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Voglio diventare un funzionario, corrotto!

settembre 22, 2009

qui di seguito un pezzo tratto dal blog http://blog.sina.com.cn/cdmai sul video della bambina di Canton che, intervistata il primo giorno di scuola, dice che da grande vuol diventare un “funzionario corrotto”.

“Che cosa vuoi fare da grande?”

“Voglio fare il funzionario”

“Che tipo di funzionario?”

“Un funzionario… corrotto, perché i funzionari corrotti possiedono un sacco di cose!”

Il  2 settembre 2009 un’intervista su nddaily.com intitolata “il pensiero di una bambina di prima elementare di Guangzhou” ha catturato l’attenzione del popolo della rete divenendo il giorno stesso argomento di discussione accesa.

Leggere questa notizia mi ha fatto venire in mente quanto accadeva setto otto anni fa, quando alle elementari c’erano bambini che da grandi volevano diventare dei tycoon, altri avere l’amante, altri ancora guidare macchine sportive.  I tempi cambiano in fretta, e i bambini di oggi, adattandosi ai tempi, da grandi non si accontentano di diventare dei funzionari, ma addirittura dei funzionari corrotti! Detto francamente, lo vorrei anch’io!

Perché?

Per rispondere bisogna partire dall’inizio. La nostra Cina sin dai tempi in cui Qin Shi Huangdi fondò un impero burocratico, è divisa in due: da una parte il popolo, dall’altra i funzionari governativi. Il governo controllava tutte le risorse naturali e addirittura esercitava il diritto di vessare il popolo; perciò quest’ultimo poteva avere l’occasione di procurarsi dei beni, ma al contempo patire il soppruso di venirne improvvisamente privato. L’idea che mi sono fatto leggendo i libri di storia è che la storia della Cina non sia la storia di una lotta fra classi sociali e nemmeno una storia di rivolte contadine, ma sia una continua opposizione fra il popolo e i burocrati governativi. L’impero burocratico non cessava di espandere la propria capacità di controllo, tentando di estenderla alla politica, all’economia, alla cultura, fino addirittura ad ogni aspetto della morale. Ma il potere incontrollato dell’impero burocratico conduce inevitabilmente a una inarrestabile espasione della schiera dei burocrati e alla crescita del loro costo. Il passo successivo vede la società ripiegarsi su se stessa e il risultato finale fu il collasso dell’impero. Il nuovo impero, organizzatosi sulle macerie del sistema precedente, è iniziato con bassi costi che però continuano a crescere verso l’alto, fino al crollo inevitabile.

Veniamo ai funzionari governativi: essi sono i membri di una casta di burocrati che di fatto non è controllata da nessuno, sono loro l’unica autorità, e se si considera il potere che detengono, ecco che sono loro stessi i più grandi dittatori. Naturalmente, dal loro punto di vista, ciò sembra giusto e ragionevole. Secondo i burocrati esistono soltanto corrotti che sono stati sconfitti, non gli sconfitti corrotti. In altre parole, siccome sono stati sbaragliati nella lotta politica, quindi sono corrotti (“corrotto” è l’etichetta che viene loro applicata in quanto sconfitti, non la ragione di tale sconfitta); potremmo quasi dire che non ci siano mai stati funzionari che siano stati puniti in quanto corrotti. E’ questa la norma nei circoli ufficiali del paese. Ovviamente con questo non voglio dire che di questi tempi non ci siano persone nobili e di levatura morale. Voglio soltanto dire che di norma le cose stanno in questo modo.

Veniamo finalmente al pensiero di questa giovane scolara delle elementari. In un epoca in cui il governo controlla tutte le risorse, il suo modo di pensare è ragionevole, sincero e rispecchia i tempi. Dato che alle elementari ci siamo andati anche noi dobbiamo sapere che se si vuole andare in una buona scuola bisogna avere i soldi. Solo le “conoscenze giuste” sono efficaci. Abbiamo una educazione da “burocrati” sin da quando andiamo alla scuola materna. L’idea espressa da questa bambina non è altro che il modello di successo proposto dalla realtà e dall’educazione odierna.

Approvo la sua idea, e la penso allo stesso modo. E’ soltanto che me ne sono reso conto tardi, sono troppo grande ormai. Per applicare pari pari le parole di Lu Xun, è come “Cercare in tutti i modi di essere servo e non riuscirvi” (come osserva Chen Yuan: durante la dinastia Qing soltanto i funzionari Mancesi si proclamavano “umili servi” di fronte all’imperatore, mentre i funzionari di etnia Han, che di fatto erano degli stranieri, potevano definirsi soltanto “ministri”).

Sono sicuro che molti di coloro che disprezzano questo modo di pensare, in realtà fanno come la volpe con l’uva. Oppure puo’ essere che sono io che ragiono come un villano.

testo originale, qui.


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