Archive for dicembre 2009

Liu Xiaobo: testo della sentenza

dicembre 30, 2009

Traduco, con qualche taglio, il testo della sentenza nel processo a carico di Liu Xiaobo, condannato a undici anni il 25 dicembre 2009 a Pechino. Devo dire che leggendo un testo di questo tipo, per la prima volta mi sono reso davvero conto di cosa significhi essere processati per le proprie parole. Mai le virgolette ” ” mi sono apparse così… spietate.


Sentenza penale della Prima Corte Popolare Intermedia di Pechino

[…] Imputato Liu Xiaobo, maschio, 53 anni (nato il 28-12-1955), di etnia Han, nato a Changchun, provincia di Jilin, Dottore di ricerca, non impiegato, domiciliato presso […] Nel gennaio 1991 viene graziato da sanzione penale dopo attività di propaganda controrivoluzionaria. Nel settembre 1996 viene condannato a tre anni di rieducazione attraverso il lavoro per cospirazione contro l’ordine sociale. Sospettato di tentata istigazione alla sovversione dell’ordine statale è colpito da provvedimento di custodia l’8 dicembre 2008; dal 9 dicembre 2008 è agli arresti domiciliari; il 23 giugno 2009 viene tratto in arresto. E’ attualmente detenuto a Pechino fra gli attendenti giudizio di primo grado.

Gli avvocati difensori sono […]

Il primo collegio della Procura del Popolo della città di Pechino […] accusa l’imputato Liu Xiaobo di incitamento alla sovversione dell’ordine dello Stato. La requisitoria ha avuto luogo il 10 dicembre 2009 presso questa Corte. Il collegio giudicante si è riunito in conformità con la legge  [….] e si è giunti alla conclusione del processo.

Secondo l’accusa della Procura l’imputato Liu Xiaobo ha manifestato insofferenza rispetto al sistema di governo del Paese fondato sulla dittatura democratica popolare (人民民主专政) e nei confronti del sistema socialista. Dal 2005 ha pubblicato su siti internet stranieri come Observe China e BBC China i seguenti articoli incitanti alla sovversione: Il patriottismo dispotico del partito comunista cinese; Perchè al popolo cinese è concessa soltanto la democrazia del partito unico?; Cambiare la società per cambiare il regime; I molti volti della dittatura del partito comunista cinese; Gli effetti negativi della dittatura sulla democrazia nel mondo; Indagini in corso sui casi di bambini schiavizzati nelle miniere;

In tali articoli spargeva voci calunniose come:

–       “Da quando il partito comunista cinese è al potere, le varie generazioni di autocrati si sono sempre e soltanto preoccupate di mantenere il potere nelle loro mani, senza curarsi minimamente dellla vita delle persone”.

–       “Il patriottismo promosso dai quadri del regime guidato dal partito comunista cinese si fonda sull’assurdo proposito di ‘reggere il paese attraverso il partito’; la sostanza di tale patriottismo è che il popolo deve amare il regime, la dittatura e i dittatori, con ciò ci si appropria di un tal valore per portare in rovina il paese e il popolo.”

–       “I metodi usati dal partito comunista cinese sono i classici espedienti che i dittatori usano per mantenere sino alla fine il potere. Ma numerose crepe intaccano oramai il palazzo del regime cui s’aggrappano senza modo di perdurare a lungo.”

E istigava esprimendosi in questi termini:

–       “Cambiamo la società e cambieremo questo regime”

–       “Le speranze per la nascita di una Cina libera non risiedono tanto in un rinnovamento da parte dei governanti, quanto piuttosto nell’inarrestabile diffondersi di nuova energia popolare.”

Fra settembre e dicembre 2008 l’imputato Liu Xiaobo, assieme ad altri, ha redatto la “Carta 08” con i propositi dichiarati di: “cancellare il privilegio del partito unico a governare ininterrotamente” e “istituire attraverso un impianto democratico costituzionale una Repubblica Federale Cinese”. Propositi che, assieme ad altri, incitavano alla sovversione del potere vigente. Liu Xiaobo, dopo aver raccolto oltre 300 adesioni, le ha fatte pervenire tramite posta elettronica, assieme alla “Carta 08”, a siti stranieri come Minzhu Zhonguo [Cina Democratica] e Indipendent Chinese Pen Center dove sono state pubblicate.

L’imputato Liu Xiaobo, dopo aver commesso il crimine, è stato fermato e assicurato alla giustizia. La Procura del Popolo della città di Pechino ha portato a questa Corte le deposizioni di testimoni atte a dimostrare la colpevolezza dell’imputato; raccolto informazioni sulle circostanze del crimine; vagliato i documenti e i dati elettronici […] e ritiene che la condotta dell’imputato Liu Xiaobo costituisca una violazione degli articoli […] del Codice Penale della Repubblica Popolare Cinese, configurando il reato grave di incitamento alla sovversione dell’ordine statale. […] L’imputato Liu Xiaobo nel corso dell’udienza si è professato innocente sostenendo di aver semplicemente esercitato il diritto alla libertà d’espressione sancito dalla costituzione e di non aver arrecato danno a nessuno con le sue critiche né di aver mai incitato alla sovversione dell’ordine statale. L’avvocato difensore dell’imputato ha aggiunto che nel testo di “Carta 08” non compaiono contenuti mezogneri, né calunniosi o diffamatori. […]

I fatti summenzionati sono confermati dai dati seguenti: [segue in dieci punti un elenco dettagliato che riguarda i conti in banca dell’imputato, i soldi provenienti dall’estero come compenso per i suoi scritti, i dettagli sulla sua utenza internet, tutti i siti cinesi ed esteri in cui sono comparsi i suoi scritti, tutti gli elementi sospetti emersi dalle sue conversazioni skype, email e dai dati salvati nei suoi computer, le testimonianze di persone che hanno discusso con lui riguardo a “Carta 08”, la lista dei titoli degli articoli incriminati, ecc..]

La procura ritiene che l’imputato aveva come obiettivo il sovvertimento del governo nazionale fondato sulla Dittatura Democratica del Popolo e del sistema socialista. Ha approfittato di un veloce sistema per trasmettere informazioni come Internet, di mezzi di diffusione ad ampio raggio, di una elevata capacità di influenza sulla società, di un’elevata attenzione da parte dell’opinione pubblica. Ha diffamato e sollecitato al rovesciamento dell’ordine statale vigente e del sistema socialista attraverso articoli e appelli in rete. Con ciò ha tenuto una condotta che profila il reato di incitamento alla sovversione dell’ordine statale vigente, crimine che si è perpetrato per un tempo lungo e con una malignità soggettiva elevata. E’ stato inoltre sottolineato che gli articoli pubblicati hanno avuto un’estesa diffusione, sono stati linkati e ripubblicati più volte, arrecando un’influenza estremamente negativa. Egli perciò viene considerato fra coloro i quali si sono macchiati di reati gravi e perciò, in conformità con la legge, va trattato con severità. L’impianto accusatorio a carico dell’imputato Liu Xiaobo, per come descritto dalla Procura, appare chiaro nei fatti, ampliamente documentato e perciò sussistente.

Ascoltate ed esaminate nel corso del dibattimento le discolpe dell’imputato Liu Xiaobo, le istanze della difesa, i fatti accertati e le testimonianze, la Corte ha ritenuto abbondantemente dimostrato che l’imputato Liu Xiaobo [….] si è reso colpevole del reato di incitamento alla sovversione dell’ordine statale vigente e del sistema socialista, con una  condotta ben oltre i confini della libertà d’espressione. Pertanto le istanze difensive presentate dall’imputato e dai suoi avvocati non possono essere accettate. Considerati entità, natura, circostanze e grado di pericolosità sociale del reato ascritto all’imputato Liu Xiaobo, la Corte, in conformità con gli articoli […] del Codice Penale della Repubblica Popolare Cinese, giudica:

1)    L’imputato Liu Xiaobo colpevole del reato di incitamento alla sovversione dell’ordine statale vigente, lo condanna a una pena di undici anni di detenzione e lo priva dei suoi diritti politici per dodici anni. (La detenzione viene calcolata tenendo conto della custodia scontata prima del processo […] quindi dal 23 giugno 2009 al 21 giugno 2020).

2)    [indicazioni per fare appello e conferma del sequestro dei computer]

25 dicembre 2009  [….]

Leggere la blogosfera Cinese (I)

dicembre 15, 2009


Traduco (via Hu Yong) la prima parte – la seconda nel prossimo post – di un saggio di Isaac Mao pubblicato in questi giorni su Deutsche Welle. Esiste anche una versione in inglese dell’articolo che però presenta parecchi tagli. Isaac Mao (Mao Xianghui 毛向辉, 1975) blogger, ricercatore, imprenditore, è certamente uno dei guru di internet in Cina. Qui spiega per sommi capi l’evoluzione della rete cinese negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda i blog e la partecipazione on line. Una lettura utile che suggerisco come traccia da cui iniziare lo studio della blogosfera cinese, e non solo. (Link e note miei)

Dodici anni fa, Hu Yong, pioniere di internet e professore alla scuola di giornalismo e comunicazione della Beijing University, pubblicò la sua traduzione in cinese di Being Digital di Nicholas Negroponte. In quel momento, molti giovani cinesi furono incentivati a lanciarsi alla scoperta di Internet. Recentemente, con la pubblicazione del suo The Rising Cacophony (Zhongsheng Xuanhua 众声喧哗) e della traduzione di Here Comes Everybody ha destato come allora l’interesse di molte persone. Ma stavolta, e questo è il fatto nuovo, il professor Hu non ha diffuso i suoi lavori attraverso i media tradizionali, ma sul proprio blog, su twitter e sul portale cinese di libri douban.com, ricevendo la stessa attenzione.

Eppure quando, nel 2002 , il sito cnblog.org pubblicò un post intitolato: “Attiriamo più blogger – migliaia di blogger originali per la Cina!” pareva assai difficile che questa chiamata avrebbe avuto risposta. Nel 2002 in Cina i blogger erano meno di un migliaio. Nel 2003 erano saliti a 100.000 e nel 2004 a 300.000. Nel 2005 erano circa un milione.

Il primo Meeting dei Blogger Cinesi (Chinese Bloggers’ Conference 中文网志年会, 2005) si tenne a Shanghai con lo slogan Everybody is somebody (平等心,众生志). Da allora, l’evento si è tenuto con cadenza annuale diventando il simbolo di un movimento in crescita.

Investitori temerari diedero un sostegno importante a giovani start-up e instillarono coraggio nei giovani pionieri del settore. Non mancarono le bolle di sapone e il mercato col tempo dimostrò che i Weblog difficilmente potevano rappresentare un modello di business in grado di autosostenersi. L’eccessiva impazienza dei pionieri fece sì che questa attività perdesse rapidamente seguito e sostegno. Ma con l’avvento di alcuni grossi portali internet (Sina, Sohu, Netease ecc.), i blog persero finalmente la loro aura di mistero e divennero accessibili a tutti. Oggi milioni di Cinesi aggiornano il proprio blog su base giornaliera – questo fatto somiglia molto al modello a “S” con cui Ray Kurzweil descrive l’evoluzione teconologica – e nella Cina odierna sono diventati un fenomeno di massa.

La comparsa del citizen journalism

L’influenza dei blog sulla società è cresciuta di pari passo con la loro diffusione su larga scala. Il modello editoriale innovativo, unito alla facilità di utilizzo dello strumento, ha aumentato la consapevolezza delle possibilità offerte dalla rete intesa come luogo di libertà d’espressione.

Prima del 2004 i blog erano roba da “iniziati” della rete. Ma le cose sarebbero cambiate di lì a poco, con l’affacciarsi sulla scena di Mu Zimei e altri “autori” popolari; fu allora che la parola “blog” (博客 boke) entrò nell’uso comune per definire un diario on-line. Nei settori più disparati si affermavano blogger in grado di fare tendenza grazie ai loro punti di vista fuori dal comune. Nel campo dell’ Information Technology, per esempio, Keso (Hongbo 洪波) si guadagnò un seguito notevole grazie alle sue analisi intelligenti. Personaggi famosi come l’attrice Xu Jinglei, presero a usare i loro blog per incrementare il numero dei propri fan. Attraverso i post gli ammiratori potevano conoscere lati inediti e più intimi dei loro beniamini. E proprio grazie a questo il blog di Xu Jinglei divenne in breve tempo il più famoso blog personale della rete.

Il giornalista Wang Xiaofeng è stato uno dei primi blogger cinesi. I suoi post provocatori gli hanno portato un’audience tanto vasta da renderlo più influente di quanto non fosse riuscito ad essere attraverso i media tradizionali. Alcuni autori indipendenti, come Hecaitou, attraverso una scrittura pungente, riuscirono a far emergere in rete il proprio carattere distintivo. Parallelamente, seguendo l’esempio di queste nuove “celebrità”, altri incominciarono a condividere in rete conoscenze, opinioni ed esperienze.

Prima di questa ondata di spontaneità, fino al 2002, le discussioni on line avvenivano soltanto attraverso i forum e i portali web. All’epoca era possibile commentare le notizie dei media tradizionali soltanto sottostando ai termini d’uso imposti dai portali ospitanti le discussioni.

Oggi invece sono i blog stessi a essere diventati fonti di notizie. Con la nascita dei cosiddetti citizen journalists (公民记者), dopo il 2006, blogger come Zhou Shuguang (Zuola) e Lao Humiao (Tiger Temple) hanno attratto l’interesse del pubblico. Completamente indipendenti, fanno inchieste e reportage su questioni sensibili in tutto il paese; ad esempio sullo scandalo della Yilishen avvenuto nel Liaoning (2007), o nel caso degli sfratti forzati a Chongqing (2007), o negli scontri di Weng’an nel Guizhou (2008). Sebbene questi cittadini-giornalisti siano spesso oggetto di critiche, rappresentano una realtà in crescita capace di riempire i vuoti lasciati dai media tradizionali.

Raggrupparsi attraverso i blog

La condivisione delle idee ha trovato nella rete uno strumento per svilupparsi. E la grande maggioranza dei cinesi, quando si tratta di esprimere le proprie opinioni, dimostra una spiccata vocazione alla coscienza collettiva (集体意识): ognuno tende a unirsi a gruppi  con opinioni simili alle proprie. I primissimi blog di cnblog.org, piattaforme come bullog.cn – che poi è stato bloccato – o siti dedicati alla divulgazione scientifica come songshuhui.net, si sono tutti inseriti nella mentalità cinese di “fare come fanno gli altri”. Ciò in realtà, rappresenta un ottimo punto di partenza dal punto di vista dello sviluppo di una coscienza critica individuale. In altre parole, piccoli gruppi autoconsapevoli, rappresentano fonti dinamiche di diversità in una società come quella cinese caratterizzata da una coscienza collettiva monolitica. All’interno di un piccolo gruppo, il singolo può trovare più facilmente sostegno e protezione, e di conseguenza è più facile che sviluppi opinioni personali (个人主义 lett.: individualismo). Questo è un fatto importante in Cina dal momento che in questo modo, qualora un individuo subisse un’intimidazione da parte delle autorità, il suo gruppo gli può garantire una certa protezione.

La funzione più importante dei blog in Cina è stata proprio quella di connettere persone che condividevano idee, interessi, speranze e che erano disposti a collaborare ed aiutarsi. Questo nuova forma di scrittura rappresenta un fatto inedito nel sistema cinese, verticale per tradizione, in cui ogni individuo poteva collaborare soltanto con chi si trovava nella sua stessa posizione. La confusa apertura del mercato [negli anni ’80, ndt] ha dato qualche occasione di commercio in più, ma certo non l’opportunità di costruire relazioni umane affidabili.

Una inchiesta di cittadini

dicembre 12, 2009

Post di oggi pubblicato sul blog di Wen Yunchao, alias Bei Feng

Un’inchiesta di cittadini – Regia: Ai Xiaoming, 64 minuti

di: Ai Xiaoming, Tan Zuoren, Xie Yihui, Hu Jie, Tegn Biao.

A fine agosto 2008, a cento giorni dal terremoto del Sichuan, le squadre di soccorso iniziarono a ritirarsi e i media cessarono di fare reportage sui disastrosi crolli delle scuole. L’ambientalista di Chengdu Tan Zuoren e alcuni volontari locali erano ancora lì, correndo da una scuola crollata all’altra alla ricerca delle ragioni dei crolli. Passò l’autunno e arrivò l’inverno, Tan Zuoren e Xie Yihui avevano visitato dieci contee e città e oltre ottanta paesi e villaggi nella regione dell’epicentro, coprendo una distanza di circa 3000 km. Riuscirono a mettere insieme un reportage investigativo che pubblicarono in rete a ridosso del primo anniversario del terremoto del 12 maggio. Si tratta della prima inchiesta indipendente condotta da cittadini sulle scuole crollate.

Tan Zuoren, come s’aspettava, perse la sua libertà. Intanto, l’artista pechinese Ai Weiwei intraprendeva altre azioni di cittadinanza. Gruppi di volontari andarono in Sichuan per compilare una lista degli studenti morti.

Questo documentario è un resoconto incompleto delle ricerche portate avanti da questi cittadini. E’ un’altra testimonianza che il regista vorrebbe presentare alla corte che sta processando Tan Zuoren per “istigazione alla sovversione del potere statale.”

[nota mia] Come si legge nell’imputazione a carico di Tan Zuoren, il noto attivista è osservato speciale delle autorità governative da tempo, ben prima della sua mobilitazione sul terremoto del 2008. E’ infatti accusato di “attività di propaganda sovversiva” per le sue esternazioni contro il verdetto pronunciato dal comitato centrale del partito sugli incidenti di Tiananmen nel 1989. Consiglio la lettura dell’imputazione in traduzione, anche per farsi un’idea del lessico – Orwelliano – di tali documenti. Ciò nonostante è bene non pensare a Tan Zuoren come a un sovversivo, o a un “dissidente” – parola tanto amata dalla stampa occidentale – ma piuttosto a un “cittadino attivo” come i tanti volontari che si sono uniti a lui: semplici cittadini che esigono giustizia e verità. Di seguito prosegue il post di Bei Feng.

Estratto:

I bambini morti nel crollo delle scuole il 12 maggio sono tutti figli di noi cinesi. Ciascuno di noi, ogni cinese che ancora ha una coscienza, dovrebbe sentirsi in colpa per questi bambini e dovrebbe assumersi la responsabilità delle loro morti. Quando questi bambini sono vittime di disgrazie e ingiustizie, oltre a dire “mi dispiace” in cuor nostro, possiamo fare qualcosa di più concreto per loro?

Soltanto se rispettiamo i morti possiamo essere teneri con i vivi. L’anniversario del 12 maggio è dietro l’angolo. Vorremmo cogliere questa occasione per fare una proposta attraverso la rete: che i cittadini cinesi si mobilitino per realizzare un “archivio degli studenti del 12.5” di modo che gli studenti e gli insegnanti morti nel terremoto abbiano il rispetto che si meritano.

Insistiamo perché i netizen cinesi promuovano un’inchiesta indipendente che faccia da base per lo svelamento della verità che ci è stata sino ad ora nascosta. Potremmo usarla come punto di partenza per un “monumento degli studenti del 12 maggio” on line. Dobbiamo usare internet per ri-connettere ancora una volta il nostro amore e la nostra dignità.

I cittadini di Chengdu Tan Zuoren e Xie Yihui.

Michael Anti e El Mundo

dicembre 4, 2009

Da alcuni giorni, esattamente dal 2 dicembre, Zhao Jing 赵静 (aka Michael Anti) ha un blog in spagnolo su El Mundo. Chi è Anti? Il giornalista e blogger cinese nato nel 1975, si guadagnò l’attenzione del mondo quando, il 30 dicembre 2005, la Microsoft chiuse il suo blog su msn live assecondando le pressioni del governo cinese.

All’epoca i dirigenti Microsoft si erano giustificati in questo modo: “preferiamo stare in quel mercato con i nostri servizi, piuttosto che non starci affato”. Già…come biasimarli?

Da allora Anti è diventato, fra gli addetti ai lavori, una delle voci di riferimento a livello internazionale per quanto riguarda le news indipendenti in Cina. E’ cofondatore di Far & Wide Journal (Zongheng Zhoukan 纵横周刊) e ha un account twitter seguitissimo da chi riesce ad aggirare il blocco del social network in suolo cinese. Per un’idea sommaria delle sue svariate collaborazioni e fellowship dentro e fuori la Cina rimando al suo profilo.

Oltre alla collaborazione con El Mundo – come mi ha anticipato in un’intervista che pubblicherò a breve – dal 2010 partirà con un blog anche sul NYTimes. Non sono molti i giornalisti cinesi indipendenti che possono vantare collaborazioni simili con i media occidentali. L’idea che la Cina possa essere raccontata agli occidentali (anche) dai cinesi stessi è interessante. E il caso di Anti mostra come finalmente molti giornali in Europa e negli Stati Uniti abbiano compreso l’importanza di avere occhi qualificati in terra cinese. Occhi che sappiano raccontare dall’interno una società complessa e piena di sfumature. Società che, per essere raccontata, ha bisogno anche di parole nuove capaci di aggiungere qualcosa in più alla consueta cantilena: “regime-freetibet-dirittiumani-sfruttamento ecc..”.

I giornali italiani fanno ancora eccezione, ovviamente.

Aspettando Democrazia

dicembre 1, 2009

Pubblico di seguito un post del 21 novembre di Yang Hengjun (45 anni), uno dei blogger cinesi più noti e attivi, molto attento e partecipe delle dinamiche della nascente società civile cinese. Lo trovate in inglese anche su China Hush (accidenti).  Qui una sua breve intervista.

Come vivere finchè non arriva la democrazia?

di Yang Hengjun 杨恒均

Ho visto questo titolo in un post di Blog China, e anche se quell’articolo non rispondeva alla questione, mi ha stimolato a rifletterci, seppure consapevole che non potrò rispondere a questa domanda. Ho già scritto in precedenza su ciò che possiamo fare  finchè non arriva la democrazia per fare in modo che arrivi un po’ prima […]. Tuttavia questo modo di dare consigli è tutt’altra cosa rispetto al dire alle persone come fare a vivere in concreto.

“Vivere” è qualcosa che viene prima della politica, prima della democrazia. Governi democratici moderni esistono nel mondo da poco più di cent’anni e prima di questo, l’umanità “viveva” comunque. Perciò anche se la democrazia può cambiare una parte della nostra vita, renderla migliore, tuttavia fino a quel giorno noi dobbiamo comunque campare e per la maggior parte della gente sarà comunque un vivere “non democratico”.

Su Blog China c’è un blogger che critica chi promuove la democrazia e sostiene che coloro i quali si appellano ai diritti umani universali (che lui definisce gli “iniziati/illuminati”) devono essere considerati responsabili di quel che è accaduto con Yang Jia a Shanghai [nel 2008 Yang Jia, 28 anni, di Pechino a seguito di un soppruso subito da parte della polizia si fece giustizia da solo uccidendo a coltellate sei poliziotti di un commisariato di Shanghai. Il 26 novembre di un anno fa è stato giustiziato]. La logica di questo ragionamento è: “se tu non avessi insistito eccessivamente sull’individualismo e sui diritti umani e insegnato alla gente ad essere ostile al governo, Yang Jia sarebbe comunque stato così incazzato arrivando ad uccidere?”.

Questo è un esempio abbastanza estremo che tuttavia ha una sua logica. Se Yang Jia fosse stato un cittadino ubbidiente e sottomesso di certo non si sarebbe arrabbiato a tal punto. Non sarebbe arrivato a uccidere, e non sarebbe finito egli stesso ucciso. E procedendo secondo questo ragionamento: parlare di democrazia e valori universali rende tutti più inquieti e inganna i giovani, facendoli sentire come fossero già dei “cittadini” (公民) o addirittura dei “padroni” (主人) che non hanno più rispetto per gli adulti, che chiedono di riconoscere diritti di cittadini che semplicemente non esistono, che sfidano l’autorià, che fanno la guardia al governo, denunciano la corruzione e il malcostume, fanno petizioni eccetera eccetera… Può una società siffatta essere realmente armoniosa (和谐)? Almeno non ci sarebbero così tante persone arrabbiate, ed anche se la gente ci reputasse dei buoni a nulla noi andremmo sorridenti con la testa alta.

Seguendo la logica di questo blogger potremmo dedurre che, in caso di stupro, non dovremmo perseguire lo stupratore, anzi dovremmo avvertire la persona violentata che la prossima volta cerchi di trattenersi e lasciare che le cose accadano senza opporre troppa resistenza…

Per spiegare il mio punto di vista userei l’esempio del medico che cura il paziente e gli salva la vita: se sappiamo che qualcuno è malato e non lo sa, dovremmo avvertirlo? Credo vi siano due cose da considerare nel decidere se dirglielo o meno: la prima è che avvertendolo della malattia, faremo sì che guarirà prima dato che la sua malattia si può curare e prima verrà operato prima starà meglio, mentre invece se lasciamo le cose come stanno la sua vita sarà in pericolo. La seconda situazione è quella di una malattia incurabile, per cui il malato morirà in ogni caso, che noi lo avvertiamo o meno poco importa. Nel secondo caso io, come molti dottori, opterei per non avvertirlo, altrimenti lo lascierei in balìa di pensieri di morte fino agli ultimi istanti della sua vita, che è molto peggio della morte stessa.

Veniamo ora all’avvenire della Cina. Se parliamo di democrazia, libertà e governo della legge /principio di legalità (法治) la situazione è identica: la Cina ha o non ha speranze? Riuscirà mai la nostra società ad entrare a far parte delle società civili del mondo moderno? Riusciranno il governo della legge, la libertà e la democrazia ad arrivare in Cina? In caso negativo, beh allora il fatto che io stia qui tutto il giorno a far casino, a tessere le lodi di questa “democrazia”, “libertà” e “governo della legge” che tanto non arriveranno mai, a raccontare le cose al punto che i giovani non vogliono più vivere in questa situazione presente.. questo è soltanto nuocere alle persone?

Ovviamente io non credo che la Cina sia senza speranza. Credo fortemente che democrazia, libertà e governo della legge arriveranno. Io sono sicuro che la maggior parte dei miei lettori siano in grado di comprendere i miei post e che attraverso il mio blog intravedano anche speranze per il futuro, traggano ispirazioni, e riescano a vivere con più energia e ottimismo.

Tuttavia non posso non ammettere che ci sarà una parte di giovani lettori del mio blog che potrà male interpretare.Riflettendo su se stessi con maggiore attenzione, si renderanno conto di alcune cose, rimarranno perplessi, al punto di perdere interesse e gioia per la loro vita attuale.

Proprio due ore prima di scrivere questo post ho aperto un messaggio personale arrivato da Hexun blog che diceva: “i miei pensieri insulsi provengono tutti dal Suo blog. Una volta ero spensierato e felice, ma adesso sento dentro una serie di preoccupazioni.. e sono tutte dovute a Lei. Crede che questo possa diventare una scusa per diventare Suo buon amico?”

[…] Di lettere come questa ne ricevo a migliaia […] Anche ieri due ragazzi mi hanno scritto: “Prof. Yang, leggo sempre i suoi pezzi, quando arriverà la democrazia? Io davvero non so come riuscire a tirare avanti in questa situazione, può dirmi come si fa a emigrare? Potrebbe aiutarmi?” E ci sono esempi ancora più estremi, una persona ha letto i miei post per uno o due anni e alla fine ha smesso, non potendone più: “Lei mi fa pensare a libertà e democrazia tutti i giorni, ma devo continuare a vivere in una realtà da G8, se lei non porterà democrazia e libertà in Cina presto, io sarò finito! Ho già perso la gioia di vivere..”

Francamente se non mettiamo in chiaro i nostri ideali in relazione alla realtà, se non separiamo la politica dalla vita allora incontreremo realmente qualche ostacolo. Forse c’è qualcuno che mi accusa dicendo che sono inconsistente, che scrivo una cosa e ne faccio un’altra. Certo quando ho a che fare con i miei giovani lettori di sicuro mi faccio degli scrupoli e posso anche commettere errori. Ma alla maggioranza dei miei lettori voglio dire questo: potete ragionare come dei grandi uomini, o scrivere come dei filosofi, ma la cosa migliore che potete fare è “vivere” come persone normali.

Allora, come vive un cinese normale? Faccio un esempio: io come i miei lettori sono fermamente contro la corruzione, in passato ho anche incitato tutti a unirsi contro di essa, ma allo stesso tempo mi sono reso conto che se definiamo il concetto di “corruzione” secondo i termini della cultura odierna, allora questo genere di malcostume si è già infiltrato in profondità in ogni ambito nostra politica,  della nostra società e vita quotidiana, perfino nel nostro corpo e nel nostro cervello. In questa situazione se volessi veramente spingere i miei lettori a denunciare la corruzione, per esempio, nel loro luogo di lavoro, e ad astenersi da qualunque situazione di malcostume, onestamente, per com’è la Cina che io conosco, questi lettori verrebbero presto alla mia porta a chiedermi di dar loro da vivere. Questa è la Cina, questa è la situazione in cui sono le persone.

Ovviamente non posso indirizzare i giovani verso una scelta di vita e nemmeno impedire loro di fare certe scelte. Se si vuol vivere come “cittadini” (公民) in una società che è ancora lontana dall’essere civile (非公民);se si vuol vivere in modo “democratico” (民主) in una società per nulla democratica (非民主); o addirittura se si vuol agire come dei “capi” (主人) in una società che in realtà è dominata da altri,  io di certo non mi opporrò a questa condotta, anzi darò rispetto e sostegno, arriverò a commuovermi. Ma siamo consapevoli di quante difficoltà ci sono su quella strada? Siamo consapevoli di quale prezzo si potrebbe dover pagare?

Io ce l’ho presente. Specie la coscienza colpevole verso i propri cari. Sono cose che non si potranno cancellare per tutta una vita. Così, ogni volta che un giovane mi chiede come dovrebe vivere, io gli dico di vivere come deve, di vivere come un Cinese. Non voglio ingannare i giovani. Indurli a sacrificare la vita che hanno per una vita più gloriosa, estrema, ma estranea a questa società. Tuttavia so che è la nostra società che si trova in una condizione estrema, non le loro vite.

L’argomento di oggi è davvero pesante, non mi va di andare avanti su questo tono. Quindi parliamo di cose più leggere. Fino a che non arriverà la democrazia, io so come vivere. Oltre a lavorare per i miei tre pasti al giorno, cercherò la democrazia per la Cina nel mio tempo libero e non mi baserò sugli altri, chiederò tutto a me stesso e, per quanto possibile, farò in modo che che i miei scritti aderiscano a quel che sono e viceversa (文如其人 , 人如其文).

Davvero mi godo la vita adesso, soltanto sono un po’ preoccupato – quando vi sarà democrazia, come vivrà questo povero vecchio Yang? […] Che cosa potrà promuovere un promotore di democrazia? Se avrò i soldi ho pensato che potrei aprire un negozietto o una libreria. Se sarò senza soldi aprirò un banchetto lungo la strada – spero di esser giovane abbastanza per aver ancora le forze – spero anche, caro lettore, che quando verrà quel giorno, se passerai da quelle parti, ti fermerai per strada a ricordare insieme i vecchi tempi in cui io avevo un blog…