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Mao alla Casa Bianca

ottobre 24, 2009

Anita DunnMao

A maggio di quest’anno Anita Dunn, Communication Director della Casa Bianca, nel corso di un discorso in una scuola superiore americana ha elogiato esplicitamente Mao Zedong, sottolineando quanto il suo pensiero politico-filosofico sia stato importante per la sua formazione personale. La Dunn ha inoltre riconosciuto al “Grande Timoniere” la tenacia di chi non si arrende e la volontà di cambiare il mondo, arrivando ad accomunarlo a Madre Teresa di Calcutta. La scorsa settimana, negli Stati Uniti il fatto è divenuto oggetto di dibattito nell’opinione pubblica quando Glenn Beck, nel suo programma alla Fox, ha mandato in onda il video in cui si sentono chiaramente le parole di Anita Dunn. La Dunn, aspramente criticata per aver tessuto le lodi di un dittatore che ha causato la morte di decine di milioni di persone, ha dovuto in parte correggere le sue dichiarazioni.

Il 21 ottobre la notizia è arrivata anche in Cina, tramite l’agenzia Xinhua, che ha ripreso il fatto da CNS news titolando: “Un’uscita pietosa – I media americani attaccano un funzionario della Casa Bianca che ha elogiato Mao”. Nel finale dell’articolo è stata riportata la testimonianza di un non meglio precisato “studioso cinese” che, intervistato da un giornale cinese avrebbe confermato che le posizioni della Dunn sono qualcosa di normale e diffuso anche fra i membri del governo USA. Lo stesso giorno, dal suo blog, Huang Yilong 黄一龙 ha criticato la Dunn,  Xinhua news e il fantomatico “studioso” cinese. Il messaggio è: i commenti sulla storia della Cina provenienti da rappresentanti di governi esteri male informati non sono graditi. E fa indignare la piaggeria di chi, anche in patria, finge di non vedere la verità storica. Di seguito la traduzione del post.

Avendo sentito che in America ci sono alcuni alti funzionari che stimano Mao Zedong pare che un certo “studioso cinese” abbia subito commentato che ciò è un fatto “assolutamente usuale”. Si badi bene, questo alto funzionario ha espresso la sua stima verso Mao come emblema di chi “non si è mai arreso e ha usato la propria personalità per cambiare il mondo”. Quali sono le imprese per le quali Mao non si è “mai arreso”? Stando a quanto ebbe a dire lui stesso, nella sua vita fece fondamentalmente due cose: la prima fu combattere per decenni contro Jiang Jieshi fino a costringerlo a ritirarsi in quella certa isola [Taiwan, ndt.]. Dopo una guerra di resitenza durata otto anni, i giapponesi vennero rispediti a casa loro. A proposito di questi primi fatti le persone che hanno opinioni divergenti sono davvero poche.

La seconda impresa in cui Mao si lanciò è stata la Rivoluzione Culturale. Riguardo a questa faccenda c’è da dire che gli oppositori sono più dei sostenitori. Queste due “imprese” sono state l’eredità della generazione venuta dopo. E, stando a quanto si è visto nella parata per la festa nazionale di quest’anno, prendersi carico di tale eredità è diventato il compito non solo della generazione successiva, ma anche delle quattro generazioni che sono venute dopo.

Rispetto al problema irrisolto costituito da quella “piccola isola”, dalla seconda alla quarta generazione ancora non ci si è arresi e, anche attraverso “strategie innovative per cercare la soluzione” non si è agito poi così male. Ad ogni modo, tutto questo riguarda la politica interna cinese e non è affare degli americani.

Concentriamoci sulla seconda “impresa”. Quando cioè Mao Zedong volle a tutti i costi “portare fino in fondo la Rivoluzione Culturale del proletariato”. Non essendovi riuscito pensò di lasciarla in eredità alla generazione successiva. Tuttavia, non appena si ritirò, venne dichiarato il fallimento. Nel 1981, durante la sesta sessione plenaria dell’undicesimo comitato centrale del Partito Comunista cinese venne adottato all’unanimità un atto “riguardo alla risoluzione di alcune questioni storiche dalla fondazione della Repubblica a oggi” nel quale si dichiarava esplicitamente che “l’argomento principale con cui il compagno Mao Zedong portò avanti la Rivoluzione Culturale non si confaceva né ai principi del Marxismo Leninismo né alla situazione della Cina”. Si aggiungeva inoltre che ciò fù “un vero disastro per il partito, la nazione e tutte le genti della Cina”.  Che cosa intende dire chi oggi, ricoprendo un’alta carica nel governo USA, elogia così apertamente un uomo che, a suo dire, “non si arrese mai e cambiò il mondo con la sua personalità”? Vogliono forse che la Cina ripiombi di nuovo in un simile caos? In ogni caso, non si tratta di una interferenza nella politica interna del nostro paese?

Un tal “studioso” senza cognizioni se ne esce adulante affermando che si tratta di un giudizio “assolutamente usuale”. La nostra agenzia di stampa che forma l’opinione pubblica e il nostro ministero degli affari esteri che difende la sovranità nazionale, ritengono anche loro si tratti di una cosa “assolutamente usuale”? Perché parole così pesanti ricevono l’approvazione di uno “studioso” qualsiasi e non c’è nessuno che dica un c….?


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