Generazione 80, sono arrivati!

editoriale di Dai Zhiyong, Nanfang Zhoumo 3 feb 2010.

Compaiono per la prima volta come la “nuova generazione di lavoratori migranti” nel Documento No. 1 appena pubblicato dal Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese. Oppure compaiono come i “cinque milioni di giocatori di World of Warcraft” nel film War of Internet Addiction, realizzato a budget zero e capace di reggere il confronto con Avatar o Confucio.

Sono la generazione post-80. E nel 2010 vanno verso i trent’anni.

Sicuramente avrete già scorto una differenza: “lavoratori migranti della nuova generazione” è una definizione data da altri, ma “giocatori di World of Warcraft” è una definizione che hanno scelto loro stessi. Dalla passività all’azione: un chiaro segno di raggiunta maturità. “Siamo dei giocatori di World of Warcraft” è il grido che risuona dentro a questo film da cui si deduce la ricerca di un senso d’appartenenza nel mondo da parte dei giovani di questa generazione. Non implorano che le loro richieste vengano attuate ma si battono attraverso la resistenza e la critica contro coloro che detengono il potere. E stanno mostrando alla società dominante il valore del gioco libero e della competizione leale.

Trent’anni per ricostruire una nazione, trent’anni di crescita selvaggia. Alla fine loro sono arrivati. Con uno spirito critico e una vena artistica sorprendenti sono balzati alla ribalta nella Cina odierna. Sono una massa di centinaia di milioni di persone, Han Han non è più solo. Attivissimi in rete e sempre sul posto quando accadono fatti scottanti, cercano di riportare la verità degli eventi, lottano per l’equità sociale. Hanno cominciato a dire la loro sulla realtà odierna ad alta voce, con parole ragionate, responsabili, pungenti. Questa generazione di giovani darà sicuramente nuova energia alla Cina dei loro predecessori.

Non sono, ovviamente un corpo unico. Ci sono i figli dei ricchi e i figli dei poveri. Così come i figli dei quadri che, con le spalle coperte dai padri e una vita liscia e scorrevole, si dirigono verso un qualche incarico governativo. Ci sono poi i giovani laureati che hanno trovato un normale impiego in azienda o nei servizi, coloro insomma che vengono individuati come la classe media, o il “popolo delle formiche nelle umili dimore (woju yizu)”. Loro siamo anche noi, i nostri  fratelli e sorelle minori, vicini di casa, colleghi, apprendisti. Sebbene abbiano mestieri differenti e si inseriscano in strati sociali diversi, sono tutti ugualmente cresciuti nell’era delle riforme, lontano da ogni prospettiva utopica, accomunati da un comune vigore e da un sistema di valori condiviso. Questa generazione non patirà campagne contro la destra, o i tre anni della grande carestia, la Rivoluzione Culturale, o l’esser mandati al lavoro nelle campagne; e nemmeno i drammi personali nati dal sospetto o dalla rottura con i padri. Molti di loro sanno ben poco oramai della “letteratura delle ferite (shanghen wenxue)” il loro ambiente naturale sono casomai le riforme e l’apertura. In una Cina il cui cambiamento è divenuto ormai evidente la loro natura ha subito poche costrizioni e i loro ideali sono tutt’altro che incorporei. Ed è proprio l’esser cresciuti in una Cina diversa da quella in cui hanno tribolato i loro padri che fa sì che essi siano meno disposti a tollerare le ingiustizie. E’ assente, in loro, l’apatia della rassegnazione.

Quel War of internet addiction che nelle scorse settimane ha raccolto qualche milione di click in rete punta il dito contro casi eclatanti come  le “cacce all’uomo transprovinciali (省追捕)”, “l’incidente della pesca (钓鱼执法)” a Shanghai, le false foto della “tigre del sud (正龙拍虎)”,  il caso dell’incidente d’auto ad Hangzhou (70码) […]. Si ribellano contro gli abusi inaccettabili compiuti contro le menti e i corpi, abusi che vengon trattati come la regola nella società. Ciò che desiderano, in breve, è disegnare se stessi a lettere capitali, vogliono scrivere bene in grande il carattere “persona”. Il rispetto per l’umanità, l’amore per la libertà l’aspirazione alla verità e il loro senso di appartenenza li stanno conducendo dall’offuscamento alla luce. Li conducono là dove accadono quei casi eclatanti sempre più diffusi; verso il pensiero libero, il dibattito rigoroso, lentamente fino a una comprensione più piena di ciò che sta dietro agli eventi politici e sociali.

Data la loro gioventù nutrono grandi speranze verso un domani migliore e per questo si impegnano. La loro fortuna è che le porte del Paese sono già aperte, tutte le chiusure stanno cadendo una a una, nell’era inarrestabile di internet tutti i sogni possono diventare realtà.

Questa generazione di figli unici è ben lontana dall’identificarsi con la tanto coccolata beat generation. Tuttavia, anche i giovani americani che nella metà degli anni cinquanta rovesciarono il sistema di valori dominante non facevano altro che usare il dubbio unito alla certezza, la  propria naturale disposizione e le regole condivise. La loro venuta non fu una disgrazia per il futuro dell’America, anzi, essi, a modo loro, si conquistarono l’America.

Tolto il drappo si aziona il motore. Coloro che costruiranno una nuova Cina saranno proprio i giovani cresciuti dopo il periodo delle riforme. Non hanno paura a dibattere e criticarsi a vicenda in rete fin quasi ad offendersi. E’ dai punti di vista differenti che vengono i progressi, che si costruiscono fondamenta comuni. Non è la fine del mondo anche se giocano ogni giorno due tre ore ai videogiochi on line, pur sempre entro limiti ragionevoli. Finchè ci sarà un ambiente di gioco libero ed equo, fondato su regole ragionevoli, potranno imparare dall’esperienza, conoscere piccole gioie e dolori, e attraverso l’impegno individuale e la cooperazione riuscire a realizzare le piccole aspettative di ciascuno. Non è questo un processo che può contribuire a temprare il loro spirito, dar loro indipendenza, ampliare le loro prospettive, promuovere il loro processo di conoscenza? Cosa c’è di male in tutto questo?

Le virtù dei giovani sono le virtù della nazione. La loro indipendenza e libertà sono la libertà e l’indipendenza della nazione. L’aspirazione a una vita più libera, e il desiderio di modernità dei 90 milioni di lavoratori migranti della nuova generazione sembrano essere il fondale obbligato di quest’epoca. War of internet addiction, d’altro canto, appare come un lampante dichiarazione. Questi giovani nati durante l’era delle riforme e dell’apertura stanno imparando a uscire dal silenzio, le voci isolate si stanno unendo spontaneamente per formare un torrente impetuoso che dice: siamo arrivati!

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3 Risposte to “Generazione 80, sono arrivati!”

  1. World of Warcraft, il virtuale incontra il reale Says:

    […] il giornale riformista più letto nel Paese, ha dedicato ai giovani autori del film un lungo editoriale intitolato “Generazione ’80, sono arrivati!”. Anche Michael Anti, celebre blogger già […]

  2. Nello DE PADOVA Says:

    Sono molto interessato a questo fenomeno.

    Grazie per questo POST.

    Mi chiedo, e chiedo se si hanno notizie, se il sistema valoriale di base di questi giovani (che sono sicuramente il futuro dell’umanità) è comunque riconducibile alla filosofia ed all’approccio alla vita orientale (visione olistica del mondo, particolare attenzione ai saperi spirituali ed umanistici e sua integrazione con i saperi scientifico-tecnici in un ruolo quasi subordinato di questa a quegli) o se si sono occidentalizzati anche loro con una visione materialistica accentuata, un individualismo esasperato, un forte accento al possesso ed una sostanziale rinuncia alla condivisione, ecc…

    Lo chiedo perchè i miei figli, di una decina d’anni più piccoli, vivranno in un mondo in cui le regole le detteranno questi ragazzi,

    Grazie per l’attenzione.

  3. caracina Says:

    difficile parlare in generale per me.. però propenderei decisamente per la seconda

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