Archive for aprile 2010

Tudou video festival 2010

aprile 18, 2010

War of internet addiction 网瘾战争 ha vinto l’edizione 2010 del Tudou video festival. Ieri a Pechino le premiazioni. E’ un grande successo per un film della rete e sulla rete. Con l’occasione riposto un articolo che avevo scritto per giornalettismo.com.

World of Warcraft, la Cina e il virtuale che incontra il reale.

Giovani internauti cinesi realizzano un film contro la censura sul web. In breve tempo diventa un caso nazionale, visto e scaricato da più di dieci milioni di utenti.

“O voi tutti giocatori di World of Warcraft, levate in alto le braccia, ora serve il vostro aiuto!”. Un grido di ribellione esce dalla bocca dell’eroe Kan Ni Mei e si sparge per la rete cinese come un virus, nella scena finale di War of internet addiciton, il film cinese che in rete, nonostante le censure, ha rubato la scena al colossal su Confucio.

64 minuti di video realizzati interamente con il software di gioco su cui si basa World of Warcraft (WoW), il videogioco fantasy tridimensionale che conta 11 milioni di giocatori nel mondo, metà dei quali in Cina. L’hanno realizzato, praticamente a costo zero, un gruppo di cento giovani patiti di giochi on line, guidati dal regista che risponde al nome di fantasia Xinggan Baomi (trad. Sexy Granturco). La diffusione in rete è stata fulminea e si stima che sia stato visto e scaricato già da circa dieci milioni di persone. Ed è proprio nei numeri e nella tipologia sociale dei produttori-fruitori, per lo più ventenni, che si nasconde l’efficacia contestatrice del prodotto.

Negli stessi giorni in cui molti commentatori occidentali esultavano per le intenzioni ribelli di Google China, la stragrande maggioranza dei teenagers cinesi poltriva, ignara, in un qualunque internet bar alle prese con una nuova missione World of Warcraft, probabilmente dannandosi per le mille difficoltà tecniche subentrate negli ultimi tempi. Perché, come si racconta con ironia nel film, il gioco americano sviluppato dalla Blizzard ha avuto non pochi ostacoli in Cina, specie nell’ultimo anno. Molti giovani cinesi hanno seguito con apprensione lo scontro fra la società cinese distributrice del gioco e gli enti governativi preposti a concedere i permessi. Molti altri si sono visti costretti a “emigrare” su server stranieri per riuscire ad accedere ai livelli successivi della saga e godersi il gioco in un “mondo virtuale più libero” come si legge in molti forum.

La  rabbia dei giocatori, presenze silenziose e invisibili nelle città, monta ormai da anni. Da quando il gioco è divenuto celebre nella Repubblica Popolare, molti genitori disperati hanno denunciato la dipendenza dei loro figli dalla tastiera e dalla rete. E così i giovani giocatori si sono sentiti prima etichettare in massa come dei drogati del gioco, e poi si sono visti spedire nei sempre più numerosi campi di rieducazione per malati da internet. Poi è arrivato lo scandalo delle case di cura in cui veniva praticato l’elettroshock a scopo terapeutico (vietato nel 2009) e infine le notizie di adolescenti ammazzati di botte che hanno sconvolto molte famiglie cinesi. Ora finalmente alcuni di loro, cresciuti e diventati fratelli e amici proprio grazie al gioco, hanno deciso di farsi sentire. “Difendiamo questo mondo virtuale che è la casa delle nostre anime!”, si sente nell’amaro epilogo del film che contiene anche un appello rivolto alla moltitudine dei più pigri e rassegnati: “si sono presi youtube, twitter, fanfou e non avete fatto niente, perché non vi riguardava, ma adesso sono venuti per prendersi anche WoW, facciamo giungere la nostra voce attraverso la rete!”.

Il film ha colpito molti, anche fra i non appassionati. Ne ha parlato persino il Quotidiano del Popolo – organo di stampa del partito – nel suo sito web. Southern Weekly, il giornale riformista più letto nel Paese, ha dedicato ai giovani autori del film un lungo editoriale intitolato “Generazione ’80, sono arrivati!”. Anche Michael Anti, celebre blogger già censurato da Microsoft nel 2005, dal suo twitter ha commentato “non sono mai stato un patito di giochi on line, ma questo film mi ha commosso profondamente”. D’altra parte come ha commentato il regista stesso in un’intervista: “Se questo film colpisce anche chi non gioca è perché i problemi della rete cinese si assomigliano un po’ in ogni ambito”. La lotta per una rete più libera non conosce pause e come è già successo in passato la mobilitazione può passare dal virtuale al reale in breve tempo. A Pechino i censori sono avvertiti.

Han Han (non) rappresenta la Cina?

aprile 8, 2010

Han Han più influente di Obama? Per ora sì, mentre si continua a votare nel sondaggio indetto da Time Magazine per stilare la classifica delle cento persone più influenti nel mondo – per quanto questo genere di classifiche possa avere un senso.

Il popolo della rete cinese, ovviamente, ce la mette tutta per far salire il giovane blogger-scrittore-pilota. Di sicuro il personaggio più “influente” e trasversale  nell’opinione pubblica in Cina oggi. Lui intanto, come al solito, non si monta la testa e commenta – in un post da non perdere – “Mi chiedo spesso quale sia stato finora il contributo che ho dato a questa società, piena zeppa di ‘parole sensibili‘ Forse, alla fine di tutto, ho contribuito ad aggiungere un’altra parola sensibile e cioè il mio nome. Tutto qua.”

Mentre cerco di mettere insieme qualche contributo interessante, segnalo questo simpatico sondaggio lanciato sul sito del Quotidiano del Popolo. Non potendo non parlare della notizia, dato che il personaggio è un “argomento sensibile” , ecco come affrontano la questione (ho tradotto la seconda domanda, la più interessante):

Ritieni che Han Han possa rappresentare la Cina?

  • Assolutamente no
  • Solo in parte
  • Non so

Sempre considerato quel che può valere un sondaggio, ovviamente…


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