Una inchiesta di cittadini

Post di oggi pubblicato sul blog di Wen Yunchao, alias Bei Feng

Un’inchiesta di cittadini – Regia: Ai Xiaoming, 64 minuti

di: Ai Xiaoming, Tan Zuoren, Xie Yihui, Hu Jie, Tegn Biao.

A fine agosto 2008, a cento giorni dal terremoto del Sichuan, le squadre di soccorso iniziarono a ritirarsi e i media cessarono di fare reportage sui disastrosi crolli delle scuole. L’ambientalista di Chengdu Tan Zuoren e alcuni volontari locali erano ancora lì, correndo da una scuola crollata all’altra alla ricerca delle ragioni dei crolli. Passò l’autunno e arrivò l’inverno, Tan Zuoren e Xie Yihui avevano visitato dieci contee e città e oltre ottanta paesi e villaggi nella regione dell’epicentro, coprendo una distanza di circa 3000 km. Riuscirono a mettere insieme un reportage investigativo che pubblicarono in rete a ridosso del primo anniversario del terremoto del 12 maggio. Si tratta della prima inchiesta indipendente condotta da cittadini sulle scuole crollate.

Tan Zuoren, come s’aspettava, perse la sua libertà. Intanto, l’artista pechinese Ai Weiwei intraprendeva altre azioni di cittadinanza. Gruppi di volontari andarono in Sichuan per compilare una lista degli studenti morti.

Questo documentario è un resoconto incompleto delle ricerche portate avanti da questi cittadini. E’ un’altra testimonianza che il regista vorrebbe presentare alla corte che sta processando Tan Zuoren per “istigazione alla sovversione del potere statale.”

[nota mia] Come si legge nell’imputazione a carico di Tan Zuoren, il noto attivista è osservato speciale delle autorità governative da tempo, ben prima della sua mobilitazione sul terremoto del 2008. E’ infatti accusato di “attività di propaganda sovversiva” per le sue esternazioni contro il verdetto pronunciato dal comitato centrale del partito sugli incidenti di Tiananmen nel 1989. Consiglio la lettura dell’imputazione in traduzione, anche per farsi un’idea del lessico – Orwelliano – di tali documenti. Ciò nonostante è bene non pensare a Tan Zuoren come a un sovversivo, o a un “dissidente” – parola tanto amata dalla stampa occidentale – ma piuttosto a un “cittadino attivo” come i tanti volontari che si sono uniti a lui: semplici cittadini che esigono giustizia e verità. Di seguito prosegue il post di Bei Feng.

Estratto:

I bambini morti nel crollo delle scuole il 12 maggio sono tutti figli di noi cinesi. Ciascuno di noi, ogni cinese che ancora ha una coscienza, dovrebbe sentirsi in colpa per questi bambini e dovrebbe assumersi la responsabilità delle loro morti. Quando questi bambini sono vittime di disgrazie e ingiustizie, oltre a dire “mi dispiace” in cuor nostro, possiamo fare qualcosa di più concreto per loro?

Soltanto se rispettiamo i morti possiamo essere teneri con i vivi. L’anniversario del 12 maggio è dietro l’angolo. Vorremmo cogliere questa occasione per fare una proposta attraverso la rete: che i cittadini cinesi si mobilitino per realizzare un “archivio degli studenti del 12.5” di modo che gli studenti e gli insegnanti morti nel terremoto abbiano il rispetto che si meritano.

Insistiamo perché i netizen cinesi promuovano un’inchiesta indipendente che faccia da base per lo svelamento della verità che ci è stata sino ad ora nascosta. Potremmo usarla come punto di partenza per un “monumento degli studenti del 12 maggio” on line. Dobbiamo usare internet per ri-connettere ancora una volta il nostro amore e la nostra dignità.

I cittadini di Chengdu Tan Zuoren e Xie Yihui.

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6 Risposte to “Una inchiesta di cittadini”

  1. Tweets that mention Una inchiesta di cittadini « Cara Cina -- Topsy.com Says:

    […] This post was mentioned on Twitter by 北风, Tommaso Facchin. Tommaso Facchin said: [caracina] Un'inchiesta di cittadini sul terremoto del Sichuan http://bit.ly/8B2f1n […]

  2. Ivan Franceschini Says:

    Bel post, complimenti. Credo che la precisazione sul ruolo di Tan Zuoren come cittadino attivo e non dissidente sia davvero necessaria (proprio su questa questione recentemente ho avuto modo di realizzare un lavoro – finora inedito in Italia – con un fotografo di Contrasto: http://www.contrasto.it/component/option,com_home/Itemid,55/lang,it/). Per quanto riguarda il terremoto del Sichuan, se da un lato non possiamo far altro che ammirare gli sforzi di Tan Zuoren, Ai Weiwei e molti altri per portare alla luce la complessa rete di responsabilità che hanno trasformato una tragedia in una catastrofe, come dimenticare il servilismo e la stupidità dimostrata da alcuni cosiddetti “intellettuali” in quell’occasione? Penso soprattutto a Yu Qiuyu e al suo appello ai genitori dei bambini morti perché smettessero di protestare, onde evitare strumentalizzazioni da parte delle forze anti-cinesi, e a Wang Zhaoshan, autore dell’infelice poesia “Anche gli spiriti sono felici”. Se il primo aveva invitato i genitori a trovare consolazione nel fatto che grazie alle preghiere di un miliardo e trecento milioni di cinesi i loro figli erano sicuramente arrivati in cielo come dei buddha e da lassù continuavano a proteggere il paese, il secondo aveva scritto una poesia in cui ad un ragazzo morto si mettevano in bocca le seguenti parole: “I disastri naturali sono inevitabili, dunque perché dovrei lamentarmi della mia morte? Il presidente chiama, il primo ministro risponde, il Partito se la prende a cuore, l’intero paese si preoccupa, le voci entrano nelle rovine. Un miliardo e trecento milioni di persone piangono. Mi sento felice, anche se sono un fantasma. Aquile argentate e veicoli militari vengono in soccorso: cari soldati, poliziotti, il più grande tesoro della nazione! Muoio felice. Vorrei solamente avere una televisione, così potrei guardarmi le Olimpiadi e gioire con gli altri” (per traduzioni integrali in inglese del saggio e della poesia in questione si vedano http://zonaeuropa.com/200806a.brief.htm#015 e http://www.danwei.org/front_page_of_the_day/chairman_of_the_chinas_writer.php). Mentre Tan Zuoren è in carcere, Yu Qiuyu rimane uno degli intellettuali più ricchi ed osannati nel paese e Wang Zhaoshan è stato addirittura selezionato come membro della delegazione cinese alla Fiera del libro di Francoforte. Anche in Cina essere servi ha i suoi vantaggi.

    • caracina Says:

      Grazie Ivan, il tuo commento è ricco di spunti. Soprattuto mi rendo conto che sarebbe utile “dar voce” in questo blog anche a intellettuali venduti e servi del partito, tanto per dare un’idea del tono dei loro interventi anche a un pubblico italiano, che pure è abituato a leggere e ascoltare i pensieri di certi figuri. Tanto per capire se è vero che i servi si somigliano dappertutto..

  3. Malina Says:

    Ciao, io ho incontrato e intervistato Ai Xiaoming per la mia tesi di dottorato a dicembre ed era allora impegnata nella ‘seconda parte’ di ‘Un’inchiesta di cittadini’. Qualche giorno fa ha caricato e diffuso il documentario sul web.

  4. Tan Zuoren: testo della sentenza Says:

    […] dove registrare tutti gli studenti morti nei crolli. Assieme ad altri aveva realizzato un video, “Una inchiesta di cittadini”, impietosa denuncia di un sistema corrotto che aveva permesso la costruzione di scuole fragili […]

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