto che si meritano.

Insistiamo perché i netizen cinesi promuovano un’inchiesta indipendente che faccia da base per lo svelamento della verità che ci è stata sino ad ora nascosta. Potremmo usarla come punto di partenza per un “monumento degli studenti del 12 maggio” on line. Dobbiamo usare internet per ri-connettere ancora una volta il nostro amore e la nostra dignità.

I cittadini di Chengdu Tan Zuoren e Xie Yihui.

Michael Anti e El Mundo

dicembre 4, 2009

Da alcuni giorni, esattamente dal 2 dicembre, Zhao Jing 赵静 (aka Michael Anti) ha un blog in spagnolo su El Mundo. Chi è Anti? Il giornalista e blogger cinese nato nel 1975, si guadagnò l’attenzione del mondo quando, il 30 dicembre 2005, la Microsoft chiuse il suo blog su msn live assecondando le pressioni del governo cinese.

All’epoca i dirigenti Microsoft si erano giustificati in questo modo: “preferiamo stare in quel mercato con i nostri servizi, piuttosto che non starci affato”. Già…come biasimarli?

Da allora Anti è diventato, fra gli addetti ai lavori, una delle voci di riferimento a livello internazionale per quanto riguarda le news indipendenti in Cina. E’ cofondatore di Far & Wide Journal (Zongheng Zhoukan 纵横周刊) e ha un account twitter seguitissimo da chi riesce ad aggirare il blocco del social network in suolo cinese. Per un’idea sommaria delle sue svariate collaborazioni e fellowship dentro e fuori la Cina rimando al suo profilo.

Oltre alla collaborazione con El Mundo – come mi ha anticipato in un’intervista che pubblicherò a breve – dal 2010 partirà con un blog anche sul NYTimes. Non sono molti i giornalisti cinesi indipendenti che possono vantare collaborazioni simili con i media occidentali. L’idea che la Cina possa essere raccontata agli occidentali (anche) dai cinesi stessi è interessante. E il caso di Anti mostra come finalmente molti giornali in Europa e negli Stati Uniti abbiano compreso l’importanza di avere occhi qualificati in terra cinese. Occhi che sappiano raccontare dall’interno una società complessa e piena di sfumature. Società che, per essere raccontata, ha bisogno anche di parole nuove capaci di aggiungere qualcosa in più alla consueta cantilena: “regime-freetibet-dirittiumani-sfruttamento ecc..”.

I giornali italiani fanno ancora eccezione, ovviamente.

Aspettando Democrazia

dicembre 1, 2009

Pubblico di seguito un post del 21 novembre di Yang Hengjun (45 anni), uno dei blogger cinesi più noti e attivi, molto attento e partecipe delle dinamiche della nascente società civile cinese. Lo trovate in inglese anche su China Hush (accidenti).  Qui una sua breve intervista.

Come vivere finchè non arriva la democrazia?

di Yang Hengjun 杨恒均

Ho visto questo titolo in un post di Blog China, e anche se quell’articolo non rispondeva alla questione, mi ha stimolato a rifletterci, seppure consapevole che non potrò rispondere a questa domanda. Ho già scritto in precedenza su ciò che possiamo fare  finchè non arriva la democrazia per fare in modo che arrivi un po’ prima […]. Tuttavia questo modo di dare consigli è tutt’altra cosa rispetto al dire alle persone come fare a vivere in concreto.

“Vivere” è qualcosa che viene prima della politica, prima della democrazia. Governi democratici moderni esistono nel mondo da poco più di cent’anni e prima di questo, l’umanità “viveva” comunque. Perciò anche se la democrazia può cambiare una parte della nostra vita, renderla migliore, tuttavia fino a quel giorno noi dobbiamo comunque campare e per la maggior parte della gente sarà comunque un vivere “non democratico”.

Su Blog China c’è un blogger che critica chi promuove la democrazia e sostiene che coloro i quali si appellano ai diritti umani universali (che lui definisce gli “iniziati/illuminati”) devono essere considerati responsabili di quel che è accaduto con Yang Jia a Shanghai [nel 2008 Yang Jia, 28 anni, di Pechino a seguito di un soppruso subito da parte della polizia si fece giustizia da solo uccidendo a coltellate sei poliziotti di un commisariato di Shanghai. Il 26 novembre di un anno fa è stato giustiziato]. La logica di questo ragionamento è: “se tu non avessi insistito eccessivamente sull’individualismo e sui diritti umani e insegnato alla gente ad essere ostile al governo, Yang Jia sarebbe comunque stato così incazzato arrivando ad uccidere?”.

Questo è un esempio abbastanza estremo che tuttavia ha una sua logica. Se Yang Jia fosse stato un cittadino ubbidiente e sottomesso di certo non si sarebbe arrabbiato a tal punto. Non sarebbe arrivato a uccidere, e non sarebbe finito egli stesso ucciso. E procedendo secondo questo ragionamento: parlare di democrazia e valori universali rende tutti più inquieti e inganna i giovani, facendoli sentire come fossero già dei “cittadini” (公民) o addirittura dei “padroni” (主人) che non hanno più rispetto per gli adulti, che chiedono di riconoscere diritti di cittadini che semplicemente non esistono, che sfidano l’autorià, che fanno la guardia al governo, denunciano la corruzione e il malcostume, fanno petizioni eccetera eccetera… Può una società siffatta essere realmente armoniosa (和谐)? Almeno non ci sarebbero così tante persone arrabbiate, ed anche se la gente ci reputasse dei buoni a nulla noi andremmo sorridenti con la testa alta.

Seguendo la logica di questo blogger potremmo dedurre che, in caso di stupro, non dovremmo perseguire lo stupratore, anzi dovremmo avvertire la persona violentata che la prossima volta cerchi di trattenersi e lasciare che le cose accadano senza opporre troppa resistenza…

Per spiegare il mio punto di vista userei l’esempio del medico che cura il paziente e gli salva la vita: se sappiamo che qualcuno è malato e non lo sa, dovremmo avvertirlo? Credo vi siano due cose da considerare nel decidere se dirglielo o meno: la prima è che avvertendolo della malattia, faremo sì che guarirà prima dato che la sua malattia si può curare e prima verrà operato prima starà meglio, mentre invece se lasciamo le cose come stanno la sua vita sarà in pericolo. La seconda situazione è quella di una malattia incurabile, per cui il malato morirà in ogni caso, che noi lo avvertiamo o meno poco importa. Nel secondo caso io, come molti dottori, opterei per non avvertirlo, altrimenti lo lascierei in balìa di pensieri di morte fino agli ultimi istanti della sua vita, che è molto peggio della morte stessa.

Veniamo ora all’avvenire della Cina. Se parliamo di democrazia, libertà e governo della legge /principio di legalità (法治) la situazione è identica: la Cina ha o non ha speranze? Riuscirà mai la nostra società ad entrare a far parte delle società civili del mondo moderno? Riusciranno il governo della legge, la libertà e la democrazia ad arrivare in Cina? In caso negativo, beh allora il fatto che io stia qui tutto il giorno a far casino, a tessere le lodi di questa “democrazia”, “libertà” e “governo della legge” che tanto non arriveranno mai, a raccontare le cose al punto che i giovani non vogliono più vivere in questa situazione presente.. questo è soltanto nuocere alle persone?

Ovviamente io non credo che la Cina sia senza speranza. Credo fortemente che democrazia, libertà e governo della legge arriveranno. Io sono sicuro che la maggior parte dei miei lettori siano in grado di comprendere i miei post e che attraverso il mio blog intravedano anche speranze per il futuro, traggano ispirazioni, e riescano a vivere con più energia e ottimismo.

Tuttavia non posso non ammettere che ci sarà una parte di giovani lettori del mio blog che potrà male interpretare.Riflettendo su se stessi con maggiore attenzione, si renderanno conto di alcune cose, rimarranno perplessi, al punto di perdere interesse e gioia per la loro vita attuale.

Proprio due ore prima di scrivere questo post ho aperto un messaggio personale arrivato da Hexun blog che diceva: “i miei pensieri insulsi provengono tutti dal Suo blog. Una volta ero spensierato e felice, ma adesso sento dentro una serie di preoccupazioni.. e sono tutte dovute a Lei. Crede che questo possa diventare una scusa per diventare Suo buon amico?”

[…] Di lettere come questa ne ricevo a migliaia […] Anche ieri due ragazzi mi hanno scritto: “Prof. Yang, leggo sempre i suoi pezzi, quando arriverà la democrazia? Io davvero non so come riuscire a tirare avanti in questa situazione, può dirmi come si fa a emigrare? Potrebbe aiutarmi?” E ci sono esempi ancora più estremi, una persona ha letto i miei post per uno o due anni e alla fine ha smesso, non potendone più: “Lei mi fa pensare a libertà e democrazia tutti i giorni, ma devo continuare a vivere in una realtà da G8, se lei non porterà democrazia e libertà in Cina presto, io sarò finito! Ho già perso la gioia di vivere..”

Francamente se non mettiamo in chiaro i nostri ideali in relazione alla realtà, se non separiamo la politica dalla vita allora incontreremo realmente qualche ostacolo. Forse c’è qualcuno che mi accusa dicendo che sono inconsistente, che scrivo una cosa e ne faccio un’altra. Certo quando ho a che fare con i miei giovani lettori di sicuro mi faccio degli scrupoli e posso anche commettere errori. Ma alla maggioranza dei miei lettori voglio dire questo: potete ragionare come dei grandi uomini, o scrivere come dei filosofi, ma la cosa migliore che potete fare è “vivere” come persone normali.

Allora, come vive un cinese normale? Faccio un esempio: io come i miei lettori sono fermamente contro la corruzione, in passato ho anche incitato tutti a unirsi contro di essa, ma allo stesso tempo mi sono reso conto che se definiamo il concetto di “corruzione” secondo i termini della cultura odierna, allora questo genere di malcostume si è già infiltrato in profondità in ogni ambito nostra politica,  della nostra società e vita quotidiana, perfino nel nostro corpo e nel nostro cervello. In questa situazione se volessi veramente spingere i miei lettori a denunciare la corruzione, per esempio, nel loro luogo di lavoro, e ad astenersi da qualunque situazione di malcostume, onestamente, per com’è la Cina che io conosco, questi lettori verrebbero presto alla mia porta a chiedermi di dar loro da vivere. Questa è la Cina, questa è la situazione in cui sono le persone.

Ovviamente non posso indirizzare i giovani verso una scelta di vita e nemmeno impedire loro di fare certe scelte. Se si vuol vivere come “cittadini” (公民) in una società che è ancora lontana dall’essere civile (非公民);se si vuol vivere in modo “democratico” (民主) in una società per nulla democratica (非民主); o addirittura se si vuol agire come dei “capi” (主人) in una società che in realtà è dominata da altri,  io di certo non mi opporrò a questa condotta, anzi darò rispetto e sostegno, arriverò a commuovermi. Ma siamo consapevoli di quante difficoltà ci sono su quella strada? Siamo consapevoli di quale prezzo si potrebbe dover pagare?

Io ce l’ho presente. Specie la coscienza colpevole verso i propri cari. Sono cose che non si potranno cancellare per tutta una vita. Così, ogni volta che un giovane mi chiede come dovrebe vivere, io gli dico di vivere come deve, di vivere come un Cinese. Non voglio ingannare i giovani. Indurli a sacrificare la vita che hanno per una vita più gloriosa, estrema, ma estranea a questa società. Tuttavia so che è la nostra società che si trova in una condizione estrema, non le loro vite.

L’argomento di oggi è davvero pesante, non mi va di andare avanti su questo tono. Quindi parliamo di cose più leggere. Fino a che non arriverà la democrazia, io so come vivere. Oltre a lavorare per i miei tre pasti al giorno, cercherò la democrazia per la Cina nel mio tempo libero e non mi baserò sugli altri, chiederò tutto a me stesso e, per quanto possibile, farò in modo che che i miei scritti aderiscano a quel che sono e viceversa (文如其人 , 人如其文).

Davvero mi godo la vita adesso, soltanto sono un po’ preoccupato – quando vi sarà democrazia, come vivrà questo povero vecchio Yang? […] Che cosa potrà promuovere un promotore di democrazia? Se avrò i soldi ho pensato che potrei aprire un negozietto o una libreria. Se sarò senza soldi aprirò un banchetto lungo la strada – spero di esser giovane abbastanza per aver ancora le forze – spero anche, caro lettore, che quando verrà quel giorno, se passerai da quelle parti, ti fermerai per strada a ricordare insieme i vecchi tempi in cui io avevo un blog…