Pechino: artisti protestano in strada vicino a Tiananmen

Oggi c’è stato il corteo più cazzuto della storia dell’umanità! Sei persone, tre striscioni, una videocamera, un registratore, un twitterer, un coordinatore, hanno camminato sulla strada più larga che c’è, nessuno dei media era invitato alla festa… ma tutto il mondo saprà quel che è accaduto! [Ai Weiwei]


Tutto è cominciato alle due di notte di ieri, lunedì, mentre a Pechino ci si preparava per ritornare al lavoro dopo le feste per il capodanno.

Alla Zhengyang Creative Art Zone, nel distretto di Chaoyang (Pechino est), gli ultimi artisti rimasti dormono al gelo nei loro studi. Abusivi. Il 26 novembre scorso è arrivato lo sfratto da parte dei proprietari. Otto giorni di tempo per andarsene. Il 5 dicembre vengono tolti corrente e riscaldamento. Devono iniziare le demolizioni per la costruzione di un nuovo quartiere. Alcuni se ne vanno, ma le alternative non sono molte: altri distretti artistici, come lo 008 International Art District, stanno affrontando problemi simili. C’è chi invece è deciso a resistere. Molti hanno contratti in leasing che scadono dopo l’estate, gli studi stanno per diventare di loro proprietà. La rottura del contratto da parte dei proprietari darebbe loro diritto a un risarcimento, ma nessun ente governativo sembra disposto a tutelarli in modo possano rivalersi sui proprietari.

Da tre mesi passano le notti al freddo, senza luce, riscaldamento, acqua calda. Si alternano in turni di guardia. Temono i ladri di opere d’arte, come quelli che hanno portato via quadri per circa un milione di yuan lo scorso gennaio. Temono soprattutto i picchiatori assoldati dai costruttori che possono arrivare armati di mazze, come è già capitato. Infatti alle due di notte gli sgherri arrivano, stavolta menano forte, senza pietà. All’alba arriva la polizia e poco dopo anche Ai Weiwei, uno degli artisti cinesi più noti al mondo in questo momento, certamente il cittadino più attivo nella nascente società civile cinese.

E’ il primo dopopranzo in Cina, e colui che all’estero qualcuno ha ribattezzato come “il rivoluzionario con il cellulare” inizia il suo report in diretta via twitter (@aiww). Gli artisti si riorganizzano, la rabbia è irriducibile: dopo la truffa e l’abbandono da parte di tutti, sono arrivate anche le botte. Alle 15 decidono di marciare verso il centro della città per protestare. Sono in pochi, meno di dieci persone, scrivono su dei teli bianchi: “i diritti dei cittadini”.  Non si curano nemmeno di avvertire troppi media. Gli unici report reperibili in rete nelle ore successive vengono dai tweet e dalle foto postate in diretta su twitpic. Alle 16 sono su Chang’an Jie “avanziamo gridando i nostri slogan” scrive Ai Weiwei. Chang’an Jie non è una strada qualunque di Pechino, è La strada. Chi la percorre verso il centro della città arriva a Tiananmen. Sono 21 anni che un corteo non la attraversa.

Sia chiaro, non esistono paragoni possibili con il movimento del 1989. Il gesto di questi sei “disgraziati” col telefono e la macchina fotografica è nato e si consumerà in un momento. E’ un moto di rabbia di chi ha poco da perdere ma ha anche la dignità e la capacità di lanciare messaggi che hanno gli artisti.

Riescono a fare 100 metri, non di più. Poi vegono circondati dalla polizia, alcuni fanno resistenza, la tensione si alza eppure tutto si risolve in poco tempo, mezzora o poco più. In questi casi sono le stesse forze dell’ordine che cercano di non ingigantire ciò che sta accadendo. A bordo strada i manifestanti vengono fermati, il traffico prosegue con una lieve deviazione. Nessuna tv era presente, pochissimi reporter.

Ma in rete tutto è stato registrato, in tempo reale. Molti, fra la sparuta élite – circa 10.000 – di utenti cinesi che conosce e usa assiduamente twitter aggirando il blocco dei server, non nascondono l’eccitazione.

A sera, dal computer di casa, Ai Weiwei, infaticabile, continua ad aggiornare i suoi tweet ripensando alla giornata, alla mobilitazione fulminea, all’esiguo numero dei partecipanti, alla portata simbolica del gesto, all’emozioni di essere stati lì: “Quanto tempo che non ci vedevano, mia Chang’an Jie”.

p.s. Qui le foto, da vedere! In attesa di qualche notizia in più dalla stampa, vi rimando al primo giornale in lingua inglese che ne parla, Global Times.

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Una Risposta to “Pechino: artisti protestano in strada vicino a Tiananmen”

  1. Andrea Says:

    Per chi potesse essere interessato qui (http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=1445293) potete trovare un interessante articolo sul rapporto fra nuove forme di proprietà, sistema giuridico e nuovi media in casi riguardanti sfratti coatti in Cina. (l’argomentazione prende in esame il contesto dell Pechino pre-olimpica). Una bozza precedente dell’articolo è stata presentata nel 2007 alla conferenza annuale della Society of East Asian Anthropology ricevendo una menzione speciale per il Bestor Award.

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