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1949-2009, dov’è finito il “Popolo”?

ottobre 6, 2009

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Il primo ottobre 2009 la Repubblica Popolare Cinese ha compiuto sessant’anni. L’età in cui di solito si va in pensione. Ma la parata militare di piazza Tiananmen, da mesi preparata nei minimi dettagli, ha esibito un paese in gran forma, con muscoli militari ben in evidenza.

Li Yi 李怡 è nato nel 1934 ed è uno dei più importanti giornalisti di Hong Kong. In questo articolo del 3 ottbre comparso sull’AppleDaily racconta cosa non lo ha convinto nella grande manifestazione di Pechino. Il titolo è abbastanza esplicito:

Festa Nazionale della Repubblica Popolare: si può sapere dov’era il Popolo“?

Mentre Hu Jintao passava in rassegna le truppe i soldati all’unisono levavano il grido “Servire il Popolo!”. Finita la diretta l’impressione principale che ho avuto è questa: in queste celebrazioni della festa nazionale della Repubblica Popolare Cinese il “Popolo” non si è visto.

La rete televisiva di stato ha ripreso dall’alto lo scenario di piazza Tiananmen e dintorni. Si vedevano i grattaceli, i palazzi di Pechino, gli ampi viali. Tuttavia per le strade non si scorgevano automobili e nemmeno persone, sui terrazzi e balconi delle abitazioni nessuna traccia di anima viva. All’estero, in occasione di grandi manifestazioni, spesso si possono scorgere le strade, i tetti, i balconi affolati di gente. Ma dopo uno sguardo d’insieme su Pechino ci si chiede: dov’è finito il “Popolo”?

In rete sono state pubblicate molte fotografie delle strade di Pechino durante la parata; in tutte le vie non si vede altro che polizia, guardie armate o gruppi di coloro che sciamano ordinatamente dopo aver partecipato alla parata. La gente di Pechino era assente, nessuno è uscito di casa a vedere il “baccano”. Questo è il ritratto di un sistema di potere che opprime la vita della gente.

Certo, si potrebbe obiettare, il “Popolo” era fra coloro che marciavano, in ogni gruppo oltre a militari, c’erano anche lavoratori, contadini, studenti. Però tutti costoro non sono il “Popolo”, quanto piuttosto la rappresentazione del “Popolo”. Inoltre non sono scelti dalla gente comune, ma rappresentano una selezione operata dal partito comunista cinese. E’ proprio come è avvenuto lo scorso anno in occasione delle olimpiadi, quando quasi tutti i bambini che indossavano i costumi delle minoranze etniche erano di etnia maggioritaria Han. Stavolta, ad esempio, i gruppi di Taiwan che sfilavano in parata non erano frutto di un reale contributo Taiwanese, ma di una intromissione di Pechino. Perciò il “Popolo” dei reparti in marcia non era in realtà un vero “Popolo”.

I membri del “Popolo” scelti per formare i vari gruppi avevano una loro espressione nel volto. Seppur siano stati scelti, non possiamo dire che la loro apparenza sia falsa.  Ma pensiamo a 25 anni fa, alle sfilate del 1984: all’epoca qualcuno fra la gente reggeva spontaneamente un cartello con scritto lo slogan “Salve Xiao Ping*!”. Credo proprio che le espressioni nei loro visi fossero reali e autentiche; erano parte di un “Popolo” reale, che non era stato scelto.

Il noto blogger Yang Hengjun l’altro giorno ha pubblicato un post nel quale raccontava che, trovandosi in Australia, ha seguito le celebrazioni contemporaneamente su CCTV al computer e alla CNN in diretta televisiva e si è accorto che la diretta di CCTV era in ritardi di 30 secondi rispetto a quella della CNN. Per esempio, mentre nella diretta della CNN la guardia d’onore era già arrivata a Jinshui Qiao, sulla CCTV al computer era appena comparsa sullo schermo. A suo modo di vedere mezzo minuto di ritardo non è granchè. Potremmo dire che la diretta della CNN trasmetteva la realtà dei fatti, mentre la CCTV guardava soltanto alla messa in scena. Ovviamente, se con un ritardo di mezzo minuto ciò che viene trasmesso rimane lo stesso, allora non si può dir che si sia perso chissà che. Ma se fosse accaduto qualcosa fuori dall’ordinario, dopo l’intervento dei censori della CCTV, il pubblico cinese non si sarebbe accorto di nulla. Perciò mezzo minuto di ritardo significa che la gente può vedere soltanto ciò che coloro che detengono il potere consentono di vedere. Questo mezzo minuto dimostra che nel giorno di una festa nazionale senza popolo chi detiene il potere non si fida del popolo e lo teme. E d’altronde la cosa è vicendevole.

Ciò che tutti hanno ammirato maggiormente nella parata è l’estrema uniformità delle truppe. Una uniformità che riguarda in particolare i gruppi di soldatesse: la perfezione estetica che hanno saputo comporre incanta gli occhi. Questo ordine tuttavia è composto da molte persone singole, ciascuna delle quali è simile a noi e costituisce un essere indipendente. Per compiacere chi comanda si sono sottoposti a un addestramento infernale e si sono annullati come individui per diventare membri di una collettività, singoli costituenti di un reparto. Questo genere di “collettivismo” non ha nulla a che fare con quello che, nel modello occidentale di welfare state, è in favore della società. Questo tipo di “collettivismo” è funzionale al potere e spazza completamente il socialismo orientato verso ogni individuo. Pensando a questo rimaniamo ancora incantati dalla perfezione estetica?

Quando i carri armati sono passati per Tiananmen mi è venuta in mente la foto di Wang Weilin che ferma i carri armati durante gli incidenti del 4 giugno ’89: egli realmente era il popolo, una persona autentica, espressione di una bellezza tragica. Se Wang Weilin incarna il nostro spirito nazionale io non posso che essere fiero di lui.

Nella sfilata questo genere di popolo non c’era. E nemmeno le persone comuni. La mentalità di controllo di chi sta al potere non ha come cardine il popolo, ma sfrutta la forza lavoro a basso prezzo, esaurisce le risorse naturali, fonda la crescita economica sulla distruzione dell’ambiente e lascia un po’ di zuppa alla gente in modo che non pensino a ribellarsi.

Il capo del governo [di Hong Kong, ndt] Tsang  (曾蔭權) dopo le celebrazioni è tornato a Hong Kong. Prima di lasciare Pechino si è recato in visita presso ogni dipartimento dell’aministrazione centrale, ha parlato sempre dello sviluppo economico. Ha menzionato Ministero di Pubblica Sicurezza, ha parlato del traffico di droga attraverso Hong Kong e del problema degli ingressi illegali. Ovviamente non ha parlato dei giornalisti di Hong Kong che recentemente sono stati picchiati in Cina continentale. Eppure è un argomento che lui stesso, poco tempo addietro, aveva promesso di seguire con attenzione. Evidentemente è già in sintonia con coloro che comandano a Pechino. Parla dello sviluppo economico e ignora  le persone, e in particolare i diritti delle persone che pure sono la cosa che più merita d’esser considerata.

note: *Salve Xiao Ping 小平你好, è un saluto molto affettuoso e amichevole rivolto a Deng Xiaoping. Era stampato su un cartello che reggevano alcuni studenti a Tiananmen durante la festa nazionale del 1984. Dopo l’era Maoista la Cina aveva iniziato il suo nuovo corso. Cinque anni dopo però sarebbe stato lo stesso Deng a ordinare la repressione in piazza.

qui immagine a 360° . qui molte splendide foto delle celebrazioni.

articolo originale


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