Minidoc: Pesci Piccoli a Yongkang

gennaio 8, 2014

A pochi passi dalla stazione centrale di Yongkang (Zhejiang) Huang Caigen – ex operaio vittima di un incidente sul lavoro – ha preso in affitto un garage e lo ha trasformato nella sede di “Small Fish”, organizzazione non governativa che offre supporto e consulenza legale ai lavoratori della città. I migranti arrivati qui provengono dalle province cinesi più povere, non sono giovanissimi (circa il 60% ha più di 30 anni) e hanno una scarsa formazione sia scolastica che professionale. Per tutti loro la destinazione è la stessa: una delle migliaia di fucine in cui si lavorano i metalli e che hanno fatto della città il maggior centro di produzione e vendita di manufatti in metallo di tutta la Cina. Le condizioni di lavoro sono fra le più scadenti del paese e l’ufficio-casa di Huang e i suoi collaboratori è diventato in pochi anni un punto di riferimento per i migliaia di lavoratori che subiscono infortuni nelle officine della città. Il corto, realizzato nell’ambito delle attività di ISCOS in Cina, racconta da vicino la storia dei lavoratori che visitano il centro e offre un esempio delle attività condotte dalle ONG del lavoro nella Cina orientale.

Cercando Wukan…

dicembre 15, 2011

“In accordo con le norme vigenti i risultati per la parola Wukan non possono essere mostrati”

Sulle dimissioni del Presidente

novembre 14, 2011

Sfinito dal sesso, fa un passo indietro per colpa del debitoBandao dushi bao (14-11-2011)

Documentario: Dreamwork China

luglio 29, 2011


L’ultima fatica. Trovate tutto il progetto qui: www.dreamworkchina.tv

Ruby

gennaio 20, 2011

L’imbarazzo di essere italiani può arrivare quando meno te l’aspetti. A me ad esempio è capitato stamattina, su una panchina in una piazza affollata di Shenzhen. Il giornale appena comprato, la foto di una ragazza a pagina 26 e un titolo che non lascia scampo: “Italia, presidente del consiglio rifiuta di dimettersi per ‘lei’ “.

Fonte: Nanfang Dushibao del 20.01.2011

Cinesi in Italia: cittadinanza e illegalità

novembre 23, 2010

Ricevo e pubblico questo contributo del buon Andrea Pia. Una riflessione sugli immigrati in italia, a partire dal caso cinese di Prato. Altri articoli dell’autore su Cineresie.info.

foto credits: digifiore

di Andrea Pia

The Guardian oggi esce con un bell’articolo sull’immigrazione cinese a Prato. L’autore, John Hopper, descrive il suo ingresso nella Chinatown  cittadina passeggiando lungo via pistoiese: “Dopo la panetteria, al numero 29, L’Italia evapora”. Il trenta per cento dei residenti a Prato e’ di origine cinese (circa 50,000 persone) e  sono quasi 5000 le aziende possedute (2,700 quelle registrate secondo Silvia Pieraccini) da imprenditori cinesi in citta’.

Questo crescente aumento della popolazione cinese a Prato ha causato in passato problemi fra la popolazione italiana, le forze dell’ordine e la comunita’ cinese. Hopper descrive il problema in termini di profitabilita’ economica, interesse politico e rispetto della legge. Gli immigrati cinesi spesso clandestini ricevono paghe ridottissime e lavorano in locali sfacciatamente al disotto degli standard di siucrezza vigenti in Italia. Il gigantesco giro economico (1,8 miliardi di euro sempre secondo Silvia Pieraccini) rimane il larga parte “sommerso” andando cosi’ ad aumentare la capacita’ di reclutamento in Cina e a cronicizzare il fenomeno di una immigrazione per sua natura temporanea ed orientata al guadagno individuale. “Perche’ dovrei integrarmi? Staro’ qui forse per 10 anni in modo da mettere da parte dei soldi in modo da potermeli poi godere in Cina” dice un lavoratore cinese a Hopper. La realta’ pero’, ci ricorda l’autore, e’ ben diversa, dato che il 32% dei neonati pratesi ha madrea cinese.

Penso che l’articolo di Hopper debba farci rifletter su alcuni punti relativi alla situazione degli immigrati (in questo caso cinesi) nel nostro paese. Mi chiedo: e’ ancora possibile ed economicamente vantaggioso mantenere nell’illegalita’ un numero cosi’ grande di lavoratori?
Credo che ci siano alucni buoni motivi per poter sostenere che a) l’attuale sistema di cittadinanza italiana sia uno svantaggio per l’economia del paese e che b) sostenere che l’immigrazione in Italia sia un problema prettamente di legalita’ significa necessariamente ammettere che il problema vero risieda nell’incapacita’ di adottare nella sua interezza il principio di legalita’ sul territorio italiano.

Per quanto riguarda il primo punto: e’ di oggi la notizia che sul quasi milione di minori stranieri residentti in italia, 6 su 10 siano nati nel nostro paese. Questo puro fatto statistico comporta che un sempre maggior numero di persone fara’ in un prossimo futuro esperienza dell’iniquità del sistema di cittadinanza italiano basata sulla ius sanguinis, principio per il quale,  in soldoni, la cittadinanza viene passata per via paterna (ed in parte materna) senza essere in alcun modo  legata al paese di nascita (sto approssimando). Con iniqua non intendo che questo sistema possa essere percepito come ingiusto dal sottoscritto ma che questo e’ incompatibile con alcune delle Convenzioni Europee per i Diritti Umani  sottoscritte dal nostro paese (un esempio, la legge italiana discrimina in base al genere violando la Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination against Women ratificata dallo Stato Italiano il 22 Settembre del 2000).

Senza voler entrare in una questione di merito sulla condotta dello Stato Italiano e sulla adeguatezza del sistema dei diritti umani alla presente situazione della societa’ italiana, rimane pur vero che la mancata possibilita’ per questi giovani figli di immigrati di venir riconosciuti come cittadini italiani, e come giuridicamente pari ai propri concittadini, potra’ avere (e ritengo abbia gia’ ora) diverse ricadute sul piano socio-economico. Spesso infatti il mancato riconoscimento della persona giuridica appartenente ad un individuo puo’ portare anche al suo mancato riconoscimento sociale (per quanto strano possa sembrare). In questo senso l’incapacita’ della societa’ italiana di vedere nei fatti di Rosarno una autentica violazione dei diritti umani, ad esempio, ha impedito  l’emergere di un discorso pubblico che additasse gli errori commessi e riflettesse sulle mancanze del sistema giuridico in vigore nel paese. Lo stesso vale per la Prato “sinizzata”: il semplice fatto che le forze dell’ordine non  riescano a far rispettare le norme sulla sicurezza sul lavoro nelle imprese “cinesi”  indica non tanto che a Prato le forze dell’ordine manchino di fondi adeguati, quanto come, in definitiva,  queste persone non venendo percepite come “italiane” siano trattate con un altro metro di giudizio. Se non c’e’ cittadinanza non ci sono ne’ diritti ne’ doveri.

E finalmente arriviamo alla questione economica. Mi sembra che questa mancanza di attenzione riservata ai cinesi di Prato, che nell’articolo di Hopper si muovono in uno spazio grigio fatto di impunita’ e disinteresse, possa incidere fortemente sulle dinamiche economiche del paese. Primo perche’ il fatturato di molte di queste aziende genera economia “informale”, insicurezza dal punto di vista degli attori economici e infine mancate entrate per l’Erario. Secondariamente perche’ l’impossibilita’ per questi lavoratori migranti di pensarsi giuridicamente “italiani” concorre ad aumentare una concezione temporanea della migrazione che puo’ si’ legittimare comportamenti illeciti ma, ancora peggio, ostacolare chi volesse dal diventare completamente partecipe nella vita sociale e lavorativa della propria regione di residenza . Questa situazione e’ ancora piu’ grave se si pensa alla futura generazione di italiani “misconosciuti”: in che modo potranno pensare di vivere in un paese che chiede loro soldi ma non conferisce loro nessun diritto ad autorappresentarsi?

Questo ci porta al mio secondo e ultimo punto. E’ davvero l’immigrazione un problema di sola legalita’? Se la legge fosse rispettata, e tutte le persone aventi diritto diventassero cittadini Italiani a tutti gli effetti (dopo un po’ di purgatorio s’intende) e i clandestini venissero tutti rimpatriati, avrebbero gli italiani un paese veramente piu’ stabile e sicuro? Ho qualche dubbio. Riconoscere l’incompatibilita’ giuridica dello ius sanguinis con la Carta dei Diritti Umani porterebbe infatti all’Italia qualche problema strutturale in piu’: ora si dovrebbero far rispettare le norme sulla tutela dei lavoratori anche per in nuovi cinesi “italianizzati”; ora si dovrebbero prendere in considerazione nuovi e piu’ flessibili sistemi di welfare; ora una intera serie di argomentazioni ideoligche largamente usate  in politica vedrebbero diminuire la loro efficacia; ora si dovrebbe riflettere seriamente sul sistema di rappresentazione democratica e sui gruppi che questo tende ad escludere. Forse, in definitiva, lo ius sanguinis conviene perche’ risparmia agli italiani tanto lavoro su se stessi e sulla propria identita’. Ovviamente questi sono problemi che non riguardano solamente il nostro paese e spesso sono legati a traiettorie economiche di lungo corso. Migranti del resto lo siamo tutti nell’arco della nostra vita e spesso ci e’ piu’ facile non “integrarci”, evitando cosi’ ulteriori doveri.

Un aneddoto: Mark e’ un amico di lontane origini Italiane. Dopo un’avventuroso viaggio in Basilicata fatto di tante cene in case di sconosciuti e molte notti passate in polverosi archivii sembra aver tutte le carte per provare di essere cittadino Italiano. Alcuni parenti a Potenza emigrarono negli stati Uniti intorno agli anni 80 del XIX secolo. Mark e’ sulla buona strada per ottenere la cittadinanza e con essa il passaporto italiano che grazie a Schengen gli permettera’ di viaggiare in Europa finalmente senza visti e burocrazia schiumante. Secondo voi Mark e’ piu’ italiano di un ragazzo di Prato nato da genitori cinesi? Che differenza c’e’ fra una cittadinanza di “carta” e una di “vita”?

Shanghai, intorno allo studio di Ai Weiwei

novembre 7, 2010

Shanghai, amici di Ai Weiwei circondano il suo studio che dovrebbe essere demolito a breve. La giornata si è conclusa con una grande festa, senza l’intervento della polizia. Ai Weiwei intanto pare sia ancora agli arresti domiciliari, staremo a vedere cosa accadrà nei prossimi giorni. Altre foto di zola.

Zhang Wen commenta il nuovo portale di Zhongnanhai

ottobre 2, 2010

Così Zhang Wen, dal suo blog su Caijing, accoglieva qualche settimana fa questa “novità” sul web cinese. (pubblicato anche su cineresie.info)

Filo diretto col Zhongnanhai? Una barzelletta!

La notizia del nuovo “filo diretto con Zhongnanhai” è oggi su tutti i portali più importanti. Sono andato anch’io a dare un’occhiata al sito. E’ piuttosto forte l’impressione che quei commenti lasciati dai netizen siano stati “imbellettati” in qualche modo. Ci sono tuttavia delle questioni che vengono effettivamente poste, per la maggior parte legate all’attualità, come ad esempio l’alto prezzo delle case e i problemi dell’educazione scolastica.

Di fronte a tutto questo, ho delle resistenze del tutto istintive: c’è troppo formalismo. La storia ci insegna che tutto ciò che ha origine in maniera formale da un giorno all’altro è destinato ad avere un’efficacia ridotta.

La prima cosa che vorrei sottolineare è che, guardando alla rete com’è oggi vien da chiedersi: qual è la necessità di un portale chiamato “filo diretto con Zhongnanhai”? Sui tre siti cinesi più importanti ogni giorno, in ogni momento, ci sono notizie che vengono aggiornate in continuazione, seguite da commenti del popolo della rete in cui si riflette la vera voce dei netizen. E’ presumibile che ci siano funzionari intenti ad osservare da vicino questa massa di commenti, a seguirli, raccoglierli, ordinarli e poi spedirli a Zhongnanhai. Era proprio necessario, in aggiunta a questo, creare un ulteriore canale diretto verso Zhongnanhai? Per di più se si conta il fatto che questo “filo diretto con Zhongnanhai” non è altro che una sezione di people.com e nessuno sa con esattezza quanto poi sia “diretto” questo filo.

In secondo luogo, poniamo il caso che si possa davvero entrare in comunicazione diretta con Zhongnanhai, a che serve? Da molto tempo i nostri leader politici possono ricevere quotidianamente report riservati (neican) di ogni genere e, se solo avessero il tempo di leggerseli tutti, sarebbero perfettamente a conoscenza di tutto ciò che avviene nel Paese. In questo stato di cose, un ulteriore canale di comunicazione può davvero servire a portare qualche cambiamento per quanto riguarda le questioni sopra menzionate? Se tali questioni non vengono risolte, se il processo di riforma non procede, aggiungere un “filo diretto con Zhongnanhai” può davvero risolvere qualcosa o far sì che le cose avanzino?

E ancora, il “filo diretto con Zhongnanhai” rischia di riportare alle mente delle persone un’associazione di idee poco gradevole. Pensiamo ai molti cittadini che in decenni si sono recati nella capitale per presentare una petizione con la convinzione che “fossero i funzionari locali di livello inferiore a complicare tutte le faccende”: qual è stato il risultato? Che questa aspettativa di giustizia risposta nei piani alti, otto o nove volte su dieci è stata tradita!

Oppure, rovesciando la prospettiva, di sicuro sono le amministrazioni a livello locale che difficilmente forniscono un “filo diretto” (pensiamo ad esempio ai portali web dei governi locali, completamente vuoti e inutilizzabili) e costringono quindi i cittadini a bypassarle e a rivolgersi direttamente ai funzionari di livello superiore.

Come se si trattasse di un unico corpo, in un sistema totalitario i problemi delle amministrazioni locali sono gli stessi non solo delle amministrazioni superiori, ma anche dei piani massimi, ovvero di Zhongnanhai. Per risolverli, dopo il “filo diretto con Zhongnanhai” rimane dunque il problema di trasmettere l’iniziativa in basso fino ai governi locali. E far sì che i governi locali conducano su sè stessi un simile intervento è chiaramente irrealistico.

Nell’era di internet è l’audience* che comanda, e le buffonate emergono una dopo l’altra. Qualche tempo fa andavano di moda le barzellette, adesso anche i report governativi più seri cercano di seguire questa linea. Io ho un consiglio per people.com: cambiate subito il “filo diretto con Zhongnanhai” in “dillo in faccia a sua maestà”… farebbe molta più sensazione!

*[letteralmente "gli occhi comandano", titolo di un libro sull'audience tv in Cina.]

pubblicato su cineresie.info il 1 ottobre 2010

Danwei…

settembre 21, 2010

Lo so, lo so cari cinque lettori di caracina: si vedono sempre meno traduzioni in questo blog… ma un motivo c’è, e se n’è accorto pure zio Jeremy, di danwei.org che ci ha segnalati in home page oggi. L’ultima bella galleria, “Non chiamateci dissidenti” la trovate su cineresie.

Le foto sono di Tommaso Bonaventura; incontri, produzione e tutto il resto del buon Ivan Franceschini.

I soldi per comprare l’i-pad…

settembre 13, 2010

A casa siamo poveri e non ci bastano i soldi per comprare l’ i-pad; per quello non vado a scuola.

pubblicata su blogtd.org il 07.09.2010. Altre vignette di Li Xiaoguai su Cineresie.info


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