Archivio per la categoria ‘Internazionale’

Sulle dimissioni del Presidente

novembre 14, 2011

Sfinito dal sesso, fa un passo indietro per colpa del debitoBandao dushi bao (14-11-2011)

Ruby

gennaio 20, 2011

L’imbarazzo di essere italiani può arrivare quando meno te l’aspetti. A me ad esempio è capitato stamattina, su una panchina in una piazza affollata di Shenzhen. Il giornale appena comprato, la foto di una ragazza a pagina 26 e un titolo che non lascia scampo: “Italia, presidente del consiglio rifiuta di dimettersi per ‘lei’ “.

Fonte: Nanfang Dushibao del 20.01.2011

Il potere sottile di Zhang Ziyi

giugno 14, 2010


Negli ultimi mesi il “soft power” cinese è argomento di articoli, studi, discussioni, libri… Ne parliamo anche su Cineresie.info con una serie di conversazioni sul “modello cinese”.

Il punto, più o meno è questo: se la Cina vorrà davvero imporsi a livello globale dovrà essere in grado di esercitare quel potere sottile e intangibile rappresentato da “cultura, valori e istituzioni della politica”. Per essere influenti bisogna essere sexy, rispettabili, interessanti, unici.

Non è esattamente l’immagine dei cinesi nel mondo attualmente. La strada è ancora lunga e piena di ostacoli, ma il lavoro in RPC  è già iniziato. I prossimi 10-15 anni saranno stimolanti da questo punto di vista. Personalmente, nell’attesa di approdare a conclusioni definitive sulla questione, sottoscrivo l’opinione espressa da Will Moss e che ho sentito riportata in uno degli ultimi Sinica Podcast curati da Kaiser Kuo:

Zhang Ziyi: that’s soft power!

Twitter 是什么?

novembre 16, 2009

Alla fine, per chi l’aspettava, la domanda sulla censura e su internet è arrivata. Obama ha espresso la sua posizione di “convinto sostenitore della non-censura“. Pochi fuochi d’artificio e molta diplomazia, com’era prevedibile. Tuttavia un risultato immediato le parole di Obama l’hanno avuto: su google-China la ricerca “twitter 是什么?” “Che cos’è twitter?” in poche ore è schizzata alle stelle.

twitter是什么?

Aspettando Obama

novembre 13, 2009

obamao

E’ imminente l’arrivo di Obama in Cina. Ieri, 12 novembre, alcuni dei più noti blogger e giornalisti indipendenti cinesi, sono stati invitati a partecipare a un incontro con i diplomatici dell’ambasciata americana a Pechino, in collegamento con i consolati di Shanghai e Guangzhou. Fra i presenti, a Pechino c’erano Hu Yong 胡泳, Jeremy Goldkorn (danwei.org), Rao Jin 饶进 (anti-CNN), He Xuefeng 何雪峰, Michael Anti 赵静, Chen Liang 陈亮, Wang Zheng 王诤, Hecaitou 和菜头; da Canton Wen Yunchao 溫云超, 王尔山 Wang Ershan; da Shanghai Qi Ge 齐格 e altri.

Le autorità americane hanno permesso di portare con sè palmari e computer, il che ha consentito di seguire dal vivo l’evento via twitter attraverso gli aggiornamenti di alcuni dei presenti. I temi delle domande rivolte ai diplomatici americani, riassumendo brevemente quanto riportato in tempo reale da @mranti, possono essere elencati come segue. Obama interverrà o meno sul tema della libertà di parola in Cina? In particolare dirà qualcosa sui blocchi ai vari social network e servizi on line? Obama aggiornerà le sue pagine su facebook e twitter? A che punto è la comprensione reciproca dei due paesi, cosa ha intenzione di fare per migliorarla? Cos’hanno davvero in comune i rispettivi sistemi di valori? Ci saranno rassicurazioni sulle buone relazioni commerciali fra i due paesi? Obama a Shanghai potrà dialogare in diretta anche con i netizen cinesi?

Molto interessante sarà seguire – se non verrà annullato! – proprio l’incontro pubblico del 16 novembre a Shanghai, quando il presidente americano parlerà con 500-700 studenti, presso il municipio della città. Non è ancora stato reso noto quali studenti parteciperanno e di quali università.

Segue traduzione del post di Hecaitou, uno dei blogger presenti che ha raccontato l’incontro dal suo punto di vista, a tratti ironico.

Oggi pomeriggio ho partecipato al briefing con i blogger in vista della visita di Obama in Cina. […..] La mia domanda è stata abbastanza semplice. Ho chiesto innanzi tutto se Obama durante il suo soggiorno in Cina aggiornerà come al solito i suoi account su twitter o facebook. In secondo luogo, se eventualmente fornirà anche la traduzione cinese. Infine, è vero che il presidente durante l’incontro pubblico a Shanghai spiegherà come l’utilizzo di strumenti come Facebook e Twitter sia per lui un modo per mantenersi in contatto e interagire con la gente?

Mi è stato risposto che Obama aggiornerà i suoi Twitter e Facebook e aggiornerà anche il suo blog sul viaggio in Cina. Allo stesso tempo i suoi addetti alla comunicazione si preoccuperanno di fornire la traduzione cinese in modo che i netizen cinesi possano meglio comprendere.

Riconoscendo che queste mie domande non erano del tutto sincere, avevo un “HOW?” in bocca che non sono riuscito a far uscire. Ma non è cosa per cui dovrebbe venirmi il mal di testa.

Le domande degli altri blogger erano tutte abbastanza serie. Il mio preferito, Hu Yong ha chiesto: il presidente Obama ama molto parlare dei sistemi di valori; Stati Uniti e Cina, effettivamente, che sistema di valori condividono? Dopo un breve silenzio e un sorriso, uno dei funzionari americani ha risposto in modo molto diplomatico: “dalla pace in casa a quella nel mondo intero le due parti hanno moltissimi punti in comune”.

Due ottimi blogger cinesi erano Wang Zheng, della Chinese Communication Media University e Rao Jin, di anti-cnn.

Wang Zheng, prima di fare la sua domanda ha voluto esternare il suo disaccordo con quanto detto in precedenza dal blogger Bei Feng [alias Wen Yunchao, ndt]: “la domanda che è stata appena fatta dal blogger non rappresenta assolutamente il pensiero ufficiale della Cina, la gran parte di noi cinesi non si occupa del problema della libertà di parola, è preoccupata soltanto che si possano fare affari e si possa entrare e uscire liberamente dagli Stati Uniti”. Poi ha proseguito tenendo una lezione per gli astanti sul fatto che non si può esportare con la forza un sistema di valori e che ogni paese deve avere il proprio sistema di valori indipendente. Finito il suo discorso mi è sembrato di sentire che partivano le previsioni del tempo alla TV [ironico, leggi: sembra di stare su CCTV, propaganda ecc., ndt]

Rao Jin con la sua domanda ha dimostrato una capacità teorica ugualmente sopraffine. Ha spiegato di aver imparato da “Prison Break” e da “The Transformers” che l’FBI e l’esercito americano in caso di necessità infrangono i diritti del cittadino ed entrano nelle caselle di posta elettronica private. Usando egli stesso i servizi di posta elettronica offerti da gmail e simili era dunque preoccupato che i suoi segreti personali potessero essere violati dall’FBI. Il funzionario americano ha risposto molto seriamente: “Non può farsi un’idea degli Stati Uniti soltanto attraverso le fiction tv”. Pronunciate queste parole, tutti gli americani presenti hanno avuto un moto di riso interiore.

Il briefing si è concluso in un’atmosfera ilare, altre domande sono state lasciate al presidente Obama in arrivo. E voi che domanda fareste a Obama?


Mao alla Casa Bianca

ottobre 24, 2009

Anita DunnMao

A maggio di quest’anno Anita Dunn, Communication Director della Casa Bianca, nel corso di un discorso in una scuola superiore americana ha elogiato esplicitamente Mao Zedong, sottolineando quanto il suo pensiero politico-filosofico sia stato importante per la sua formazione personale. La Dunn ha inoltre riconosciuto al “Grande Timoniere” la tenacia di chi non si arrende e la volontà di cambiare il mondo, arrivando ad accomunarlo a Madre Teresa di Calcutta. La scorsa settimana, negli Stati Uniti il fatto è divenuto oggetto di dibattito nell’opinione pubblica quando Glenn Beck, nel suo programma alla Fox, ha mandato in onda il video in cui si sentono chiaramente le parole di Anita Dunn. La Dunn, aspramente criticata per aver tessuto le lodi di un dittatore che ha causato la morte di decine di milioni di persone, ha dovuto in parte correggere le sue dichiarazioni.

Il 21 ottobre la notizia è arrivata anche in Cina, tramite l’agenzia Xinhua, che ha ripreso il fatto da CNS news titolando: “Un’uscita pietosa – I media americani attaccano un funzionario della Casa Bianca che ha elogiato Mao”. Nel finale dell’articolo è stata riportata la testimonianza di un non meglio precisato “studioso cinese” che, intervistato da un giornale cinese avrebbe confermato che le posizioni della Dunn sono qualcosa di normale e diffuso anche fra i membri del governo USA. Lo stesso giorno, dal suo blog, Huang Yilong 黄一龙 ha criticato la Dunn,  Xinhua news e il fantomatico “studioso” cinese. Il messaggio è: i commenti sulla storia della Cina provenienti da rappresentanti di governi esteri male informati non sono graditi. E fa indignare la piaggeria di chi, anche in patria, finge di non vedere la verità storica. Di seguito la traduzione del post.

Avendo sentito che in America ci sono alcuni alti funzionari che stimano Mao Zedong pare che un certo “studioso cinese” abbia subito commentato che ciò è un fatto “assolutamente usuale”. Si badi bene, questo alto funzionario ha espresso la sua stima verso Mao come emblema di chi “non si è mai arreso e ha usato la propria personalità per cambiare il mondo”. Quali sono le imprese per le quali Mao non si è “mai arreso”? Stando a quanto ebbe a dire lui stesso, nella sua vita fece fondamentalmente due cose: la prima fu combattere per decenni contro Jiang Jieshi fino a costringerlo a ritirarsi in quella certa isola [Taiwan, ndt.]. Dopo una guerra di resitenza durata otto anni, i giapponesi vennero rispediti a casa loro. A proposito di questi primi fatti le persone che hanno opinioni divergenti sono davvero poche.

La seconda impresa in cui Mao si lanciò è stata la Rivoluzione Culturale. Riguardo a questa faccenda c’è da dire che gli oppositori sono più dei sostenitori. Queste due “imprese” sono state l’eredità della generazione venuta dopo. E, stando a quanto si è visto nella parata per la festa nazionale di quest’anno, prendersi carico di tale eredità è diventato il compito non solo della generazione successiva, ma anche delle quattro generazioni che sono venute dopo.

Rispetto al problema irrisolto costituito da quella “piccola isola”, dalla seconda alla quarta generazione ancora non ci si è arresi e, anche attraverso “strategie innovative per cercare la soluzione” non si è agito poi così male. Ad ogni modo, tutto questo riguarda la politica interna cinese e non è affare degli americani.

Concentriamoci sulla seconda “impresa”. Quando cioè Mao Zedong volle a tutti i costi “portare fino in fondo la Rivoluzione Culturale del proletariato”. Non essendovi riuscito pensò di lasciarla in eredità alla generazione successiva. Tuttavia, non appena si ritirò, venne dichiarato il fallimento. Nel 1981, durante la sesta sessione plenaria dell’undicesimo comitato centrale del Partito Comunista cinese venne adottato all’unanimità un atto “riguardo alla risoluzione di alcune questioni storiche dalla fondazione della Repubblica a oggi” nel quale si dichiarava esplicitamente che “l’argomento principale con cui il compagno Mao Zedong portò avanti la Rivoluzione Culturale non si confaceva né ai principi del Marxismo Leninismo né alla situazione della Cina”. Si aggiungeva inoltre che ciò fù “un vero disastro per il partito, la nazione e tutte le genti della Cina”.  Che cosa intende dire chi oggi, ricoprendo un’alta carica nel governo USA, elogia così apertamente un uomo che, a suo dire, “non si arrese mai e cambiò il mondo con la sua personalità”? Vogliono forse che la Cina ripiombi di nuovo in un simile caos? In ogni caso, non si tratta di una interferenza nella politica interna del nostro paese?

Un tal “studioso” senza cognizioni se ne esce adulante affermando che si tratta di un giudizio “assolutamente usuale”. La nostra agenzia di stampa che forma l’opinione pubblica e il nostro ministero degli affari esteri che difende la sovranità nazionale, ritengono anche loro si tratti di una cosa “assolutamente usuale”? Perché parole così pesanti ricevono l’approvazione di uno “studioso” qualsiasi e non c’è nessuno che dica un c….?


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