Archive for the ‘Generazione post-90’ Category

Giù le mani dal giocattolo

gennaio 27, 2010

foto by The Big Picture

Mentre il mondo discuteva di Avatar, Google China e della portata più o meno sovversiva dei loro messaggi, nella rete cinese è iniziato a diffondersi un prodotto potenzialmente molto più pericoloso. L’hanno realizzato quelli che a prima vista potrebbero sembrare un gruppo di sfaticati, malati di videogiochi on line che affollano gli internet bar di tutte le città cinesi. Si chiama War of Internet Addiction (Wangyin zhanzheng), è un film di circa 60 minuti messo in rete il 21 gennaio e realizzato interamente con il software di gioco su cui si basa World of Warcraft (WoW), il videogioco fantasy tridimensionale più celebre al mondo e più giocato in Cina. Il film si svolge tutto nel mondo virtuale di WoW ma racconta fatti tutt’altro che virtuali. Si parte dalla lotta fra i due distributori di giochi on line The9 Ltd e NetEase.com e i problemi burocratici di quest’ultima con la GAPP (Amministrazione generale della stampa e delle pubblicazioni) per la concessione della licenza ad operare. Sullo sfondo lo scontro interno fra la stessa GAPP e il Ministero della Cultura circa le sanzioni da imporre a Netease per presunte violazioni delle procedure. E poi i riferimenti ai campi di rieducazione per malati di internet e al tentativo di imporre filtri censori come la Diga Verde. Il tutto raccontato con una vena satirica e comica a tratti spietata che trova il suo culmine nell’appello conclusivo alla resistenza contro i continui tentativi di “armonizzazione” della rete cinese da parte della autorità governative. Tentativi che in questi ultimi mesi hanno creato non pochi problemi anche ai milioni di giovani patiti di videogiochi on line.

Gli stessi internauti che a malapena saprebbero scegliere i caratteri cinesi esatti per identificare il marchio Google, sembrano decisi a non farsi togliere il giocattolo dalle mani e a tenere lontani i censori dal loro mondo in 3D. Negli ultimi anni la rete cinese ha dimostrato di sapersi mobilitare dal virtuale al reale con un’energia spesso travolgente, staremo a vedere se il giocattolo verrà lasciato al suo posto.

Qui sotto il commento di un certo Ivyleo1985 dal suo blog.

[…] Nei giorni scorsi tutti parlavano di Avatar, ma oggi, dopo aver visto Wangyin zhanzheng, vorrei tanto che potesse venire mostrato nei cinema… cosa impossibile! Sono un giocatore assiduo di World of Warcraft, con una grande passione per questo gioco. Anch’io come tanti mi son dovuto trasferire su WoW Taiwan, ma alla fine sono tornato a quello cinese. Mi sono spostato seguendo delle amicizie, e sempre per amicizie me ne sono tornato dentro il Great Firewall [Grande muraglia di fuoco, ndt]. Quando andavo all’università studiavo in una zona costiera, dopo la laurea avevo poche occasioni di mettermi in contatto con gli amici, l’unico modo che avevamo per tenerci spesso in contatto era proprio il gioco e in particolare WoW. Ma siamo sfortunati, a casa dobbiamo sentire le lamentele dei genitori, in società dobbiamo stare a sentire chi ci offende dicendo che tutti i giocatori di WoW sono dei malati. Poi è venuto il lavoro, sempre meno tempo per giocare, molti che hanno abbandonato il gioco, e gradualmente è rimasto soltanto il tempo per salutarsi un attimo. Ritrovarsi tutti insieme per giocare si è fatto molto difficile. Non è rimasto che arrendersi, troppo debole la nostra forza. Certo, spesso c’erano dei buoni motivi, ma è anche vero che giocare per sentirsi accusati di essere dei perditempo lascia senza parole. Adesso non voglio stare lì a discutere chissà che, però mi rendo conto che è proprio WoW il responsabile della nostra reciproca conoscenza e amicizia. Forse non potremo giocare ai videogame tutta la vita, ma di certo potremo essere per sempre legati da uno spirito di fratellanza. Mettiamola così, chi non gioca non può capire queste cose. Non importa se in futuro giocheremo ancora a WoW, l’importante è che WoW stia in salute, perché è custode dei nostri buoni sentimenti e di ciò a cui più teniamo!

Han Han su Google.cn

gennaio 15, 2010

Han Han (1982) campione di rally, scrittore, blogger è una delle figure giovanili più in vista nella Cina contemporanea, apprezzato oltre che per i suoi successi anche per i suoi attacchi irriverenti contro l’establishment. Southern Weekend (Nanfang Zhoumo) e Asia Weekly (Yazhou Zhoukan) lo hanno eletto persona dell’anno nel 2009. Il suo blog, aperto nel 2006, è da qualche anno stabilmente fra i cinque più seguiti in Cina (le ultime statistiche parlano di punte superiori ai 300 milioni di visitatori). Il suo post di oggi, 15 gennaio, è il terzo più letto fra tutti i blog ospitati su sina.com, ne traduco la parte in cui parla dei fatti recenti che riguardano Google.

Molte persone mi chiedono che cosa penso della possibilità che Google lasci la Cina. Quando Google copiò le opere di scrittori cinesi per inserirle nella propria biblioteca on line, alcuni giornalisti mi chiesero che cosa pensassi del fatto che i miei libri venissero resi leggibili gratuitamente on line – con 60 dollari di compenso per chiudere la cosa – senza la mia autorizzazione. Io dissi che se davvero facevano così, allora capivo per quale motivo non riuscivano a conquistare il primo posto nel mercato cinese. Appena tornato a casa, andai su internet e mi resi conto che in realtà avevano messo soltanto l’indice del mio libro. Solo allora compresi sul serio perché non riuscivano a imporsi sul mercato cinese con il loro motore di ricerca: c’era troppa gente che lo utilizzava.

Che Google lasci o meno il mercato cinese, la mia opinione sulla questione a quanto pare rimane inusuale. Quel che non mi torna è che secondo un sondaggio condotto da un sito internet, il 70% degli internauti cinesi non supporterebbe Google nella sua iniziativa contro il governo cinese per togliere i filtri sulla ricerca. Uno legge i risultati dei sondaggi fatti da siti governativi e si accorge che quasi sempre la sua opinione è opposta a quella più diffusa. Ci si sente quasi come quelli della generazione post-90, sempre in controtendenza. Sono questi i siti che andrebbero chiusi. Perché posso tollerare che che il nero diventi grigio, che il bianco diventi giallino, però non che si confondano del tutto bianco e nero!

Se Google lasciasse la Cina, a dannarsi più di tutti dovrebbero essere molti scrittori. E non lo dico perché penso che gli scrittori siano un’avanguardia o abbiano la capacità di intuire gli umori della società – non si occupano mai delle restrizioni alla libertà d’espressione e anche se il ministero della cultura dovesse schermare una metà buona delle parole della lingua cinese, con le parole che rimangono riuscirebbero benissimo a incensare questo o quell’altro. Ciò che invece più li tormenta è che, sapendolo per tempo che Google se ne andava, avrebbero accettato quei 60 dollari. E sono convinto che sarebbe stato l’introito più grosso dal copyright sui testi elettronici per tutti gli scrittori cinesi. Per non parlare poi di chi ne voleva 40 in più.

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Per un quadro generale della vicenda consiglio questo post di Gianluigi Negro.

Addestramento militare a scuola

ottobre 15, 2009

Riciclo un pezzo che scrissi esattamente un anno fa per un giornale italiano, mai pubblicato. Sopra un breve video che ho girato in quei giorni. Eravamo a Yangzhou 扬州, Cina. D’ora in poi, giuro, solo roba fresca..

Marciano in gruppi compatti di trenta, quaranta studenti, indossando un completo mimetico dell’esercito o in alternativa una maglietta bianca su braghe militari. Sono le “matricole” della Scuola Superiore Tecnico Professionale di Yangzhou e questa è la loro prima settimana di “addestramento militare”, qui nella provincia del Jiangsu, in Cina.

Sei giorni di esercitazioni obbligatorie, dalle 7:00 del mattino alle 17:00 della sera, sotto la guida di alcuni istruttori dell’esercito regolare. Hanno tutti sedici o diciassette anni, maschi e femmine divisi in gruppi. Imparano a marciare, a fare arti marziali. Come si legge in una disposizione del 2007, firmata dall’esercito di liberazione nazionale e dal ministero dell’educazione, l’addestramento militare obbligatorio nelle scuole superiori e nelle università cinesi serve per “incrementare il senso di disciplina, organizzazione e coesione degli studenti” oltre che ad “accrescere il sentimento di attaccamento alla nazione e al valore della difesa nazionale”.

Questi ragazzi, nati dopo il 1990 sono la nuova generazione di giovani cinesi. Mentre li guardiamo esausti dissetarsi seduti sui bordi dei marciapiedi del campus, uno dei loro istruttori mi spiega: “sono tutti figli unici, abituati ad avere tutto, a stare sempre con le loro mamme; poi arrivano alle scuole superiori, lontano da casa, e non sanno nemmeno lavarsi i denti.” Wang Zhao ha da poco superato i vent’anni, ma incute rispetto nella sua divisa militare mentre scandisce il passo marciando al fianco della comitiva.

Sono le due del pomeriggio, il sole scalda ancora, anche se è la fine di ottobre. Il campus immenso – qui studiano e vivono quasi 10000 studenti – è pieno di squadre che marciano scandendo a pieni polmoni un motto che, tradotto in italiano suona: “un due tre quattro, siamo la classe xx del 2008, come noi non c’è nessuno”. Più in là, nel piazzale d’entrata, proprio sotto la bandiera nazionale, un gruppo di cinquanta ragazze si muove all’unisono gridando le mosse delle arti marziali, il wushu. Ma a guardarle bene, nelle pause, appaiono stanche e svogliate, senza nemmeno troppo timore reverenziale verso i loro istruttori. Alcune di loro hanno acconciature assai ardite. Altre sfoggiano unghie con smalti variopinti. Di tanto in tanto uno dei soldati si toglie la cintura, la piega in due e indica con fare deciso quelli che sono fuori posto. Ma non si azzarda a toccarli, né a redarguirli in maniera offensiva o umiliante. Il regolamento lo vieta categoricamente. Come mi spiega Fan Li, una ragazza di sedici anni che studia per diventare parrucchiera e acconciatrice, gli istruttori sono in realtà dei ragazzi simpatici, e dopo una settimana di addestramento finiscono per legare molto con i loro allievi. Quando la marcia si ferma e rimangono in piedi in righe ordinate, gli studenti estraggono il cellulare, scattano una foto, controllano i nuovi messaggi.

Questi adolescenti della generazione ’90 sembrano ormai difficili da indottrinare, se questo è uno degli obiettivi più o meno dichiarati dell’addestramento militare. Navigano in internet, hanno accesso a qualunque tipo di musica, film o libro come i loro coetanei in Europa o in America. Accettano la settimana di ferrea disciplina come fosse un campo scout o qualcosa di simile, senza mostrare né entusiasmo né desiderio di ribellione. Il prossimo anno sbirceranno le nuove matricole ripetere i loro stessi esercizi, così come fanno oggi i loro compagni più grandi che li scansano sulla via verso gli alloggi per studenti.

Mentre torniamo verso la mensa per la cena, Fan Li esulta per aver ottenuto il numero di cellulare del giovane istruttore della sua classe. Zhang Renman, diciassette anni, da parte sua mima come ha imparato a marciare e poi, in tono ironico, commenta: “anche io sono davvero disperato che l’addestramento finisca domani, non so proprio come farò a dormire stanotte…” e poi scoppia a ridere fragorosamente.

Voglio diventare un funzionario, corrotto!

settembre 22, 2009

qui di seguito un pezzo tratto dal blog http://blog.sina.com.cn/cdmai sul video della bambina di Canton che, intervistata il primo giorno di scuola, dice che da grande vuol diventare un “funzionario corrotto”.

“Che cosa vuoi fare da grande?”

“Voglio fare il funzionario”

“Che tipo di funzionario?”

“Un funzionario… corrotto, perché i funzionari corrotti possiedono un sacco di cose!”

Il  2 settembre 2009 un’intervista su nddaily.com intitolata “il pensiero di una bambina di prima elementare di Guangzhou” ha catturato l’attenzione del popolo della rete divenendo il giorno stesso argomento di discussione accesa.

Leggere questa notizia mi ha fatto venire in mente quanto accadeva setto otto anni fa, quando alle elementari c’erano bambini che da grandi volevano diventare dei tycoon, altri avere l’amante, altri ancora guidare macchine sportive.  I tempi cambiano in fretta, e i bambini di oggi, adattandosi ai tempi, da grandi non si accontentano di diventare dei funzionari, ma addirittura dei funzionari corrotti! Detto francamente, lo vorrei anch’io!

Perché?

Per rispondere bisogna partire dall’inizio. La nostra Cina sin dai tempi in cui Qin Shi Huangdi fondò un impero burocratico, è divisa in due: da una parte il popolo, dall’altra i funzionari governativi. Il governo controllava tutte le risorse naturali e addirittura esercitava il diritto di vessare il popolo; perciò quest’ultimo poteva avere l’occasione di procurarsi dei beni, ma al contempo patire il soppruso di venirne improvvisamente privato. L’idea che mi sono fatto leggendo i libri di storia è che la storia della Cina non sia la storia di una lotta fra classi sociali e nemmeno una storia di rivolte contadine, ma sia una continua opposizione fra il popolo e i burocrati governativi. L’impero burocratico non cessava di espandere la propria capacità di controllo, tentando di estenderla alla politica, all’economia, alla cultura, fino addirittura ad ogni aspetto della morale. Ma il potere incontrollato dell’impero burocratico conduce inevitabilmente a una inarrestabile espasione della schiera dei burocrati e alla crescita del loro costo. Il passo successivo vede la società ripiegarsi su se stessa e il risultato finale fu il collasso dell’impero. Il nuovo impero, organizzatosi sulle macerie del sistema precedente, è iniziato con bassi costi che però continuano a crescere verso l’alto, fino al crollo inevitabile.

Veniamo ai funzionari governativi: essi sono i membri di una casta di burocrati che di fatto non è controllata da nessuno, sono loro l’unica autorità, e se si considera il potere che detengono, ecco che sono loro stessi i più grandi dittatori. Naturalmente, dal loro punto di vista, ciò sembra giusto e ragionevole. Secondo i burocrati esistono soltanto corrotti che sono stati sconfitti, non gli sconfitti corrotti. In altre parole, siccome sono stati sbaragliati nella lotta politica, quindi sono corrotti (“corrotto” è l’etichetta che viene loro applicata in quanto sconfitti, non la ragione di tale sconfitta); potremmo quasi dire che non ci siano mai stati funzionari che siano stati puniti in quanto corrotti. E’ questa la norma nei circoli ufficiali del paese. Ovviamente con questo non voglio dire che di questi tempi non ci siano persone nobili e di levatura morale. Voglio soltanto dire che di norma le cose stanno in questo modo.

Veniamo finalmente al pensiero di questa giovane scolara delle elementari. In un epoca in cui il governo controlla tutte le risorse, il suo modo di pensare è ragionevole, sincero e rispecchia i tempi. Dato che alle elementari ci siamo andati anche noi dobbiamo sapere che se si vuole andare in una buona scuola bisogna avere i soldi. Solo le “conoscenze giuste” sono efficaci. Abbiamo una educazione da “burocrati” sin da quando andiamo alla scuola materna. L’idea espressa da questa bambina non è altro che il modello di successo proposto dalla realtà e dall’educazione odierna.

Approvo la sua idea, e la penso allo stesso modo. E’ soltanto che me ne sono reso conto tardi, sono troppo grande ormai. Per applicare pari pari le parole di Lu Xun, è come “Cercare in tutti i modi di essere servo e non riuscirvi” (come osserva Chen Yuan: durante la dinastia Qing soltanto i funzionari Mancesi si proclamavano “umili servi” di fronte all’imperatore, mentre i funzionari di etnia Han, che di fatto erano degli stranieri, potevano definirsi soltanto “ministri”).

Sono sicuro che molti di coloro che disprezzano questo modo di pensare, in realtà fanno come la volpe con l’uva. Oppure puo’ essere che sono io che ragiono come un villano.

testo originale, qui.


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